Il centro di ricerca avanzato che curava i “bambini farfalla” è quasi fermo

Due anni fa lo Stato salvò Holostem dalla chiusura, eppure oggi ci sono scarse prospettive per chi soffre di epidermolisi bollosa

Le cellule di pelle ottenute da una cellula staminale
Le cellule di pelle ottenute da una cellula staminale (Holostem)
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Negli ultimi due anni Holostem, uno dei centri di ricerca medica e farmacologica più all’avanguardia in Italia e in Europa, è stato parecchio in difficoltà. L’associazione Luca Coscioni parla di «paralisi», il fisico e divulgatore scientifico Enrico Bucci di «fallimento» dopo anni di risultati più che promettenti nel trattamento e nella ricerca di una cura per i cosiddetti “bambini farfalla”, le persone affette da epidermolisi bollosa, una grave e rara malattia che attacca la pelle. Alcuni pazienti dicono di non avere più notizie dal centro di ricerca. «Per noi il tempo è fondamentale, perché il tempo della malattia non è quello della burocrazia. La malattia non è paziente: agisce, avanza, e non si ferma», ha detto Alessandro Barneschi, 40enne affetto da epidermolisi bollosa dalla nascita.

L’epidermolisi bollosa, conosciuta anche con l’acronimo EB, provoca gravi lesioni e lacerazioni sulla pelle, sintomi che possono essere causati da una lieve frizione o possono comparire persino spontaneamente. Viene chiamata anche “sindrome dei bambini farfalla” per via della fragilità dei pazienti: nelle forme più gravi ha una mortalità elevata entro i 2 anni di vita. In Italia le persone malate sono poco più di un migliaio, nel mondo si stima che siano 500mila.

Questa malattia è stata studiata per anni in particolare da due ricercatori italiani, Michele De Luca e Graziella Pellegrini, che grazie alle loro ricerche sono diventati tra gli esperti più noti al mondo di medicina rigenerativa, che studia i modi di ristabilire l’integrità dei tessuti e degli organi. Furono loro due, insieme all’università di Modena e Reggio Emilia e a Chiesi Farmaceutici, una multinazionale di Parma, ad aprire Holostem.

Semplificando molto, la loro tecnica consiste nel prelevare cellule malate dal paziente, modificare i geni che causano la malattia, e utilizzare le cellule corrette per far crescere un nuovo tessuto da reinnestare infine sul paziente.

Nel 2015 De Luca e Pellegrini, alla guida di una squadra di ricercatori, applicarono i loro studi su un caso particolarmente grave, ovvero quello di Hassan, un bambino siriano di 7 anni ricoverato in Germania dopo essere scappato insieme ai genitori dal regime di Bashar al Assad. Hassan era ricoverato nel reparto ustionati dell’ospedale di Bochum: l’80 per cento della sua epidermide, ovvero lo strato superiore della pelle, era scomparso.

Dopo aver raccolto qualche centimetro quadrato di pelle dall’inguine di Hassan, una delle poche parti del corpo in cui la pelle era intatta, De Luca e Pellegrini trapiantarono i nuovi tessuti sul bambino sostituendo circa l’80 per cento della sua vecchia pelle. Nel febbraio del 2016 Hassan fu dimesso dall’ospedale, a marzo tornò a scuola: fu un caso molto raccontato dalla stampa di mezzo mondo e che portò a premi e riconoscimenti. Negli anni successivi De Luca e Pellegrini continuarono gli studi sperimentali sulla terapia e ottennero le autorizzazioni necessarie per continuare le sperimentazioni in Europa: è una procedura molto complessa, per cui servono anni di ricerche.

Due anni fa tutto questo lavoro si è quasi interrotto. Per anni Holostem era stata sostenuta dall’azienda Chiesi Farmaceutici, che tuttavia nel 2022 comunicò l’intenzione di uscire dalla società. Succede abbastanza di frequente: le aziende farmaceutiche sono attente al profitto, mentre le malattie rare sono poco profittevoli per definizione. Quasi sempre la ricerca di una terapia dura anni, è molto costosa, e quando viene trovata una cura viene messa in commercio per aiutare poche persone.

Alla fine del 2023 Holostem venne salvata grazie all’intervento della fondazione Enea Tech e Biomedical, creata dal governo nel 2020 per «sostenere la sperimentazione pre-clinica e clinica». La fondazione ha a disposizione 500 milioni di euro per «partecipare, concorrere e investire anche in start-up e PMI [piccole e medie imprese, ndr] ad alto potenziale innovativo», proprio come Holostem. Formalmente Holostem è stata chiusa e riaperta con un nome leggermente diverso (Holostem Terapie Avanzate è diventato semplicemente Holostem).

Da quando la fondazione Enea Tech e Biomedical ha preso il controllo del centro di ricerca, però, non è cambiato solo il nome, ma anche cose più sostanziali. La più rilevante riguarda Michele De Luca e Graziella Pellegrini, che sono tornati a insegnare in università perché non più coinvolti nelle ricerche, nonostante negli accordi iniziali prevedessero di non stravolgere la gestione scientifica.

Molti altri ricercatori non lavorano più in Holostem, e il risultato è che negli ultimi due anni il numero di pazienti assistiti si è drasticamente ridotto: risulta che siano stati trattati solo tre pazienti con Holoclar, un medicinale a base di cellule staminali usato per sostituire le cellule danneggiate sulla superficie della cornea, la membrana trasparente che riveste l’iride, e nessun paziente affetto da epidermolisi bollosa. È stato il primo farmaco al mondo di questo tipo.

L’associazione Luca Coscioni, che si occupa di diritti civili, ha scritto che questa situazione «sta lasciando senza risposta sia i pazienti affetti da una malattia terribile, in alcune forme anche letale, sia coloro che potrebbero recuperare la vista grazie a un trattamento già approvato e utilizzato con successo per anni». L’associazione ha rivolto un appello ad Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy che ha la responsabilità della fondazione Enea Tech e Biomedical, per chiedere la ripresa delle terapie.

In una nota stampa diffusa il 15 dicembre, Holostem ha dato un aggiornamento sulle attività degli ultimi due anni: nel 2024 la terapia di Holoclar ha ricevuto l’approvazione definitiva dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, e dell’agenzia dei medicinali del Regno Unito (MHRA), grazie a cui sono stati firmati contratti di fornitura con ospedali in Belgio e nei Paesi Bassi. «Completato l’iter amministrativo, sarà a breve possibile riprendere la somministrazione della terapia anche in Italia», ha scritto Holostem.

In merito all’epidermolisi bollosa, Holostem ha scritto che l’obiettivo è «dimostrare l’efficacia e la sicurezza del trattamento rispetto alle terapie sperimentate negli anni precedenti». Per farlo, nel 2024 è iniziata una collaborazione con Cristina Magnoni, responsabile del reparto di chirurgia dermatologica del policlinico di Modena, senza però dare altre informazioni su come siano state portate avanti le ricerche negli ultimi anni. A esplicita domanda sui motivi che hanno spinto la fondazione Enea Tech e Biomedical a non coinvolgere più De Luca e Pellegrini nelle ricerche, Holostem non ha risposto così come non ha risposto a domande sul numero di pazienti trattati con Holoclar e sul rallentamento delle attività di ricerca.

In un articolo sul Foglio, il fisico e divulgatore Enrico Bucci ha scritto che il caso di Holostem è l’immagine di un paese che interviene solo per evitare il fallimento immediato, ma senza una visione di lungo periodo e senza un sistema capace di generare e mantenere competenze.

Negli ultimi decenni infatti la ricerca biomedica è stata progressivamente delegata al settore privato, mentre lo Stato si è limitato a introdurre incentivi indiretti. «Il caso Holostem è diventato il simbolo di questo fallimento morale prima ancora che politico», ha scritto Bucci. «Bambini che avrebbero potuto tornare a vivere, che aspettavano una cura nata nei laboratori pubblici italiani, si trovano oggi senza alcuna prospettiva, perché nessuno ha saputo garantire la continuità produttiva di una terapia che non prometteva profitti. È un crimine di omissione compiuto nel silenzio delle istituzioni».