In 10 anni la Russia ha sfruttato l’Interpol per cercare centinaia di dissidenti all’estero
Almeno 400 richieste di arresto sono state revocate perché ritenute politicamente motivate, secondo un'inchiesta di BBC e Disclose

Un’inchiesta fatta da BBC e dall’associazione di giornalismo investigativo francese Disclose ha documentato come, negli ultimi dieci anni, la Russia ha sfruttato sistematicamente il sistema dell’Interpol per trovare e arrestare centinaia di dissidenti all’estero. È un problema di cui si parla da anni, ma questa è la prima volta che qualcuno riesce a fare una stima della dimensione del fenomeno.
L’Interpol è un’organizzazione internazionale di coordinamento tra polizie a cui partecipano 196 paesi (tra cui l’Italia): non arresta direttamente i sospettati, ma serve a favorire la collaborazione tra polizie nazionali.
Tra le altre cose, un paese che partecipa all’Interpol può chiedere agli altri di localizzare e fermare una persona per la quale è già stato emesso un mandato d’arresto. Nei casi di reati più gravi questo avviene emettendo avvisi chiamati “red notice” o “red diffusion”. Una red notice è una richiesta internazionale di trovare e fermare una persona, che viene verificata e poi diffusa direttamente dall’Interpol su segnalazione di un paese. Una red diffusion invece viene immessa nel sistema dell’Interpol da un singolo paese membro, e può essere rivolta solo ad alcuni paesi.

Mohamed Dkhissi, il direttore della polizia giudiziaria del Marocco (al centro), con la bandiera dell’Interpol a una sessione dell’assemblea generale il 7 novembre 2024 a Glasgow, in Scozia (Getty Images/Jeff J Mitchell)
Gli avvisi dell’Interpol hanno permesso di catturare persone accusate di crimini anche molto gravi, come il generale serbo-bosniaco Ratko Mladić o il mafioso italiano Marco Raduano. Possono però prestarsi ad abusi, per esempio se un governo usa gli avvisi per chiedere di trovare e fermare oppositori all’estero, magari inventando accuse sul loro conto che poi non vengono verificate adeguatamente dall’Interpol o dai paesi che ricevono la richiesta.
È quello che fa la Russia. Un esempio recente ha riguardato proprio l’Italia: nel 2021 a Napoli la polizia arrestò un regista teatrale ucraino, Yevhen Lavrenchuk, dopo che l’Interpol aveva emesso una red notice nei suoi confronti su richiesta della Russia. L’avviso riguardava un reato di frode, ma molto più probabilmente il vero motivo è che Lavrenchuk è un noto oppositore del presidente russo Vladimir Putin.
– Leggi anche: Il caso del regista ucraino arrestato in Italia su richiesta della Russia
In base all’avviso dell’Interpol Lavrenchuk era stato arrestato in Italia, anche se poi la ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva ordinato che venisse rilasciato, stabilendo che le accuse erano politicamente motivate.

Yevhen Lavrenchuk (Wikimedia Commons/Liliya Krivets)
In altri casi la Russia non chiede direttamente all’Interpol di emettere una red notice, ma si limita a sfruttare il sistema per chiedere alle polizie di altri paesi di localizzare o di fornire informazioni su persone che considera dissidenti, emettendo delle red diffusion o anche semplicemente usando i sistemi di messaggistica interni all’organizzazione per contattare i corpi di polizia di altri paesi.
Lo statuto dell’Interpol vieta all’organizzazione di fare interventi «di natura politica, militare, religiosa o razziale». Chi è oggetto di un ordine di cattura internazionale può rivolgersi a un organo di appello dell’Interpol, se pensa che sia stato emesso ingiustamente: la Commissione per il controllo dei file dell’Interpol (CCF), che è autonoma e indipendente.
Proprio analizzando una parte di questi appelli l’inchiesta di BBC e di Disclose ha rivelato che negli ultimi dieci anni almeno 700 persone avevano fatto ricorso alla CCF contro una red notice o una red diffusion emesse dalla Russia, e che 400 di questi ricorsi sono stati accettati. Non sono però dati completi: le persone che la Russia segnala all’Interpol ingiustamente sono probabilmente di più.

Due poliziotti controllano i documenti di un uomo a Mosca, il 25 luglio del 2023. (AP/Dmitri Lovetsky)
Dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, la Russia è stata isolata da gran parte della comunità internazionale, ed è stata anche oggetto di molte sanzioni economiche e commerciali. Non è però stata sospesa dall’Interpol, e ha continuato a essere di gran lunga il primo paese per numero di red notice e red diffusion emesse: a settembre del 2024 erano rispettivamente 4.817 e 5.240.
Non è l’unico paese che sta usando l’Interpol per cercare di perseguire i propri dissidenti. Molti governi autoritari, come quelli della Cina e della Turchia, sfruttano il sistema in modo analogo, e anche per questo motivo il numero di red notice è aumentato molto negli ultimi anni. Al momento ce ne sono più di 86mila, e la gran parte non è pubblica: c’è chi scopre di averne una su di sé solo quando deve attraversare un confine, o durante un comune controllo di polizia.
Dal 2022 l’Interpol ha aumentato alcune misure di sorveglianza interna per cercare di scartare le richieste fatte dalla Russia per motivazioni politiche. Secondo l’inchiesta però questi controlli sono stati per lo più inefficaci.



