La cerimonia di apertura delle Olimpiadi in Italia, vista dagli altri
Ai giornali stranieri nel complesso è piaciuta, con qualche critica all'insistenza sull'“armonia” e alla sfilata sparpagliata in più città

I principali quotidiani e siti stranieri hanno generalmente apprezzato la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina. Molti l’hanno giudicata spettacolare ed elegante, anche se con alcune parti un po’ stereotipate. Qualche critica ha riguardato la dispersione generata dalla sfilata “diffusa” degli atleti e il fatto che il tema principale della cerimonia, “Armonia”, stonasse un po’ con l’attuale situazione internazionale, evidenziata anche nei fischi alla delegazione israeliana e al vicepresidente statunitense J.D. Vance.
Un editoriale del Guardian ha definito la cerimonia allo stesso tempo «intima e grandiosa». Il New York Times nella sua diretta ha parlato di cerimonia «esuberante». Il China Daily, tra i principali giornali cinesi in lingua inglese, ha scritto che «l’Italia ha regalato una prestazione spettacolare». La Süddeutsche Zeitung l’ha descritta come «un viaggio emozionante e amorevolmente messo in scena attraverso la letteratura, l’architettura e la cucina italiana». Il giornale tedesco ha però anche sottolineato la contraddizione tra l’armonia messa in scena e i conflitti nel mondo reale, specificando che «le cerimonie di apertura delle Olimpiadi non descrivono le difficoltà del presente; immaginano idee utopiche». E ha definito «a tratti eccessivamente elegiaco» lo spettacolo.
Su questo punto Le Monde è stato un po’ più critico. Sul quotidiano francese si legge che «promuovere il più possibile una sola parola d’ordine – armonia – ed evitare qualsiasi controversia, anche a rischio di un certo conformismo, è stato il principio guida della cerimonia», e che per questo «il risultato, in certi momenti, è un’immagine piuttosto convenzionale dell’Italia che rivisita luoghi familiari della memoria, come se sfogliasse le pagine di un rassicurante vecchio libro di testo scolastico».
Una delle cose nuove, rispetto alle altre Olimpiadi, era la sfilata degli atleti che si è svolta in quattro luoghi diversi (oltre a Milano, anche Cortina, Predazzo e Livigno). A detta di molti questo ha un po’ diluito le emozioni e svuotato di senso il momento, almeno per chi ha assistito dal vivo: a San Siro è capitato spesso che venissero annunciati i paesi ma poi non ci fosse nessun atleta a sfilare, perché i rappresentanti della delegazione erano in altri posti.

La delegazione norvegese a San Siro (Jared C. Tilton/Getty Images)
Sul sito canadese La Presse hanno apprezzato molto la resa visiva della cerimonia, definita emozionante e ben riuscita. Hanno scritto però che la sfilata frammentata degli atleti è «un’idea che dovrebbe essere archiviata per sempre, chiusa a tripla mandata in un armadio. Immaginate di andare a vedere la vostra band preferita in concerto. Il cantante è a Montreal, il chitarrista a Rouyn, il batterista a La Malbaie e il bassista a Sainte-Rose-de-Watford. Tutti collegati in videoconferenza. Le canzoni saranno comunque belle. Il suono probabilmente sarà accettabile. Ma l’atmosfera? Meh».
Per il Guardian invece non è stata così male, almeno vista in televisione. Il ritmo è stato un po’ meno incalzante e «si è perso il lento crescendo delle delegazioni che marciano nello stesso posto», ma «si è raggiunto qualcosa di più intimo e moderno, quasi come guardare quattro cerimonie di apertura cucite in un’unica trasmissione». Il risultato, si legge sempre nel commento, «è stato meno una “marcia delle nazioni” e più una curata sequenza visiva».



