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  • Mercoledì 28 gennaio 2026

A Cortina d’Ampezzo non sono tutti contenti di queste Olimpiadi

La comunità ladina è stata poco coinvolta nell'organizzazione, un motivo in più per chiedere di andarsene dal Veneto come fa da decenni

L'orologio digitale che misura quanti giorni mancano alle olimpiadi invernali a Cortina d'Ampezzo, il 26 gennaio 2026 (Getty Images/Maja Hitij)
L'orologio digitale che misura quanti giorni mancano alle olimpiadi invernali a Cortina d'Ampezzo, il 26 gennaio 2026 (Getty Images/Maja Hitij)

Non sono solo gli abitanti di Bormio a essere scontenti delle Olimpiadi di Milano-Cortina, che si svolgeranno tra il 6 e il 22 febbraio. Proprio a Cortina D’Ampezzo non sono molto benviste nemmeno dai ladini, una piccola comunità sulle Dolomiti caratterizzata da una lingua e da tradizioni assai peculiari, che dice di non essere stata abbastanza valorizzata nell’organizzazione dell’evento. Questa percezione, insieme a una proposta di legge presentata in Senato, ha rianimato un dibattito vecchio di decenni sulla volontà, manifestata da Cortina e altri comuni ladini della provincia di Belluno, di staccarsi dal Veneto e annettersi al Trentino-Alto Adige, a cui appartengono tutti gli altri comuni a maggioranza ladina.

Elsa Zardini, presidente dell’Union de i Ladis de Anpezo, chiarisce che i ladini ampezzani non sono contrari alle Olimpiadi, di cui riconoscono l’importanza sportiva e culturale, e che anzi sono contenti di poter accogliere a Cortina così tanti atleti. Secondo loro, però, l’evento avrebbe dovuto essere organizzato prevedendo un loro maggiore coinvolgimento. «Noi ladini siamo stati del tutto ignorati», dice Zardini, «non ci hanno nemmeno chiesto di presenziare a qualche cerimonia con i nostri abiti tradizionali».

I ladini tengono molto ai loro costumi, realizzati seguendo precise regole che si tramandano attraverso generazioni. I colori e le forme, risalenti alla moda settecentesca e ottocentesca, ne fanno uno degli elementi più vistosi della loro cultura, molto legata alla tradizione contadina e religiosa e caratterizzata da celebrazioni, balli, danze folkloristiche e artigianato. Parlano ladino (insieme all’italiano o al tedesco), una lingua antichissima derivata dalla commistione tra il latino, da cui prende il nome, e le lingue delle popolazioni locali, dopo che i romani conquistarono le Alpi nel primo secolo avanti Cristo. Nel corso dei secoli, poi, il ladino ha seguito un suo sviluppo più o meno autonomo, senza subire molte influenze dalle altre lingue volgari e dall’italiano. Il senso di appartenenza dei ladini alla comunità dipende anche da un forte legame con il territorio e con la natura.

E infatti tra le loro preoccupazioni c’è anche l’impatto ambientale di queste Olimpiadi. La comunità ladina, dice Zardini, è abbastanza scontenta di come alcune opere abbiano modificato la montagna e consumato il suolo, e ritiene che siano state costruite senza una sufficiente programmazione per il futuro. «Siamo molto preoccupati per il dopo», dice Zardini.

Dario Bond, assessore regionale del Veneto con delega alla montagna, non nega che i ladini siano stati poco coinvolti e dice di comprendere le loro lamentele. Secondo lui la colpa è anche dei due anni di pandemia, che hanno ritardato le occasioni di confronto: «Dopo è stata tutta una corsa per realizzare le opere e devo dire che ci si è dimenticati molto della popolazione», dice. Il comune di Cortina, secondo Bond, ha fatto un grosso sforzo per sostituirsi in parte a chi avrebbe dovuto comunicare meglio con gli abitanti.

Negli scorsi giorni l’Union ha invitato gli ampezzani a esporre fuori dalle loro case la bandiera con il tricolore ladino e ha scritto su Facebook che ne avrebbe portata una a chiunque l’avesse richiesta. Nelle tre fasce orizzontali il bianco simboleggia la neve, il blu il cielo e il verde i prati. L’intenzione dichiarata è quella di rimarcare la presenza della comunità ladina in occasione delle Olimpiadi, ma per qualcuno il gesto è anche una forma di protesta.

Se vi stavate chiedendo come suona il ladino: così

L’iniziativa ha avuto molto successo: Zardini dice che sono state distribuite circa 300 bandiere ladine in un paio di giorni, tanto che hanno dovuto ordinarne di nuove, e dice che hanno aderito anche alcuni proprietari di seconde case, i quali pensano che la cultura ladina sia importante nel loro luogo di vacanza.

Non esistono censimenti ufficiali su quanti ladini ci siano a Cortina d’Ampezzo: secondo una stima dell’Union, può essere considerata ladina poco meno della metà dei residenti effettivi, che sono circa 5.500. Ci sono altre comunità anche a Livinallongo e Colle Santa Lucia, due comuni poco lontani da Cortina e sempre in provincia di Belluno.

La popolazione di questi territori ha sempre contestato la separazione dei ladini in due regioni diverse, avvenuta alla fine della Prima guerra mondiale. I ladini, infatti, si distribuiscono in cinque valli: la Val di Fassa, che si trova in Trentino, la Val Gardena e la Val Badia, che si trovano in Alto Adige, e poi la Valle di Fondóm (dove ci sono Livinallongo e Colle) e la Valle d’Ampezzo (dove c’è Cortina), che si trovano in Veneto. Sono territori che appartenevano all’Impero austro-ungarico, poi i trattati firmati alla fine della guerra passarono all’Italia insieme al Sud Tirolo, regione di cui facevano parte. Nel 1923 il governo fascista separò i comuni di Cortina, Livinallongo e Colle, e li fece annettere alla provincia veneta di Belluno, con lo scopo di italianizzarli.

È dalla fine della Seconda guerra mondiale che i tre comuni della provincia bellunese, con manifestazioni popolari e delibere comunali, cercano di riunificarsi a quelli dall’altra parte del confine regionale. In un referendum indetto nel 2007, il 79 per cento dei residenti dei tre paesi si dichiarò favorevole al distacco dal Veneto e all’annessione al Trentino-Alto Adige. Negli anni successivi alcuni deputati e senatori provenienti da quelle zone presentarono diversi disegni di legge per attuare il distacco (tre nel 2008, uno nel 2010, uno nel 2013 e infine un altro nel 2018), ma nessuno di questi fu mai nemmeno discusso in parlamento. Il referendum era solo consultivo, quindi il risultato non fu vincolante.

I ladini citano ancora oggi i risultati di quella consultazione per reclamare la riunificazione dei comuni. È una richiesta che non si è mai esaurita e di cui si è tornati a discutere, anche fuori dai confini regionali, dopo i malumori sulla gestione delle Olimpiadi e dopo che il senatore Meinhard Durnwalder, del partito sudtirolese SVP, ha presentato una nuova proposta di legge per annettere al Trentino-Alto Adige altri comuni: Pedemonte (in Veneto), Valvestino e Magasa (in Lombardia).

Secondo Bond è molto difficile che la Regione Veneto accetti di cedere Livinallongo, Colle, e soprattutto Cortina, con l’indotto turistico ed economico che ne deriva, specie dopo le Olimpiadi. Lui è contrario: sa che è «interesse di tutti» avere Cortina, visto che avrà ancora più turismo nel futuro, dopo le Olimpiadi. Per questo c’è anche chi accusa i ladini del Trentino-Alto Adige di voler annettere Cortina solo per interessi economici, e che a loro volta i ladini ampezzani vogliano unirsi al Trentino-Alto Adige solo per godere dei vantaggi economici della provincia autonoma.

Luca Guglielmi, assessore ladino del Trentino-Alto Adige con deleghe alle minoranze linguistiche e sostenitore della riunificazione dei ladini, dice che la regione non ha bisogno del turismo di Cortina, avendo già molte località note a livello internazionale. Per loro l’annessione avrebbe solo un valore storico e culturale, come sostengono anche i ladini della provincia bellunese. Anche perché, dice Zardini, Cortina non ha problemi economici: «Di turismo ne abbiamo sempre avuto, anche senza queste Olimpiadi, e il lavoro non manca».

Anche dentro a Cortina c’è chi non è d’accordo con il distacco. Il sindaco Gianluca Lorenzi dice che il risultato del referendum andrebbe rispettato, ma anche che da quegli anni le cose sono cambiate, soprattutto per via delle Olimpiadi e per la «vicinanza mostrata dal Veneto in questa fase decisiva». Riconosce, però, la necessità di tutelare l’identità ladina.

Per i ladini bellunesi uno dei vantaggi di passare al Trentino-Alto Adige sarebbe proprio la maggior tutela della loro lingua. Lo statuto speciale di autonomia del Trentino-Alto Adige, infatti, riconosce i ladini come una minoranza linguistica e garantisce loro finanziamenti e tutele specifiche: il ladino viene insegnato come lingua curricolare in alcune scuole, è promosso nei giornali e nelle televisioni (c’è una sezione della Rai dedicata), è usato negli atti ufficiali e nell’amministrazione, e viene sempre assicurata una rappresentanza politica.

Anche il Veneto stanzia fondi per le minoranze linguistiche, ma non in misura paragonabile. Le poche scuole ladine vengono sovvenzionate perlopiù da privati e lo stesso istituto culturale ladino Cesa de Jan, a Colle Santa Lucia, si finanzia solo con i soldi dei comuni ladini e con 80mila euro che riceve ogni anno dalla regione Trentino-Alto Adige.