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  • Venerdì 30 gennaio 2026

Col ciclone Harry le polizze contro le catastrofi naturali non hanno funzionato

Sono da poco diventate obbligatorie per legge, ma non erano state previste le mareggiate

I danni a un lido a Giardini Naxos, in Sicilia, provocati dalla mareggiata causata dal ciclone Harry, una settimana dopo il suo passaggio, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)
I danni a un lido a Giardini Naxos, in Sicilia, provocati dalla mareggiata causata dal ciclone Harry, una settimana dopo il suo passaggio, 28 gennaio (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)
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Il ciclone Harry, con tutti i danni che ha provocato sulle coste di Sicilia, Sardegna  e Calabria, è stato il primo banco di prova delle polizze contro le catastrofi naturali, che dallo scorso anno sono obbligatorie per le aziende. L’obbligo era stato introdotto tra diversi rinvii e incertezze, ma nonostante questo molte aziende dei territori colpiti dal ciclone si erano adeguate e pensavano così di essere coperte. Eppure, come sta emergendo dai rifiuti che stanno iniziando a ricevere, è molto probabile che non riusciranno a ottenere alcun indennizzo.

La ragione è tecnica: i danni da mareggiate e da piogge intense, come la maggior parte di quelli del ciclone Harry, non sono inclusi nelle polizze di questo tipo. A chi pensava di essere coperto dunque non resterà che aspettare gli aiuti dello Stato. Ci sono anche alcune incognite per chi non si era assicurato, che per non aver rispettato l’obbligo di legge potrebbe essere sanzionato e penalizzato nel ricevere gli aiuti pubblici, o addirittura non riceverne proprio. L’unica cosa certa è che dopo tante discussioni per la loro introduzione queste polizze previste dalla legge non hanno funzionato, e ora dovranno essere riviste.

Queste assicurazioni si chiamano “polizze catastrofali” (CAT NAT in gergo), ed essendo un prodotto obbligatorio per legge hanno un testo standard comune a tutte le compagnie. Testo che fu il risultato del lavoro congiunto del governo, che aveva imposto l’obbligo, e della rappresentanza delle imprese assicurative, che dovevano ideare un prodotto del tutto nuovo da offrire alle imprese.

Quello di non indennizzare le mareggiate non è un semplice cavillo a cui si appigliano le assicurazioni per non pagare, ma dipende proprio dal tipo di polizza. Come gran parte dei contratti assicurativi in Italia, anche queste polizze seguono l’approccio dei cosiddetti “rischi nominati”. Significa che coprono esclusivamente gli eventi elencati, e se un evento non è citato nella polizza stipulata, allora non viene indennizzato.

La legge prevede che le polizze contro le catastrofi naturali debbano includere terremoti, frane, inondazioni e alluvioni, con caratteristiche precise ed esplicite. Non sono citate le cosiddette “bombe d’acqua”, come si chiamano comunemente le piogge improvvise e molto intense, e neanche le mareggiate, appunto: il che è abbastanza paradossale, visto che l’Italia è una penisola.

I danni provocati al Tobogan di Giardini Naxos (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Alcune compagnie di assicurazione permettono di inserire le mareggiate e le “bombe d’acqua” tra le garanzie aggiuntive, ovviamente a un costo maggiore. Di per sé la legge però non le prevede, e la scarsa propensione ad assicurarsi in Italia ha fatto il resto: sono state acquistate perlopiù polizze standard e con coperture minime. Claudia Giannetti, broker assicurativa e divulgatrice, dice che questo dipende proprio dalla scarsa cultura finanziaria delle persone in Italia, che vedono nelle polizze contro le catastrofi solo l’ennesimo costo inutile, e non una protezione da qualcosa che effettivamente è sempre più comune.

La colpa non è dei clienti, evidentemente, ma ricade soprattutto sulla scelta fatta da governo e rappresentanti delle assicurazioni di non prevedere le mareggiate tra le catastrofi obbligatorie da coprire. Giannetti comunque precisa che quelle contro le catastrofi naturali sono polizze nuove, e nelle assicurazioni è comune che serva un po’ di tempo ed esperienza per affinare i prodotti e renderli funzionali: «purtroppo l’efficacia delle assicurazioni si vede quando il danno è fatto».

In ogni caso qualche problema in origine c’è stato. Alla messa a punto del sistema si era arrivati molto all’ultimo, con un discreto pasticcio da parte del governo, che si era molto attardato coi decreti attuativi: c’erano stati diversi rinvii, anche perché le compagnie assicurative chiedevano più tempo, ma alla fine l’obbligo è comunque entrato in vigore tra molta confusione.

Il 31 marzo del 2025 le polizze contro le catastrofi sono diventate obbligatorie per le grandi aziende, e nel corso dello scorso anno gradualmente per tutte le categorie di imprese. Le ultime erano le aziende più piccole, che si sono dovute adeguare entro il 31 dicembre scorso. Sono ancora escluse le imprese del settore ricettizio, cioè bar, ristoranti, alberghi, che si devono adeguare entro il 31 marzo. Per l’appunto in questa categoria ci sono molti di quelli che hanno subìto i danni maggiori del ciclone: basti pensare ai lidi balneari. In ogni caso la polizza base non li avrebbe comunque coperti.

I danni a un beach club ad Aci Castello, in Sicilia (Alessandro Sala, CESURA, per il Post)

Secondo Giannetti questo pasticcio non farà altro che aumentare la già grande diffidenza che c’è in Italia verso le assicurazioni. Tra le imprese danneggiate dal ciclone Harry, «paradossalmente penseranno di aver fatto bene quelle che non si sono assicurate nonostante l’obbligo», dice Giannetti. Eppure non solo resteranno esposte a qualsiasi tipo di catastrofe, ma non è detto che non incorreranno in sanzioni ora che devono chiedere gli aiuti pubblici.

Il problema è che la legge non ha definito cosa succede a quelli che non rispettano l’obbligo. Si sa che hanno più difficoltà nell’accesso ai bandi e in generale nelle procedure per ricevere fondi pubblici, per esempio, e rischiano anche di vedersi negare un finanziamento dalle banche più scrupolose. Non è chiaro se riceveranno comunque aiuto dallo Stato, o se subiranno una sorta di penalizzazione. La cosa più probabile, dice Giannetti, è che i fondi saranno garantiti in via prioritaria a chi si era assicurato, e via a scalare.

– Leggi anche: E se usassimo i soldi del ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry?