I curdi hanno accettato di integrarsi nell’esercito e nelle istituzioni siriane
Dopo anni in cui erano stati di fatto autonomi, e un mese di scontri: lo prevede un nuovo accordo

Martedì il governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF nel più noto acronimo inglese), una forza armata guidata dai curdi che controlla alcune zone del nord-est del paese, hanno annunciato un accordo, dopo settimane di scontri militari: prevede in sostanza che le forze militari e le istituzioni amministrative curde, finora di fatto indipendenti, vengano integrate gradualmente in quelle governative.
A partire da gennaio c’erano stati scontri fra le forze governative e quelle curde prima ad Aleppo, nel nord-ovest della Siria, e poi anche nelle più ampie zone controllate dalle SDF nel nord-est. In base a un accordo del 18 gennaio i curdi avevano già accettato di cedere al governo le zone che occupavano nelle province a maggioranza araba di Raqqa e Deir Ezzor. L’accordo però era fallito perché tra le altre cose i curdi non accettavano che i propri combattenti venissero integrati nell’esercito regolare come singoli individui, e non come unità composte solo da curdi.
Gli scontri erano quindi proseguiti nei giorni seguenti e le forze governative avevano sottratto molti territori alle SDF, prima di una nuova interruzione delle operazioni militari e ulteriori trattative, che hanno portato all’accordo annunciato oggi. Qui, oltre al ritiro dei soldati dalle linee di fronte attuali, è prevista la formazione di una divisione all’interno dell’esercito siriano composta da combattenti delle SDF e di una brigata curda all’interno di un’altra divisione dell’esercito con sede ad Aleppo: era una delle richieste principali fatte dai curdi in cambio delle numerose concessioni domandate dal governo. Inoltre saranno riconosciuti alcuni diritti civili per la minoranza curda, fra cui nel campo dell’istruzione.
In cambio sarà avviato un processo per integrare nell’apparato amministrativo e militare siriano le istituzioni formatesi nelle zone di Siria controllate dalle SDF negli ultimi anni e portarle sotto il controllo di Damasco. Le forze di sicurezza governative potranno entrare nelle città di Hasakah e Qamishlo, le più importanti sotto il controllo curdo.
La firma dell’accordo fra Mazloum Abdi, capo delle SDF, e il presidente siriano Ahmed al Sharaa
I curdi sono la più grande minoranza etnica in Siria e vivono principalmente nel nord-est del paese, ma durante la sanguinosa guerra civile iniziata nel 2011 le SDF avevano esteso di molto il territorio che controllavano. Queste zone erano rimaste autonome dal governo di Damasco anche dopo che le forze guidate da Ahmed al Sharaa rovesciarono il regime di Bashar al Assad, nel dicembre del 2024. I rapporti fra i curdi e al Sharaa sono sempre rimasti molto freddi, anche se per diverso tempo non ci sono stati scontri diretti.
Negli ultimi mesi però al Sharaa è riuscito molto rapidamente a estendere il controllo governativo anche sulle zone curde. C’entra anche un cambiamento nella politica estera statunitense: prima gli Stati Uniti avevano sostenuto fortemente le SDF, che erano impegnate nella guerra contro lo Stato Islamico, ma negli ultimi mesi hanno iniziato ad avere rapporti sempre più stretti con al Sharaa.



