La società di Glovo è stata messa sotto controllo giudiziario

Foodinho srl e il suo capo sono indagati con l'accusa di aver sfruttato i rider

Un rider di Glovo a Barcellona, 28 gennaio 2026 (Davide Bonaldo/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
Un rider di Glovo a Barcellona, 28 gennaio 2026 (Davide Bonaldo/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)

La procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario Foodinho srl, la società italiana che gestisce il servizio di consegne a domicilio Glovo, accusandola di aver sfruttato i rider, cioè i fattorini che si occupano delle consegne. Il controllo giudiziario è un provvedimento con cui viene nominato un amministratore da affiancare al management di una società, e serve a interrompere una situazione di illegalità e correggerla. Foodinho e il suo amministratore unico, lo spagnolo Oscar Pierre, sono indagati per sfruttamento del lavoro, un reato più comunemente noto come caporalato.

Secondo la procura Pierre, e di conseguenza la società, avrebbero gestito un sistema di lavoro basato sullo sfruttamento dei rider suoi dipendenti, circa 40mila in Italia, di cui duemila a Milano, dove ha sede Foodinho. Stando alla ricostruzione della procura, i  rider di Foodinho percepiscono stipendi molto bassi, mediamente tra i 700 e i 1.200 euro al mese, sono continuamente controllati sul lavoro tramite la geolocalizzazione, lavorano spesso sei o sette giorni alla settimana, devono interamente sostenere i costi e i rischi delle biciclette che usano per le consegne. Pierre sarebbe riuscito a imporre queste condizioni ai rider «approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori», si legge nel provvedimento.

Foodinho è una società italiana fondata nel 2015 ed è interamente controllata da Glovo. Il capitale di Foodinho è detenuto da Glovoapp23 SA, società con sede a Barcellona, di cui l’83 per cento delle quote appartiene al gruppo tedesco Delivery Hero. Nessuna delle società controllanti è coinvolta nell’indagine della procura di Milano.

Il provvedimento è stato emesso dal procuratore Paolo Storari, che negli ultimi anni ha avviato una serie di inchieste contro grandi marchi della moda e del lusso, della logistica e della grande distribuzione, accusandoli di non fare abbastanza per prevenire sfruttamento, caporalato o evasione fiscale presenti nelle loro filiere produttive. Secondo Storari gli illeciti contestati a Pierre non sono in realtà da attribuire solo a lui, ma all’organizzazione lavorativa della società, che va modificata.

La procura ha raccolto diverse testimonianze di rider di Foodinho che lavorano a Milano. Tutti hanno dichiarato di avere difficoltà a mantenersi, per via degli stipendi molto bassi. Hanno raccontato di fare tra le 10 e le 25 consegne al giorno, e che ogni consegna viene pagata circa 2,50 euro. Per alcuni la giornata lavorativa dura fino a 12 ore, alcuni lavorano anche sei o sette giorni alla settimana. Hanno detto di essere continuamente monitorati dalla società tramite la app, e che «se fai ritardo o ti fermi ti contattano per chiedere spiegazioni».

Il controllo giudiziario è una misura meno invasiva dell’amministrazione giudiziaria, disposta da Storari per molte aziende su cui ha indagato, e che consiste nel nominare uno o più funzionari (gli amministratori giudiziari, appunto) incaricati di correggere pratiche illecite all’interno della filiera di un’azienda: i funzionari assumono temporaneamente il controllo dell’attività di impresa al posto dei suoi amministratori, che ne vengono esclusi. Con il controllo giudiziario, invece, gli amministratori dell’azienda vengono affiancati e non sostituiti.

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