Non sappiamo quanti migranti siano morti per il ciclone Harry
Secondo qualche stima almeno 380, ma alcune ong sostengono che siano molti di più

Nelle scorse settimane il ciclone Harry, che ha provocato danni enormi in Sicilia, Sardegna e Calabria, ha causato anche diversi naufragi di imbarcazioni su cui viaggiavano persone migranti nel mar Mediterraneo. Centinaia di persone risultano disperse da giorni: significa che sono quasi certamente morte. Non è ancora chiaro però di preciso quante siano.
Il 24 gennaio il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, che da anni monitora le operazioni di soccorso nel Mediterraneo, ha calcolato che circa 380 migranti risultavano dispersi dopo il passaggio del ciclone, quindi da circa una decina di giorni. Scandura ha anche pubblicato un dispaccio dell’IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Centre), l’organismo interno alla Guardia Costiera che gestisce il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso, in cui venivano segnalati otto eventi SAR (dall’inglese search and rescue, ricerca e soccorso) relativi ad altrettante imbarcazioni partite tra il 14 e il 21 gennaio dalla città di Sfax, in Tunisia.
Nessuna delle barche segnalate dal dispaccio è arrivata in Italia.
Le barche in questione erano verosimilmente imbarcazioni in ferro o gommoni. Stando alle informazioni dell’IMRCC trasportavano ciascuna tra le 36 e le 54 persone. Erano partite il 14, 18, 20 e 21 gennaio da Sfax, una città costiera da cui partono moltissimi dei migranti che si imbarcano dalla Tunisia. In quei giorni sui 180 chilometri della rotta fra Sfax e Lampedusa il ciclone Harry aveva causato fortissime raffiche di vento e onde alte diversi metri. Delle persone partite in queste condizioni non si è più saputo nulla.
Il 26 gennaio anche l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, si è detta molto allarmata per eventuali naufragi avvenuti negli ultimi giorni, aggiungendo che stava provando a ricostruire cosa era successo. L’OIM ha poi parlato di tre persone morte portate a Lampedusa in un’operazione di soccorso di una barca naufragata che era partita sempre da Sfax in quei giorni. Non sappiamo se fosse una delle barche di cui aveva notizia la Guardia Costiera italiana, o un’altra ancora.
Diverse ong che si occupano dei soccorsi in mare hanno stimato che i morti potrebbero essere mille. È un numero difficile da confermare per ora, perché il conteggio si basa sulle testimonianze di sopravvissuti e parenti delle persone disperse raccolte dalle ong. L’organizzazione Refugees in Libya ha detto di aver raccolto diverse testimonianze in Tunisia, secondo le quali ci sarebbero state varie partenze da Sfax e da altri porti tunisini nel periodo indicato da Scandura.
Ci sono alcuni episodi che confermano queste partenze. Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio un uomo è stato soccorso nel Mediterraneo centrale, in acque internazionali, ed è stato portato a Malta. Ha raccontato che si trovava su una barca che era partita dalla Tunisia la settimana prima, con circa 50 persone. La barca, secondo il racconto dell’uomo, si è rovesciata in mare 24 ore dopo la partenza a causa del maltempo, e le persone a bordo sono morte.
Anche sulle ragioni di un numero così alto di partenze dalla Tunisia non abbiamo certezze, ma solo qualche ipotesi.
La ong Mediterranea dice che in quelle settimane la polizia tunisina aveva arrestato varie persone nei campi informali per migranti vicino a Sfax e al contempo si erano allentati i controlli sulle spiagge: per queste ragioni le imbarcazioni sarebbero partite nonostante le pessime previsioni meteorologiche. Il portavoce di Mediterranea Luca Casarini ha detto a Internazionale che in base alle testimonianze raccolte dalla ong in quei giorni sono partite dalla costa vicino a Sfax tra le 15 e le 24 barche.
Il ministero dell’Interno non diffonde pubblicamente dati precisi sui paesi di partenza. Secondo l’UNHCR, l’agenzia per i rifugiati dell’ONU, oggi la maggior parte delle persone migranti che arrivano in Italia attraverso il Mediterraneo parte dalla Libia, e solo in piccola parte dalla Tunisia, a differenza di quello che accadeva pochi anni fa.
Al momento non ci sono state conferme su questi naufragi da parte del ministero dell’Interno italiano, né sui numeri precisi delle persone morte. Intanto però il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere perché non siano state attivate procedure d’emergenza di ricerca e soccorso date le pessime condizioni meteo delle scorse settimane.



