E se usassimo i soldi del ponte sullo Stretto per i danni del ciclone Harry?
Se lo stanno chiedendo l'opposizione e i consiglieri regionali siciliani, che hanno votato un ordine del giorno politicamente significativo

Martedì sera all’Assemblea regionale siciliana, l’equivalente del Consiglio regionale, c’è stato un voto inatteso: è stato approvato un ordine del giorno che chiede alla regione di dirottare 1,3 miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto alla ricostruzione delle coste distrutte dalle mareggiate del ciclone Harry. L’ordine del giorno è stato approvato nonostante fosse presentato da un gruppo di opposizione, Sud chiama Nord, e ora questa richiesta – anche se non vincolante – rischia di compromettere i rapporti tra la regione e il governo, entrambi governati dal centrodestra.
Dei soldi per risarcire i danni del ciclone e mettere in sicurezza le coste si sta iniziando a discutere con insistenza perché per ora il governo nazionale ha stanziato in totale 100 milioni di euro per aiutare la Sicilia, la Sardegna e la Calabria, troppo pochi secondo le regioni. La sola Sicilia ha stimato che le mareggiate e le tempeste abbiano causato danni per circa 2 miliardi di euro, in Calabria il conto è di circa 300 milioni, in Sardegna di circa 200 milioni.
Questi primi 100 milioni messi dal governo serviranno giusto per l’emergenza, per riaprire le strade e le ferrovie chiuse. Per la ricostruzione ne serviranno molti altri, e ancora di più per mettere in sicurezza le aree a rischio, ma per ora il governo non ha garantito nulla. È stato piuttosto semplice per l’opposizione – nazionale e regionale, almeno in Sicilia – sfruttare l’insoddisfazione delle regioni e fare richieste più precise.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che martedì era a Niscemi per incontrare gli abitanti sfollati a causa di una frana gigantesca, ha proposto di dirottare all’emergenza un miliardo di euro destinato al progetto del ponte sullo Stretto, che il governo non riuscirà a spendere nel 2026. La critica di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, è stata più diretta: «Siamo di fronte a un governo climafreghista che spende 14 miliardi di euro per un’opera inutile e propagandistica come il ponte sullo Stretto, mentre per i territori devastati concede appena 100 milioni di euro, un’elemosina».
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Anche Sud chiama Nord, il partito di Cateno De Luca, sindaco di Taormina ed ex sindaco di Messina, ha puntato sui fondi del ponte sullo Stretto. Sud chiama Nord è un partito autonomista, meridionalista e populista, politicamente piuttosto ondivago: a ogni elezione sceglie con chi allearsi, forte di un notevole consenso soprattutto a Messina. De Luca era inizialmente favorevole al ponte sullo Stretto, poi contrario, ora è di nuovo favorevole anche se critico per via dell’impatto del progetto e dei cantieri.
Martedì sera Sud chiama Nord ha presentato un ordine del giorno per chiedere alla regione di usare 1,3 miliardi di euro per affrontare l’emergenza. Questi soldi fanno parte del cosiddetto Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), lo strumento finanziario che ha l’obiettivo di ridurre il divario economico tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Nell’agosto del 2023 alla Sicilia erano stati assegnati 6,6 miliardi di euro del Fondo, poi nel maggio del 2024 sono scesi a 5,3 miliardi dopo un accordo con il governo che aveva chiesto di riservare 1,3 miliardi alla costruzione del ponte sullo Stretto.
Secondo le stime del governo, dei 14 miliardi di euro necessari per costruire il ponte sullo Stretto 5,4 verrebbero presi dal Fondo per lo sviluppo e la coesione: i già citati 1,3 miliardi di euro della Sicilia, 3,8 miliardi di competenza dello Stato e 300 milioni della Calabria.
De Luca è riuscito a fare approvare l’ordine del giorno con uno stratagemma consentito dalle regole, ovvero il voto segreto. Protetti dall’anonimato, diversi deputati della maggioranza hanno votato il documento presentato dall’opposizione. Alla fine l’ordine del giorno è stato approvato con 32 voti favorevoli e 24 contrari. Anche se espressione di una volontà politica, l’ordine del giorno è comunque un documento che non vincola la regione: nella maggior parte dei casi questi impegni vengono ignorati.
De Luca ha detto che la sua non è una battaglia ideologica contro le grandi opere, ma una scelta di buon senso in una fase delicata dell’emergenza: «Le risorse disponibili devono essere orientate verso ciò che è urgente e indifferibile: proteggere le persone, ripristinare i servizi essenziali e garantire la continuità economica e sociale dei territori colpiti».
Il presidente della Sicilia Renato Schifani, in difficoltà a causa del voto di martedì sera, ha cercato di schivare le polemiche senza però dare garanzie sui soldi. Mercoledì mattina ha detto che il senso di responsabilità della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è massimo e che in qualche modo saranno trovati i soldi per l’emergenza, senza toglierli al ponte sullo Stretto. «Il ponte seguirà la sua strada. Non vi è motivo per appaiare le due realtà per fare solo polemica politica», ha detto Schifani. «Concentriamoci per ora sul fare, possiamo contare su fondi nazionali e regionali».



