L’incontro fra le delegazioni di Russia, Stati Uniti e Ucraina, tutte insieme
È il primo dall'inizio della guerra in Ucraina e continuerà sabato: Zelensky ha detto che è presto per capire se sarà produttivo

È finita la prima sessione dell’incontro fra le delegazioni di Russia, Stati Uniti e Ucraina, che riprenderà sabato. È la prima volta che si incontrano tutte insieme dall’inizio della guerra in Ucraina: o per lo meno, la prima volta di cui si ha notizia. Non si hanno molte informazioni sui temi di discussione, ma di certo si continuerà a parlare di concessioni territoriali. Venerdì sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che è «troppo presto» per sapere se l’incontro sarà produttivo.
Si tiene ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e potrebbe durare fino a domenica. Non partecipano i presidenti e nemmeno i ministri degli Esteri, ma le delegazioni sono comunque di alto livello: per gli Stati Uniti ci sono il capo dei negoziatori di Trump, Steve Witkoff, e il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner. La delegazione russa è guidata dall’ammiraglio Igor Kostyukov, direttore dell’agenzia di intelligence militare GRU, mentre in quella ucraina ci sono il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e difesa, Rustem Umerov, e il capo di stato maggiore, Andrii Hnatov.
All’inizio non era chiaro il formato dell’incontro, cioè se le delegazioni si sarebbero parlate sempre nella stessa stanza. L’altra ipotesi era che gli statunitensi facessero avanti e indietro fra la delegazione russa e quella ucraina: è una pratica frequente quando a negoziare sono le parti che si stanno combattendo in una guerra. Un portavoce di Zelensky ha detto che ci sono state varie modalità di discussione: alcuni momenti insieme, altri separatamente.

Vladimir Putin stringe la mano a Jared Kushner alla presenza di Steve Witkoff a Mosca, in Russia, il 22 gennaio del 2026 (ANSA/EPA/ALEXANDER KAZAKOV/SPUTNIK/KREMLIN POOL)
Finora gli sforzi per mettere fine alla guerra fra Russia e Ucraina sono stati fallimentari, per diversi motivi. Trump, che si era detto convinto di poter facilitare un accordo di pace, ha cambiato spesso idea ma perlopiù si è schierato con le posizioni del governo russo, che finora non ha mostrato alcuna volontà di negoziare davvero un accordo di pace con l’Ucraina.
La Russia ha sempre proposto condizioni irricevibili per l’Ucraina, principalmente per guadagnare tempo e continuare a stremare l’esercito ucraino sul campo di battaglia. La richiesta principale russa riguarda la sovranità del Donbas, una regione dell’Ucraina orientale che il presidente Vladimir Putin vorrebbe gli venisse ceduta interamente, inclusi i territori che il suo esercito non ha conquistato: da un punto di vista ideologico e militare sarebbe un enorme vantaggio per la Russia, e un grande danno per l’Ucraina, che per questo non ha mai accettato. Giovedì Zelensky aveva detto che «è tutta una questione di terra. Questo è il problema che non è ancora stato risolto».
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Zelensky ha fatto diverse concessioni dal punto di vista dei negoziati, come rinunciare alla richiesta di far entrare l’Ucraina nella NATO e proporre un compromesso sui territori del Donbas, che Putin per ora ha rifiutato. Zelensky da una parte non vuole essere costretto da Trump a fare eccessive concessioni territoriali; dall’altra vuole ottenere garanzie di sicurezza solide da Stati Uniti e Unione Europea nel caso di un futuro attacco russo. A differenza di alcuni paesi dell’Unione, Trump è sempre stato meno incline a partecipare attivamente a una difesa futura dell’Ucraina, ma giovedì Zelensky ha detto che i due avevano «finalizzato» i termini di un accordo in merito: il contenuto non è ancora noto, ma dovrebbe eventualmente essere approvato dal parlamento ucraino e da quello statunitense.



