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  • Sabato 31 gennaio 2026

Il governo statunitense dice di aver finito di pubblicare gli “Epstein files”

Sono milioni di documenti e per ora non è stato trovato molto di nuovo, ma questo non porrà fine alle polemiche

Alcuni documenti degli Epstein Files pubblicati a inizio gennaio (AP Photo/Jon Elswick)
Alcuni documenti degli Epstein files pubblicati a inizio gennaio (Jon Elswick/AP)

Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato più di tre milioni di pagine, 180 mila immagini e 2 mila video dei cosiddetti “Epstein files”, cioè i documenti raccolti durante il processo a Jeffrey Epstein. Secondo il governo, quest’ultima pubblicazione (ce n’erano state altre nei mesi scorsi) dovrebbe essere l’ultima: «La pubblicazione di oggi segna la fine di un processo molto attento di identificazione e revisione dei documenti per assicurare trasparenza al popolo americano», ha detto il vice procuratore generale Todd Blanche. Ma è molto probabile che neanche i nuovi documenti saranno sufficienti per porre fine al caso Epstein.

Jeffrey Epstein era un ricco finanziere di New York condannato nel 2008 per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e poi arrestato nuovamente nel 2019, con le stesse accuse. Si suicidò in carcere un mese dopo l’arresto. I suoi collegamenti con molte persone ricche e potenti, compreso il presidente Donald Trump, hanno generato negli anni moltissime teorie del complotto al punto che a novembre, dopo una lunga campagna di pressione, il Congresso ha approvato una legge che obbligava il governo a pubblicare tutti gli Epstein files.

I nuovi documenti – come quelli precedenti – contengono soprattutto email, comunicazioni e file presi dai computer di Epstein e della sua ex compagna e socia, Ghislaine Maxwell, che si trova in prigione per aver aiutato Epstein a individuare e ad abusare di moltissime ragazze minorenni. Epstein tra le altre cose era accusato di avere organizzato feste ed eventi – alcuni dei quali sulla sua isola privata – in cui ai suoi ricchi ospiti veniva offerto sesso con ragazze anche minorenni.

L’enorme quantità di documenti dovrà essere letta e studiata in futuro, ma come nelle pubblicazioni precedenti non aggiunge molto alla comprensione generale delle attività di Epstein e della sua cerchia di ricchi amici e conoscenti. Aggiunge però numerosi particolari e qualche diceria difficile da confermare.

Tra le altre cose, almeno 4.500 dei nuovi documenti menzionano Trump. Trump ed Epstein erano stati amici per lungo tempo, ma Trump ha sostenuto di essersi allontanato da lui negli ultimi anni della sua vita, e di non aver mai saputo degli abusi commessi da Epstein. I documenti menzionano tra gli altri il miliardario Elon Musk (che nel 2012 chiedeva a Epstein quando si sarebbe tenuta «la festa più folle» sulla sua isola) e l’ex principe britannico Andrew Mountbatten-Windsor: è il fratello di re Carlo, che proprio a causa del suo coinvolgimento nel caso Epstein e in altri scandali è stato privato dei titoli regali.

Dopo la pubblicazione di venerdì un’associazione delle vittime di Epstein ha diffuso un comunicato di condanna perché, al contrario di quanto sarebbe previsto dalla legge, i nomi di molte persone abusate da Epstein sono contenuti in chiaro nei documenti. I sopravvissuti inoltre sostengono che il governo statunitense stia ancora proteggendo i potenti amici di Epstein: «Non è finita. Non ci fermeremo finché la verità non sarà rivelata appieno e ogni criminale sarà riconosciuto responsabile», hanno scritto.

Anche molti politici del Partito Democratico, che hanno sostenuto la campagna per la pubblicazione degli Epstein files, hanno detto che quanto pubblicato finora non è sufficiente. Ro Khanna, deputato Democratico, ha detto: «Il dipartimento di Giustizia ha identificato più di sei milioni di pagine potenzialmente utili ma ne ha pubblicati soltanto 3,5 milioni, con revisioni e parti cancellate. Questo genera delle domande su perché il resto non sia stato pubblicato». Secondo il governo i documenti che non sono stati pubblicati contenevano informazioni riservate o legate a indagini ancora in corso.

Lo stesso vice procuratore Blanche ha riconosciuto che con ogni probabilità il caso andrà avanti: «C’è una fame, una sete di informazioni che non sarà saziata da questi documenti», ha detto.