Dopo i CCCP ci furono i CSI
Uno dei gruppi più importanti del rock alternativo italiano degli anni Novanta tornerà a suonare dopo più di vent'anni

I tre dischi del Consorzio Suonatori Indipendenti, la band più nota come CSI che fu fondata dal cantante Giovanni Lindo Ferretti e dal chitarrista Massimo Zamboni dopo lo scioglimento dei CCCP – Fedeli alla linea, sono citati di frequente tra i più importanti interpreti del rock alternativo italiano degli anni Novanta. Di sicuro sono tra i più amati e ascoltati ancora oggi: motivo per cui tanti fan hanno accolto con entusiasmo la conferma della reunion e del tour della band, che comincerà a fine agosto.
È un’operazione simile, anche se più in piccolo, a quella che Ferretti e Zamboni avevano organizzato due anni fa con i CCCP, che è stata la loro band più famosa, con un posto ancora più unico nella storia della musica italiana e fan ancora più affezionati. La reunion dei CCCP era andata molto bene, Ferretti e Zamboni avevano detto di essersi divertiti, e in più occasioni avevano anticipato che avrebbero voluto fare lo stesso con i CSI.
La storia dei CSI cominciò nel 1990, quando Zamboni e Ferretti decisero di rinnovare il suono e l’immagine dei CCCP, la band che avevano fondato 8 anni prima. Il muro di Berlino era stato abbattuto l’anno prima, e questo evento aveva reso un po’ meno efficace e dirompente l’iconografia che aveva contribuito a rendere i CCCP uno dei gruppi più influenti e amati del punk italiano degli anni Ottanta, ispirata all’immaginario sovietico e agli slogan del comunismo più ortodosso.
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Anche il nome suggeriva una sorta di continuità storica con l’esperienza dei CCCP: CSI era infatti l’acronimo di Comunità degli Stati Indipendenti, l’organizzazione internazionale composta da ex repubbliche sovietiche che aveva preso il posto dell’URSS (CCCP stava invece per SSSR, cioè la sigla dell’URSS in russo, scritto in cirillico).
Ferretti e Zamboni coinvolsero nel progetto i musicisti che avevano partecipato alle registrazioni di Epica Etica Etnica Pathos (1990), l’ultimo disco dei CCCP: il bassista Gianni Maroccolo e il tastierista Francesco Magnelli, ex membri dei Litfiba, e il chitarrista e tecnico del suono Giorgio Canali. Alla band si aggiunse anche la cantante e corista Ginevra Di Marco, moglie di Magnelli.
Nei dieci anni in cui suonarono insieme, i CSI non costruirono un immaginario paragonabile a quello dei loro predecessori. Non avevano l’immagine dissacratoria dei CCCP e nemmeno lo stesso gusto per lo spettacolo, anche perché la “benemerita soubrette” Annarella Giudici e l’“artista del popolo” Danilo Fatur, i due performer che avevano accompagnato i CCCP sul palco negli anni Ottanta, decisero di non prendere parte al progetto.
Ma furono altrettanto affascinanti e singolari dal punto di vista musicale, e raggiunsero comunque un buon successo, definendo il suono e lo stile del rock alternativo italiano e influenzando molte altre band che vennero dopo come i Marlene Kuntz e gli Afterhours.
I CSI si allontanarono dal punk, non sperimentarono con la musica elettronica e industriale come i CCCP, ma mantennero il loro gusto per la melodia e per le canzoni, così come l’immaginario ispirato a luoghi stranieri e remoti. I rimandi all’URSS scomparvero dai testi e la scrittura di Ferretti diventò più mistica, riflessiva e apocalittica: la disgregazione della Jugoslavia, la memoria storica della Resistenza italiana e le tradizioni contadine emiliane furono tra i principali riferimenti delle canzoni dei CSI, così come la fascinazione per il misticismo dell’Asia orientale e il riavvicinamento alla spiritualità e alla religione cattolica, tema che sarebbe poi diventato centrale nei suoi lavori da solista.
I CSI cambiarono approccio anche dal punto di vista discografico. Decisero fin da subito di non legarsi a una major e crearono la loro etichetta, I Dischi del Mulo, poi diventata Consorzio Produttori Indipendenti (CPI). Oltre a pubblicare i loro album, la CPI produsse i lavori di alcuni tra i gruppi più interessanti del circuito della musica alternativa emiliana, come Üstmamò, Disciplinatha, Wolfango e Acid Folk Alleanza.
La scelta di restare indipendenti era legata sia a un’esigenza di libertà creativa sia alla volontà di ridefinire il rapporto con il proprio pubblico, dopo le polemiche nate alla fine degli anni Ottanta, quando una parte dei fan dei CCCP aveva accusato Ferretti e Zamboni di essere diventati “Fedeli alla lira” in seguito alla firma di un contratto con la Virgin.
La prima apparizione pubblica dei CSI risale al 18 settembre del 1992, quando la band non aveva ancora un repertorio proprio. Quel giorno i CSI suonarono le canzoni di Epica Etica Etnica Pathos al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, in un concerto insieme agli Üstmamò e ai Disciplinatha che poi finì nel disco Maciste contro tutti.
Il primo album, Ko de mondo, uscì due anni dopo. I CSI lo registrarono in un piccolo comune del dipartimento di Finistère, nella Bretagna francese. La scelta del luogo non fu casuale: Finistère viene dal latino finis terrae (“fine della terra”), e l’idea di Ferretti e Zamboni era realizzare un disco che parlasse non soltanto della fine dell’esperienza dei CCCP, ma anche della fine della concezione dell’Europa con cui erano cresciuti, simboleggiata dal crollo del Muro di Berlino.
Ma Ko de mondo era anche un gioco di parole che storpiava Codemondo, una frazione di Reggio Emilia il cui nome significa “capo del mondo”, richiamando ancora una volta l’idea di un confine e di un limite: «Scritto così può anche voler dire k.o. del mondo: il mondo occidentale al tappeto», raccontò Ferretti.
Il disco si apriva con “A tratti”, una canzone criptica e lamentosa in cui Ferretti contestava l’idea secondo cui i musicisti debbano essere un esempio per qualcuno: «Non fare di me un idolo, mi brucerò; se divento un megafono m’incepperò», dice uno dei versi più famosi.
Alcune canzoni raccontavano l’immaginario rurale legato alle tradizioni e al comunitarismo contadino con cui Ferretti e Zamboni erano cresciuti, come “Fuochi nella notte (di San Giovanni)”; altre erano più sciamaniche e spirituali e raccontavano il rapporto di Ferretti con la religione, come “Del mondo” e “Intimisto”; e altre avevano uno stile più vicino a quello dei CCCP, come “Celluloide”.
Seguì la Linea Gotica (1996), un album che riprendeva ed espandeva i temi trattati in Ko de mondo, ma molto più pesante e incentrato sulle chitarre elettriche. “Cupe vampe”, la prima canzone, era dedicata al rogo della biblioteca di Sarajevo, mentre quella che dava il titolo al disco citava un racconto di Beppe Fenoglio. Conteneva anche una cover rumoristica e dissonante di “E ti vengo a cercare” di Franco Battiato, che fu molto apprezzata dal diretto interessato.
Il terzo e ultimo disco del gruppo, Tabula rasa elettrificata, uscì l’anno dopo: fu ispirato da un viaggio di Ferretti e Zamboni in Mongolia, e a detta di molti critici è il disco migliore dei CSI. Il titolo riprendeva la nota passione del gruppo per i giochi di parole (l’acronimo è T.R.E.) e pur essendo un disco complesso, nichilista, non immediatamente afferrabile e con pochissime concessioni all’orecchio, ottenne un successo commerciale enorme e per una settimana fu l’album più venduto in Italia, superando anche Be Here Now degli Oasis.
I CSI si sciolsero nel 2002, quando alcuni membri del gruppo si rimescolarono in un’altra formazione, i Per Grazia Ricevuta. Si riunirono temporaneamente nel 2015 col nome di Post CSI per registrare Breviario Partigiano, un disco che ricevette poche attenzioni.
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Ferretti continuò la sua carriera da solista. Da tempo vive in un paesino dell’Appennino reggiano, Cerreto Alpi, e per un po’ ha fatto parlare di sé principalmente per le cose controverse e conservatrici che diceva quando qualche giornalista andava a intervistarlo. Quando nel 2024 fu annunciata la reunion dei CCCP, raccontò che si era riavvicinato a Zamboni e avevano parlato dell’idea di rimettere su la loro prima band. Fecero una trentina di concerti in giro per l’Italia, in uno spettacolo con scenografie e coreografie simili a quelle degli anni Ottanta, e una scaletta tutta di classici. Nonostante un po’ di polemiche – che la band attira puntualmente fin dagli anni Ottanta – fu un’operazione che perlopiù convinse il pubblico e la critica.
Il tour dei CSI sarà più corto, almeno quello annunciato, e passerà principalmente tra festival di centri minori. Comincerà il 28 agosto a Marzabotto, al Festival Lupo, poi passerà il 31 agosto Castello Scaligero di Villafranca (Verona), il 2 settembre al Locus Festival di Fasano (Brindisi), il 4 settembre a Spello (Perugia), l’8 settembre al Festival resistente di Alba (Cuneo) e il 12 settembre al Sotto il Vulcano Fest di Catania. I biglietti sono stati messi in vendita venerdì mattina.
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