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  • Sabato 7 febbraio 2026

Bormio e la Stelvio

È la sua pista da sci, tra le più difficili al mondo, su cui la discesa libera sta per assegnare le prime medaglie delle Olimpiadi

La pista Stelvio il 5 febbraio (Sean M. Haffey/Getty Images)
La pista Stelvio il 5 febbraio (Sean M. Haffey/Getty Images)
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Bormio, in alta Valtellina, nel nord della Lombardia, sarà sede delle gare olimpiche di sci alpino maschile e di scialpinismo. Oltre che per le sue calde acque termali (il nome potrebbe derivare proprio da lì) è famosa per le sue montagne. È sul confine del Parco nazionale dello Stelvio, una delle più grandi riserve naturali d’Europa, ed è il principale punto di partenza per raggiungere l’omonimo passo, un valico alpino a 2.758 metri di altitudine: il più alto in Italia, e il secondo più alto in Europa, tra quelli dove arriva una strada interamente asfaltata e molto scenografica, cosa che lo rende molto gradito a ciclisti e motociclisti.

Sullo Stelvio si scia, in estate. Ma per chi si intende di sci alpino Bormio è famosa anzitutto per la Stelvio: la sua storica pista da sci, che assegnerà la prima medaglia delle Olimpiadi, nella discesa libera maschile. 

La Stelvio termina a Bormio ma parte oltre mille metri più in alto, lungo il pendio del monte Vallecetta. Nel caso della discesa libera, la gara più veloce ed estrema dello sci alpino, la pista ha una lunghezza di 3.250 metri, con una pendenza massima del 73 per cento (quella media è del 31) e un dislivello di oltre mille metri. La pendenza massima è all’inizio: l’accelerazione è elevata e ci vuole pochissimo tempo per raggiungere i 100 chilometri orari. Già nelle prove, quindi senza andare al massimo, i discesisti l’hanno percorsa in meno di due minuti.

È nota, in una certa misura perfino temuta, per essere estrema: è una pista veloce ma anche tecnica, in gran parte all’ombra e quindi ghiacciata. Ha pochissimi tratti con una bassa pendenza (e quindi la velocità è sempre alta), salti ciechi (in cui non c’è modo di vedere, prima del salto, dove si sta andando), diagonali ostiche e curve insidiose. 

Marco Pfiffner, Liechtenstein, il 5 febbraio sulla Stelvio (Sean M. Haffey/Getty Images)

La Stelvio esiste dalla prima metà degli anni Ottanta. La progettarono Oreste Peccedi, allenatore della Valanga Azzurra negli anni Settanta morto nel 2024, e Aldo Anzi, che oggi ha 80 anni e gestisce un hotel e una scuola di sci a Bormio. La richiesta era di fare una pista moderna, lunga, appositamente progettata per ospitare in diversi suoi tratti gare veloci come la discesa libera ma anche gare tecniche come gli slalom. 

Aldo Anzi, anche lui ex allenatore della Nazionale italiana di sci, spiega che fu creata in vista dei Mondiali di sci del 1985: la parte facile fu «raccordare i vari tratti che già esistevano nella parte alta», ma che il «grande problema» fu trovare la via per una pista che arrivasse fino a Bormio e lo facesse rispettando standard e necessità dei Mondiali. «Ci fu da livellare il terreno, far saltare un po’ di montagna e tagliare diversi alberi», dice, «per portare fino a Bormio una pista che fosse moderna e abbastanza larga».

La Stelvio da lontano, nel 2022 (Mattia Ozbot/Getty Images)

La tappa più attesa e spettacolare della Coppa del Mondo di sci alpino è quella di Kitzbühel, in Austria, sulla pista Streif. Esiste da quasi un secolo ed è in Coppa del Mondo sin dalla prima edizione del 1967. Seppur più recente, e in Coppa del Mondo solo dal 1993, la Stelvio non ha molto da invidiare alla Streif in termini di difficoltà: ha solo meno decenni di storia e, dato che l’Austria fa storia a sé quando si parla di sci alpino, diverse decine di migliaia di spettatori in meno durante la Coppa del Mondo.

Sulla Stelvio ci sono stati slalom speciali e slalom giganti (ci vinse anche Alberto Tomba, che non faceva discesa libera) e ci saranno anche nei prossimi giorni. La pista è però famosa soprattutto per la tappa di Coppa del Mondo di discesa libera, che è quasi sempre stata a fine dicembre.

La discesa di Bormio è spesso ricordata per come nel 2005 lo statunitense Bode Miller – uno sciatore molto forte e spettacolare – perse uno sci a inizio gara e arrivò quasi fino al traguardo con il solo sci che gli era rimasto. Una cosa difficilissima, specie sulla Stelvio.

Ci si aspettava che a febbraio, con una diversa luce e diverse condizioni di neve, la Stelvio sarebbe stata più semplice rispetto a dicembre. Dopo le prime prove (ma nello sci basta poco per cambiare le condizioni della neve e quindi della pista) sembra sia in parte così, ma diversi sciatori hanno detto di essersi ricreduti, confermando una cosa che si dice spesso della Stelvio: per le sue caratteristiche ci vince quasi sempre il più forte. Molto di rado sono capitati exploit imprevisti.

Intervistato dal sito delle Olimpiadi, Marco Odermatt, il più forte sciatore in attività, ha detto: «La Stelvio non è tra le piste più difficili, è la più difficile». In un’altra occasione l’aveva definita «una costante lotta per la sopravvivenza». Il sito statunitense SKI Magazine ha scritto che la discesa libera olimpica di Bormio potrebbe essere «la migliore degli ultimi cinquant’anni».

«Ancora oggi» dice Anzi «la pista è praticamente uguale rispetto al 1985: è stata allargata l’entrata del Sertorelli [un canalino nella parte alta] ed è stata aumentata la lunghezza aggiungendo una curva di controllo, necessaria a ridurre un po’ la velocità». 

Sono poi decisamente cambiate le misure di sicurezza, sebbene proprio nell’ultima tappa di Coppa del Mondo di sci a Bormio, nel 2024 (quella di quest’anno non è stata fatta a causa delle Olimpiadi), ci furono alcune brutte cadute. La peggiore ebbe come protagonista il francese Cyprien Sarrazin, che è tornato a sciare solo di recente, e ci furono diverse critiche verso l’organizzazione e alcune perplessità verso la discesa libera olimpica.

Giovanni Franzoni il 4 febbraio sulla Stelvio (Sean M. Haffey/Getty Images)

In vista della discesa libera olimpica lo svizzero Odermatt è il favorito, insieme al connazionale Franjo von Allmen. Ma hanno buone possibilità anche gli italiani: Giovanni Franzoni è in gran forma, Dominik Paris a Bormio ha vinto sette volte (sei delle quali in discesa libera) e Mattia Casse è stato il più veloce – seppur con un salto di porta – nelle prove di giovedì mattina.

Una vittoria italiana a Bormio, nella prima gara delle Olimpiadi in Italia, sarebbe un risultato notevole, chiunque dovesse riuscirci. Anche perché l’ultima e finora unica vittoria italiana in una discesa libera maschile delle Olimpiadi fu nel 1952 a Oslo, grazie a Zeno Colò.

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