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  • Mercoledì 28 gennaio 2026

Cosa dicono i sondaggi sul referendum sulla riforma della giustizia

Gli ultimi davano il Sì molto avanti, ora ne è stato diffuso uno secondo cui la situazione sarebbe più equilibrata

Volantini a sostegno del "No" al referendum sulla giustizia (ANSA/Angelo Carconi)
Volantini a sostegno del "No" al referendum sulla giustizia (ANSA/Angelo Carconi)

L’istituto di statistica Ixè ha pubblicato un nuovo sondaggio sul referendum sulla riforma della giustizia, secondo cui se si votasse oggi il 50,1 per cento degli elettori voterebbe a favore della riforma, mentre il 49,9 per cento voterebbe contro, con una differenza di soli 0,2 punti percentuali. Il risultato della rilevazione, fatta tra il 20 e il 27 gennaio su un campione di mille elettori, è piuttosto sorprendente, perché gli ultimi sondaggi prima di questo ipotizzavano un distacco più ampio tra il Sì e il No, attribuendo al primo un vantaggio, in media, tra i 6 e i 7 punti percentuali.

Il referendum riguarda la riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo. Attraverso il voto si può confermare o meno l’approvazione della riforma, che introduce la separazione delle carriere dei magistrati (tra quelli “giudicanti” e quelli “inquirenti”, cioè che svolgono le indagini) e lo sdoppiamento dell’organismo di autogoverno della magistratura, il CSM (uno per ciascuna delle carriere separate). Il fatto che alcuni sondaggi diano il No a poca distanza dal Sì, quindi, non è una buona notizia per il governo.

– Leggi anche: Cosa prevede la riforma costituzionale della giustizia

Il 23 gennaio un sondaggio di YouTrend per Sky TG24 stimava il Sì al 55 per cento, con dieci punti di distacco sul No e un’affluenza al 62 per cento. Un’altra rilevazione del 15 gennaio dell’istituto di statistica EMG per il TG3 dava il Sì al 48,7 per cento e il No al 30 per cento. 

Lo stesso istituto Ixè a novembre del 2025 stimava il Sì al 53 per cento e il No al 47 per cento, con una differenza di 6 punti percentuali. In questo intervallo di tempo, secondo la rilevazione, è cambiato il livello di conoscenza del referendum tra gli elettori. A novembre il 39 per cento diceva di averne sentito parlare e di sapere di cosa si tratta, mentre oggi lo afferma il 44,7 per cento.

È rimasta sostanzialmente invariata (dal 37 al 37,4 per cento) la percentuale di persone che hanno sentito parlare del referendum ma non ne conoscono i contenuti, mentre è diminuita molto (dal 24 per cento al 17,9 per cento) quella di chi dice di non averne nemmeno sentito parlare.

Per quanto riguarda l’affluenza, invece, l’istituto Ixè stima che al momento meno della metà degli elettori (il 48,1 per cento) sia certo di andare a votare. Il 13,4 per cento lo ritiene molto probabile. In ogni caso, trattandosi di un referendum confermativo, non è necessario che si raggiunga il quorum, cioè che vadano a votare più della metà (almeno il 50 per cento più uno) degli aventi diritto.

Il governo ha indetto il referendum nelle scorse settimane e ha fissato le date delle votazioni per domenica 22 e lunedì 23 marzo. In quel momento, però, era in corso un’altra raccolta firme, promossa da un gruppo di cittadini che poi è stato denominato “Comitato dei 15 cittadini”, allo scopo di chiedere a sua volta l’indizione del referendum. Si trattava del tentativo, da parte dei sostenitori del No, di ritardare la data delle votazioni, nella speranza di avere più tempo per la campagna referendaria e ottenere più consenso.

– Leggi anche: Perché sono state raccolte le firme per indire un referendum già indetto

Dopo l’indizione del referendum, il comitato ha presentato un ricorso al TAR del Lazio, sostenendo che il governo avesse sbagliato a indirlo mentre erano ancora in corso altre procedure per richiederlo. La sentenza del tribunale è attesa in questi giorni.