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  • Sabato 31 gennaio 2026

Il trampolino di Cortina non sarà più un trampolino

Da tempo non veniva usato per il salto con gli sci, del resto: diventerà un monumento grazie a un restauro «filologico»

di Gianluca Cedolin

Il Trampolino Italia visto dalla cima, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)
Il Trampolino Italia visto dalla cima, 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)

Da oltre cent’anni sulla strada che sale verso Cortina d’Ampezzo, poco prima del paese, i visitatori sono accolti dal grosso trampolino per il salto con gli sci. Fu costruito nel 1923 in legno di larice (all’epoca si chiamava Trampolino Franchetti), rifatto un paio di volte e infine abbandonato nel 1990. Fino a poco fa era messo male, adesso lo stanno restaurando in vista delle imminenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina: ma solo come monumento e simbolo della vallata, non come trampolino da gara.

Per il salto con gli sci infatti sono stati restaurati (ricostruiti, a dire il vero) i due trampolini dello Stadio del salto Giuseppe Dal Ben di Predazzo, dove si terranno le gare olimpiche. Quello di Cortina invece non rispettava gli standard regolamentari e tecnologici richiesti oggi, in particolare per le gare su trampolino lungo: per farla breve, è troppo corto (e comunque avere trampolini in due luoghi diversi non era necessario per l’Italia, un paese con pochi praticanti).

«Stiamo facendo un restauro filologico: com’era, dov’era», spiega Giancarlo Buiatti, uno degli architetti che si sta occupando dei lavori per conto di Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina. Il «come» si riferisce al modo in cui la struttura si presentava alle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956. In occasione di quelle prime Olimpiadi italiane infatti il trampolino fu rifatto quasi da zero, in cemento armato invece che in legno, su un progetto di Piero Pozzati (collaudato da Pier Luigi Nervi). Fu in quel momento che prese il nome di Trampolino Olimpico Italia.

Il Trampolino Italia visto dal basso, Zuel (Cortina), 20 gennaio 2026 (Gianluca Cedolin/il Post)

All’epoca fu considerato un trampolino innovativo e all’avanguardia, un’opera di grande valore architettonico. Il salto con gli sci alle Olimpiadi di Cortina del 1956, le prime a essere trasmesse in diretta televisiva in eurovisione, fu spettacolare ed ebbe gran successo. I visitatori e gli abitanti di Cortina (e in particolar modo di Zuel, la frazione in cui si trova) apprezzarono sin da subito il Trampolino Italia. Tutt’oggi, nonostante lo stato di abbandono e l’impatto visivo di una struttura fatiscente di cemento armato e legno perlopiù marcito, la maggior parte dei cortinesi lo considera un simbolo, e ha accolto con favore il restauro.

Come per la maggior parte delle opere che non servono prettamente per le gare delle prossime Olimpiadi, tuttavia, il restauro del trampolino di Zuel non sarà terminato in tempo. Per meglio dire, il trampolino in sé sarà pronto e tirato a lucido per il 6 febbraio, ma le opere attorno no. Dopo le Olimpiadi ci sarà da lavorare al rifacimento delle tribune, anch’esse in cemento e legno (e anch’esse messe abbastanza male), e soprattutto alla costruzione di una nuova “area polifunzionale” ai piedi del trampolino. Non è chiaro se le tribune saranno utilizzate in qualche modo, non essendoci più gare.

La rampa di lancio del Trampolino Italia (Gianluca Cedolin/il Post)

Nell’area polifunzionale, che Simico lascerà al comune di Cortina, ci sarà principalmente un ristorante. «Il restauro conservativo delle strutture esistenti, quindi del trampolino e delle tribune, ha l’obiettivo di valorizzare l’intera area, per renderla fruibile tutto l’anno», dice Marco Isernia, uno degli architetti che se ne stanno occupando. L’idea è che diventi un luogo di ritrovo: un po’ come andare a pranzo o a cena ai piedi della Tour Eiffel, insomma. Il trampolino non è però facilissimo da raggiungere, perché ci si arriva attraverso un’unica stradina abbastanza stretta, sulla quale due macchine che si incrociano faticano a passare.

Soprattutto, a differenza della Tour Eiffel, per il momento non è prevista per i visitatori la possibilità di salire in cima al trampolino. Buiatti spiega che l’ascensore interno non è utilizzabile dai turisti, e che il progetto di farne uno esterno è stato bocciato dalla sovrintendenza. «Certo che restaurare una cosa del genere e poi non poterci salire è un peccato», dice; anche perché la vista, dall’alto, è notevole. Non è agibile nemmeno la stretta scaletta interna che risale la rampa di lancio, andando dal punto in cui staccavano i saltatori a quello di partenza.

La vista dall’alto del Trampolino Italia (Gianluca Cedolin/il Post)

Tutto è stato rifatto per ripristinare l’originale, spiega ancora Isernia. La rampa è stata ricostruita in legno, che era marcito (e andrà manutenuto, in futuro). Nel trampolino è stato ripristinato il colore rosso originale sui lati, e sono stati disegnati i cinque cerchi olimpici alla base. È stato anche installato un impianto di illuminazione lungo la rampa di lancio e il corpo principale: in questo modo anche con il buio il trampolino rimarrà una delle prime cose che si vedono quando si sale a Cortina.