Cosa c’è dietro il documentario su Melania Trump
Amazon ha speso un sacco di soldi per averlo e per promuoverlo, e l'ha diretto un regista accusato di molestie

Da una settimana le immagini promozionali del documentario Melania, voluto e prodotto da Melania Trump, riempiono gli spazi pubblicitari più importanti e costosi degli Stati Uniti. È una campagna promozionale ambiziosa, anche se è chiaro a tutti che quando il film uscirà nei cinema americani, il 30 gennaio, non si avvicinerà nemmeno a un incasso che ne giustifichi la spesa. Secondo i principali osservatori però per Amazon – che l’ha prodotto e ora lo distribuisce – va bene così, perché l’obiettivo è sempre stato un altro: compiacere il presidente Donald Trump.
Già la notizia che Amazon, attraverso la MGM, avrebbe acquistato e distribuito un documentario su Melania Trump pagandolo 40 milioni di dollari, aveva fatto capire a molti che non si trattava di un’operazione fatta per guadagnarci. È infatti un budget troppo alto per un documentario, un tipo di film che tende ad avere un pubblico piccolo, specialmente quando è diretto a un pubblico conservatore. Esempi degli ultimi anni come Am I Racist? hanno incassato poco più di dieci milioni di dollari nei casi migliori, essendo però costati tra i due e i tre milioni. Per Melania, oltre ai 40 milioni di budget, sono stati spesi anche circa 35 milioni in pubblicità, e secondo le ultime proiezioni dovrebbe incassare meno di dieci milioni di dollari.
Il film segue e riprende molte delle cose presenti nell’autobiografia del 2024 di Melania Trump ed è stato girato nei venti giorni prima del secondo giuramento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. A girarlo è stato Brett Ratner, regista di film come X‑Men: The Last Stand o Rush Hour, e produttore di molti altri importanti come Gravity e Avatar. Oltre che per la sua attività lavorativa Ratner è noto anche per le grandi feste che dava nella sua residenza di Beverly Hills, appartenuta a Ingrid Bergman. Da anni però era fuori dal sistema cinematografico hollywoodiano, in seguito a diverse accuse di molestie pubblicate nel 2017 dal New York Times.
È dal 2015 che Brett Ratner non gira un film a Hollywood, e prima di essere coinvolto in Melania la sua carriera sembrava finita. La sua presenza non è stata una scelta di Amazon (che ha comprato il documentario quando era stato già girato), ma della famiglia Trump. Secondo il Los Angeles Times, è stata frutto di un consiglio di Marc Beckman, agente e consigliere di Melania Trump, che in passato ha lavorato spesso con Ratner.
Quello che è evidente è che, a prescindere da come andranno gli incassi di Melania, Amazon sta facendo di tutto per dimostrare di credere nel film. Sono stati acquistati sia ampi spazi di cartellonistica in giro per le città, che uno spazio pubblicitario durante una partita di football della NFL per trasmettere uno spot. In più sono previste operazioni di grande visibilità come anteprime di gala con molti invitati o il noleggio di The Sphere, un’arena di Las Vegas la cui superficie è un gigantesco schermo tondo.
In aggiunta a tutto questo dopo tre o quattro settimane dall’uscita al cinema, il film sarà disponibile su Prime Video, dove è facile immaginare che verrà ulteriormente promosso. Sembra inoltre che insieme al documentario Prime Video proporrà una serie in tre parti, anch’essa documentaria, sempre su Melania Trump e i giorni prima dell’inaugurazione.
Oltre a celebrare l’immagine di Melania Trump, l’operazione sembra aver dato un grosso contributo alla riabilitazione di Brett Ratner, sponsorizzata proprio da Donald Trump. A novembre Variety ha scritto che per volontà del presidente si farà un quarto film della serie Rush Hour, con Brett Ratner alla regia.
Ratner aveva diretto gli altri tre e da tempo stava cercando di trovare qualcuno che producesse il quarto senza riuscirci. Le ragioni stanno sia nelle accuse di molestie nei suoi confronti, sia nel fatto che è un’operazione che a molti non sembra economicamente sensata. I film della serie Rush Hour sono commedie d’azione con Chris Tucker e Jackie Chan ed erano stati un successo tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, ma non sembra possano avere un pubblico oggi.
La Warner, che possiede i diritti e non vuole produrre Rush Hour 4, li ha messi in licenza, così che chiunque altro voglia possa farlo. Li ha comprati già ad agosto del 2024 una società italiana, la Eagle Pictures, di proprietà di Tarak Ben Ammar. È la stessa società che ha comprato i diritti di distribuzione italiana del documentario Melania, anche se non è ancora chiaro quando lo farà uscire. Quando poi a novembre la Paramount, da poco comprata dal figlio del grande amico di Trump Larry Ellison, ha detto che avrebbe volentieri distribuito il film negli Stati Uniti (con gli strumenti e i mezzi di un grande studio, si intende), la produzione è iniziata.



