Un corso di autodifesa, perché no
Esistono da tempo ma recentemente è aumentato l'interesse, tanto che c'è chi non sta dietro alle richieste

Il corso gratuito di autodifesa “Safe Woman” (donna sicura) è iniziato a Bergamo a ottobre e ha avuto un successo inaspettato. I 220 posti messi a disposizione sono andati esauriti in un quarto d’ora, dice Juri Ambrosioni, che lo gestisce, e così ne sono stati aggiunti 200, finiti altrettanto velocemente, e poi altri 200. Adesso il corso si sta svolgendo in otto classi, tre giorni alla settimana e in tre palestre, una delle quali messa a disposizione dal comune. Nonostante questo sono circa 600 le donne che avrebbero voluto iscriversi ma che non hanno trovato posto.
Quello di Bergamo è solo uno dei corsi di autodifesa femminile che vengono offerti sempre più spesso in Italia, e che sono frequentati da gruppi molto eterogenei di donne, anche minorenni. Ci sono quelli organizzati da gruppi femministi e quelli finanziati dai comuni, per esempio a Palermo, Arezzo e Milano, dove sta per iniziare la 99esima edizione del corso tenuto dagli istruttori della polizia locale.
Spesso si pensa che siano corsi di combattimento, dice Ambrosioni, ma il loro principale obiettivo è evitare lo scontro fisico, insegnando a riconoscere prima le situazioni di pericolo e a gestirle, in modo da acquisire più consapevolezza e fiducia.
Buona parte dei corsi di questo tipo si basa sulle tecniche del Krav Maga, un sistema di autodifesa e combattimento nato in Israele che mette insieme movimenti tipici di discipline come boxe e arti marziali. Lo scopo è riuscire a difendersi da un’aggressione nella maniera più rapida ed efficace possibile: per questo le lezioni comprendono sia una parte teorica, che serve per imparare ad analizzare le possibili situazioni di pericolo, sia una parte pratica, in cui vengono insegnate le tecniche per gestirle.
In un corso di autodifesa si spiega come divincolarsi dalle prese, quali parti del corpo colpire per indebolire l’avversario o come difendersi da situazioni come il cosiddetto car jacking, cioè le aggressioni mentre si è in auto. Non sempre è possibile evitare lo scontro, così si lavora anche sul potenziamento fisico, con esercizi come squat, plank e flessioni. Ma si impara anche a individuare rapidamente le uscite di emergenza nei posti al chiuso, o i potenziali ostacoli a una via di fuga.
Federico Fogliano, direttore della filiale italiana della Federazione internazionale di Krav Maga (IKMF), dice di non aver mai visto così tanta partecipazione: negli ultimi cinque anni il seminario della federazione ha formato circa 150mila donne in tutta Italia, ha raccontato al Messaggero. Il comune di Milano dice invece che la partecipazione ai corsi (cinque o sei edizioni all’anno, sempre a numero chiuso) è rimasta più o meno costante. Nel 2024 le donne iscritte erano state 157, l’anno scorso 139.

Una ragazza durante un corso di autodifesa organizzato in un parco a Milano, 17 settembre 2022 (AP Photo/Luca Bruno)
Le notizie di cronaca e la volontà di muoversi liberamente senza paura di subire aggressioni sono tra le motivazioni citate più spesso dalle donne che frequentano questi corsi, riferiscono gli istruttori. Secondo una recente indagine dell’Istat, praticamente una persona su due si sente poco sicura a camminare al buio da sola nella zona in cui vive e per le donne la percentuale è nettamente più alta che per gli uomini. I dati dicono comunque che le violenze subite dalle donne sono nella gran parte dei casi causate da uomini conosciuti, e in ambiente domestico: in questi casi le tecniche insegnate nei corsi di autodifesa possono avere una loro utilità – per esempio per imparare a evitare prese per i capelli o tentativi di strangolamento – ma non sono evidentemente una soluzione.
Ambrosioni fa il personal trainer e già nel 2012 aveva tenuto una lezione di difesa personale per donne, ma era un evento di una sola giornata. L’idea di proporre un corso più strutturato era venuta a sua moglie, Giulia Facchinetti, in risposta alla crescente attenzione sul tema della violenza sulle donne. Già con la prima edizione, all’inizio del 2025, il successo era stato inaspettato: puntavano a coinvolgere una cinquantina di donne, ma le richieste erano state 230.
Un altro fattore che sta contribuendo al successo di iniziative simili è che spesso questi corsi sono gratuiti: quello di Bergamo per esempio è finanziato da quattro aziende private che fanno da sponsor.
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Ambrosioni dice che l’esigenza di tutelarsi riscontrata è trasversale, così come la partecipazione. Le sue classi sono frequentate sia da ragazzine di 13 anni che da donne di 70: in una ci sono mamma, figlia e nonna, e in generale parecchie coppie di mamme e figlie o sorelle. Per il docente di difesa personale Adolfo Bei, collaboratore dell’Università di Cassino, nel Lazio, l’età si è abbassata molto e per le donne più giovani la ragione è spesso difendersi da dinamiche di bullismo.
L’autodifesa cominciò a svilupparsi nel Regno Unito già alla fine dell’Ottocento, ma diventò popolare in particolare tra i movimenti femministi di Europa e Stati Uniti degli anni Sessanta e Settanta, quando molti gruppi di donne cominciarono a praticarla per rivendicare il diritto di difendersi, e di usare il proprio corpo e la propria forza per disimparare a farsi sopraffare. Da allora si è diffusa anche in altri paesi e contesti, come ulteriore strumento per affrontare la lotta alla violenza maschile.
Questi corsi hanno anche un importante impatto psicologico, nel senso che avere un’idea più concreta di come comportarsi in possibili situazioni di pericolo permette di sentirsi più in controllo delle situazioni e quindi più tranquille. Ambrosioni racconta anche che, dopo aver partecipato alla prima edizione, una donna gli ha detto di aver deciso di andare via di casa e chiudere una relazione col compagno che la picchiava.
Oltre che nelle associazioni femministe, fino a qualche anno fa corsi di questo tipo venivano organizzati perlopiù dalle palestre di boxe, che però a volte sono ambienti frequentati soprattutto da uomini, con attività considerate violente, e che perciò possono risultare respingenti. Nella gran parte dei casi invece oggi i corsi sono pensati in contesti e modalità più protette, per rivolgersi solo alle donne.
Il caso di Bergamo intanto ha suscitato grande interesse anche al di fuori della città. Ambrosioni dice di star lavorando per replicare il corso anche a Milano e Brescia, e che ci sono aziende che hanno cominciato a regalare i corsi di autodifesa alle proprie dipendenti: lo ha fatto per esempio l’Unione Artigiani della provincia di Milano.
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Se hai bisogno di aiuto o sostegno qui c’è l’elenco di tutti i numeri telefonici dei centri antiviolenza della rete Di.Re. È anche possibile chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito, attivo 24 ore su 24 con un’accoglienza disponibile in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. In entrambi i casi si riceveranno indicazioni da persone che hanno l’esperienza e la formazione più completa per occuparsi di questa questione. È anche possibile, di fronte a una situazione di emergenza, chiamare i carabinieri o la polizia al 112



