La prima gara delle schiacciate fu una mossa disperata
Cinquant'anni fa la lega rivale della NBA se la inventò in un momento di crisi: funzionò, anche perché c'era Julius Erving

La gara delle schiacciate della NBA è il momento in cui si vedono le cose più bizzarre e spettacolari di un weekend costruito per essere bizzarro e spettacolare, l’All Star Weekend. Allo Slam Dunk Contest negli anni c’è chi ha schiacciato bendato, vestito da Superman, saltando un’automobile, cercando di spegnere una candelina in cima al canestro. Molti momenti della gara sfiorano la farsa e il ridicolo, e la componente di intrattenimento è importante tanto quella di atletismo, se non di più. Non è un caso che a inventarsela, cinquant’anni fa, non fu la NBA, allora un campionato piuttosto serioso. Fu invece la mossa disperata di un campionato altrettanto disperato, ma più predisposto a prendersi poco sul serio, la American Basketball Association (ABA).
La ABA era nata nel 1967 con l’idea di creare un campionato alternativo alla NBA, l’unica altra lega esistente. Anche se il basket non era ancora così famoso, allora un’altra lega sembrava un buon investimento negli Stati Uniti: l’NBA aveva solo 12 squadre (oggi sono 30) e c’erano stati come l’Indiana che erano pieni di appassionati di basket e ancora senza una squadra professionistica. Sarebbe stata propio l’ABA a fondarvi gli ancora esistenti Indiana Pacers.
Per distinguersi dalla seriosa NBA, la ABA cercò di farsi il più spettacolare possibile. Al posto della classica palla arancione ne usava una bianca, blu e rossa e il basket che ci veniva giocato era più rapido, brillante, talvolta violento. Pure le regole erano diverse: un’azione poteva durare 30 secondi (anziché 24, com’è la norma) e c’era il tiro da tre punti, fino ad allora soltanto sperimentato in altri campionati e mai in NBA. E si calcolavano statistiche – rimbalzi difensivi, offensivi, palle perse, stoppate – mai sentite prima.

Julius Erving durante una schiacciata con i New York Nets nella stagione 1974-1975 (Bettmann/Getty Images)
E pur essendo molto più povera della sua avversaria, la ABA fu da subito un bel problema per la NBA: gli rubava giocatori attraendoli con contratti esagerati, occupava possibili città dove il campionato avrebbe potuto espandersi (all’inizio la ABA aveva 11 squadre) e il modo in cui si giocava nella nuova lega faceva sembrare l’NBA più noiosa.
Quella della ABA era una strategia piuttosto aggressiva e provocatoria, che puntava da subito a una fusione con la NBA. Voleva costringerla, cioè, a inglobare nel suo più remunerativo campionato le squadre della stessa ABA per eliminare la concorrenza. Nel libro Loose Balls (1990) di Terry Pluto, il fondatore dei Pacers Dick Tinkham raccontò che non c’erano altre idee all’infuori della fusione. Una dimostrazione di quanto fosse improvvisato questo nuovo campionato:
Non avevamo alcun piano. Nessuno. Volevamo solo creare una seconda lega di basket e costringere la NBA a fondersi con noi. Questo era un obiettivo. Ma un piano vero e proprio? Non ne avevamo. Andavamo a braccio, improvvisando strada facendo. Se una regola non si adattava a qualcosa che volevamo fare, la cambiavamo o la ignoravamo. Se qualcuno aveva un’idea, per quanto strampalata, di solito qualcuno la metteva in pratica.
La fusione non era così facile da fare: nel 1970 una sentenza della Corte Suprema statunitense la bloccò, perché violava le leggi antitrust del paese. Per la ABA fu un bel problema, perché la situazione non era sostenibile a lungo.
All’inizio 1976 la lega si trovava in una situazione alquanto disperata. Una delle sue (ormai) dieci squadre, i Baltimore Claws, non era riuscita a trovare i soldi per iscriversi al campionato e si era sciolta. E una volta iniziata la stagione, anche i San Diego Sails e gli Utah Stars smisero di giocare.
Con sole sette squadre rimaste, i dirigenti della ABA avevano bisogno di qualcosa che facesse vendere biglietti. Iniziarono puntando sull’All-Star Game, in programma il 27 gennaio a Denver, in Colorado. All’epoca esisteva in entrambe le leghe e consisteva solo in una partita d’esibizione tra i migliori cestisti del campionato. Per il pre partita l’ABA aveva anche organizzato un concerto dei cantanti country Glen Campbell e Charlie Rich.
Per l’intervallo, invece, Jim Bukata – il responsabile della comunicazione – propose di fare una gara di schiacciate. L’idea fu subito approvata, perché al pubblico della ABA le schiacciate piacevano parecchio: la lega incentivava in particolare quelle durante il riscaldamento, nonostante fossero particolarmente a rischio infortuni per i giocatori.
Per il primo Slam Dunk Contest furono chiamati cinque giocatori: Larry Kenon, Artis Gilmore, George Gervin, David Thompson e Julius Erving. Facevano le migliori schiacciate della lega e, soprattutto, avrebbero già dovuto partecipare all’All Star Game, cosa che avrebbe permesso alla ABA di risparmiare un po’ di soldi.
I due favoriti erano Thompson, che giocava nei Denver Nuggets ed era “di casa”, e Julius Erving dei New York Nets, il più forte e spettacolare giocatore della breve storia della ABA. I due dimostrarono di essere i migliori già nel riscaldamento, quando Thompson fece una schiacciata spingendo la palla dentro il canestro con un pugno.

David Thompson (sinistra) e Julius Erving (destra) durante l’All Star Game, 27 gennaio 1976 (United Press International/United Sun via Wikimedia)
Arrivata la gara, i cinque concorrenti dovevano eseguire consecutivamente cinque schiacciate (quattro da posizioni prestabilite e una libera) in un massimo di due minuti effettivi. Una schiacciata poteva ottenere un massimo di dieci punti. Secondo Erving la schiacciata più spettacolare di tutte fu quella del suo rivale Thompson, che partendo da un angolo del campo saltò, fece un giro di 360 gradi in aria e poi buttò la palla nel canestro.
Secondo quasi tutti gli altri presenti, invece, la schiacciata migliore fu quella nella quale Erving saltò staccandosi a più di quattro metri e mezzo di distanza dal canestro. Fu un gesto atletico mai visto prima per molti dei presenti, che Erving aveva imparato nei campetti di New York dove aveva giocato prima di diventare un professionista. Carl Scheer (uno dei presenti) la raccontò così in Loose Balls:
Julius fissò il canestro per un momento. Poi partì con i suoi lunghi, maestosi passi. L’arena era così silenziosa che si poteva sentire ogni suo passo mentre le sue scarpe toccavano il pavimento. Riesco ancora a vedere quel lungo passo a galoppo, come se fosse un’antilope, così elegante. Poi fu in volo, e portò la palla da dietro di sé, come se fosse un elicottero. La scagliò attraverso il canestro, e solo quando la palla toccò il pavimento la folla reagì. La gente impazzì.
Grazie a questa schiacciata e a un errore di Thompson, Erving vinse il primo Slam Dunk Contest di sempre. Lo erano andate a vedere più di 15mila persone ed era stato un enorme successo, che come tante idee della ABA (il tiro da tre punti, tra le altre) sarebbe stata poi inglobata nella NBA.
– Leggi anche: L’influenza del basket da campetto nell’NBA
Il 1976 fu anche l’ultimo anno di attività per la ABA, che poche settimane dopo quello Slam Dunk Contest perse un’altra squadra. Alla fine di quella stagione, a fronte di nove anni di attività, perdite complessive per 50 milioni di dollari e un’ultima stagione particolarmente complicata, la fusione con la NBA era diventata una necessità. Ormai era possibile, dato che la sentenza della Corte Suprema che l’aveva bloccata era stata revocata.
Insieme a quattro nuove franchigie (i Nets, i Denver Nuggets, gli Indiana Pacers e i San Antonio Spurs, tutte ancora esistenti), entrarono in NBA anche i giocatori più spettacolari della ABA. Tra loro, Julius Erving ebbe un impatto enorme sul gioco e divenne un’ispirazione per moltissimi giocatori dopo di lui. Tra questi ci furono Michael Jordan e Vince Carter, che vissero alcuni dei momenti più memorabili delle loro carriere proprio durante uno Slam Dunk Contest.



