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  • Domenica 8 febbraio 2026

In Aragona ci si aspetta un’altra sconfitta per il governo socialista spagnolo

Si vota oggi e il Partito Popolare è favorito, con l'estrema destra di Vox in grande ascesa

Il candidato alla rielezione come presidente della regione dell'Aragona Jorge Azcón, il 6 febbraio 2026 (Ramón Comet/Contacto via ZUMA Press)
Il candidato alla rielezione come presidente della regione dell'Aragona Jorge Azcón, il 6 febbraio 2026 (Ramón Comet/Contacto via ZUMA Press)
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Oggi si vota in Aragona, regione del nordest della Spagna. Sono elezioni locali ma rilevanti anche a livello nazionale: come era successo a dicembre in Extremadura, ci si aspetta una vittoria del Partito Popolare (PP) di centrodestra, una crescita più consistente dell’estrema destra di Vox e una sconfitta, con una sensibile perdita di voti, del Partito Socialista, che a livello nazionale guida il governo con il primo ministro Pedro Sánchez. Le opposizioni di destra sperano che un buon risultato in Aragona, e poi nelle successive elezioni regionali in Castilla y León e Andalusia possano confermare la crisi del partito di governo e costringere Sánchez alle dimissioni prima della scadenza prevista (primavera-estate 2027).

L’Aragona ha le dimensioni della Svizzera, ampie zone rurali e poco abitate, un certo numero di aziende tecnologiche e la quinta città della Spagna per abitanti, Saragozza: dal 1977 in ogni elezione parlamentare chi ha vinto in Aragona ha anche vinto a livello nazionale. Il governo uscente era sostenuto dal Partito Popolare e da Vox e presieduto da Jorge Azcón, che mantiene un buon sostegno popolare: sono elezioni anticipate, resesi necessarie perché Vox ha tolto il proprio sostegno al governo regionale per questioni legate all’immigrazione.

Il leader nazionale di Vox Santiago Abascal a Saragozza il 6 febbraio (Ramón Comet/Contacto via ZUMA Press)

Tutti i sondaggi indicano che il PP, guidato a livello nazionale da Alberto Núñez Feijóo, otterrà la maggioranza relativa (col 37 per cento dei voti), ma non avrà seggi sufficienti per governare da solo: vari partiti minori di centro e centrodestra, nazionali o locali, potrebbero avere difficoltà a superare la soglia di sbarramento o ad avere seggi sufficienti per comporre una maggioranza con i Popolari. Per questo la soluzione più probabile è un nuovo governo di coalizione con Vox, guidato a livello nazionale da Santiago Abascal, che dovrebbe aumentare molto i suoi rappresentanti e i suoi voti (si stima che raggiungerà il 16-17 per cento).

Vox però ha condotto una campagna elettorale in forte contrapposizione con il PP, all’interno di una strategia nazionale che mira ad aumentare i propri consensi presentandosi come forza alternativa a quelle tradizionali e pescando proprio fra gli elettori di centrodestra. Vox ha attaccato i Popolari sulla questione dell’immigrazione ma anche sul trattato di libero scambio fra l’Unione Europea e i paesi sudamericani del Mercosur, firmato dalla Spagna: l’estrema destra è maggioritaria nei sondaggi fra gli elettori che hanno interessi nel settore agricolo.

Il primo ministro Pedro Sánchez a Saragozza (Marcos Cebriain/Contacto via ZUMA Press)

Il Partito Socialista secondo i sondaggi avrà il peggior risultato di sempre: 23 per cento dei voti e 17-18 deputati (il minimo furono 18 nel 2015). Ha scelto come candidata l’ex ministra dell’Istruzione e dello sport Pilar Alegría e Sánchez ha fatto campagna in prima persona. Il governo socialista è in crisi dalla scorsa estate, dopo il grosso caso di corruzione all’interno del partito e le critiche ricevute per la cattiva gestione di alcuni casi di presunte molestie sessuali. Anche nelle prossime elezioni in Castilla y León e Andalusia è sfavorito nei sondaggi e le due regioni vengono da governi di centrodestra.