L’Italia è fortissima nello snowboard alpino
Che però alle Olimpiadi esiste in un solo formato di gara

In questa stagione di Coppa del Mondo l’Italia dello snowboard alpino ha vinto 11 gare sulle 19 finora disputate, in cui atlete e atleti italiani sono arrivati sul podio 24 volte. In nessun altro sport invernale l’Italia è così dominante. Dieci snowboarder alpini italiani (sette uomini e tre donne) hanno vinto almeno una volta in Coppa del Mondo, il massimo circuito internazionale. È perfino successo, sempre in questa stagione di Coppa del Mondo, che fossero italiani il primo, il secondo e il terzo classificato.
Tra chi si occupa di sport invernali l’Italia dello snowboard alpino è paragonata alla Germania del bob o alla Norvegia dello sci di fondo. Per qualità, quantità e costanza delle sue vittorie, l’Italia è il paese di riferimento a livello internazionale. Il problema, in vista delle Olimpiadi, è che, per quanto storicamente rilevanti, le specialità alpine sono una nicchia dello snowboard, una parte minoritaria anche in termini di gare olimpiche.
Alle Olimpiadi di Milano Cortina lo snowboard avrà gare in cinque diverse specialità, tutte organizzate a Livigno: le tre dello snowboard freestyle (big air, halfpipe e slopestyle, dette anche Park & Pipe), lo snowboard cross e poi le gare di slalom gigante parallelo, le uniche di snowboard alpino.
Snowboard cross (in cui si gareggia quattro contro quattro) e snowboard alpino sono due discipline diverse, seppur talvolta accomunate nella categoria snowboard racing. Ma per attitudine e specifiche delle attrezzature, lo snowboard cross è una sorta di via di mezzo tra lo snowboard freestyle e quello alpino.
Come si intuisce dal nome, lo snowboard alpino somiglia allo sci alpino, in cui lo slalom gigante è una delle due specialità considerate “tecniche”: sono determinanti aerodinamica e velocità (si arriva fino ai 70 chilometri orari), mentre lo stile è accessorio, data l’assenza di voti e di giudici.
Le tavole da snowboard alpino sono le più rigide e veloci in assoluto, e tra tavola e scarponi c’è una piastra che assorbe le vibrazioni. Questo tipo di snowboard – che come lo sci alpino racchiude al suo interno diverse specialità e diversi formati di gara – divenne olimpico nel 1998, anno in cui lo diventò anche l’halfpipe.
All’inizio si trattò di gare di slalom gigante su due manche, come nello sci alpino. Poi si è passati allo slalom gigante parallelo, in cui due snowboarder partono insieme su due tracciati affiancati e il più possibile uguali tra loro. Chi arriva prima al traguardo vince, e vincendo procede al successivo turno a eliminazione; chi arriva secondo è eliminato.

Le piste di slalom gigante parallelo alle Olimpiadi invernali di Pechino, nel 2022 (Clive Rose/Getty Images)
La progressiva adozione del formato parallelo, che nello sci alpino è stato quasi sempre marginale, è stata fatta per cercare di trovare una specialità che potesse essere peculiare dello snowboard alpino, e non una sorta di replica – seppur con un altro attrezzo ai piedi – dello sci alpino. Visto però che una specialità ha sostituito l’altra, dal 1998 in poi lo snowboard alpino non ha mai avuto più di una gara olimpica (ovviamente divisa tra gara maschile e gara femminile).
C’entra il fatto che lo snowboard alpino non è granché diffuso tra i praticanti amatoriali. Frequentando le piste da sci – e quindi in contesti non agonistici dove si pratica lo sci alpino – è infatti piuttosto raro vedere tavole da snowboard alpino. Le tavole più diffuse sono quelle “morbide”, pensate per il freestyle: costano meno e si trovano nei negozi, mentre quelle dello snowboard alpino sono in genere fatte su misura da ditte specializzate. Secondo alcuni puristi, inoltre, la natura controculturale dello snowboard ha poco a che fare con le discipline più racing.

Daniela Ulbing ed Ester Ledecka, nel 2022 alle Olimpiadi invernali di Pechino (Maja Hitij/Getty Images)
Cesare Pisoni, direttore tecnico delle nazionali italiane di snowboard alpino e snowboard cross, dice che uno dei motivi per cui la squadra italiana è così forte è che i materiali a disposizione sono molto performanti. E che questo è a sua volta una conseguenza del lungo dominio italiano, perché snowboarder di grande esperienza come Maurizio Bormolini (31 anni) e Roland Fischnaller (45 anni ma ancora in attività e molto forte) sono «come dei collaudatori di Formula 1».
Al contrario della Formula 1, però, nello snowboard alpino non girano molti soldi. L’attrezzatura completa per praticare questa specialità ad alti livelli costa circa 3mila euro, e in certi casi gli atleti devono addirittura pagarsela di tasca loro. Alcuni hanno perfino altri lavori: Mirko Felicetti, che ha 33 anni e 15 podi in Coppa del Mondo, per esempio è falegname.
Con Bormolini, Fischnaller e Felicetti, dovrebbe andare alle Olimpiadi Aaron March: tutti e quattro hanno vinto in questa stagione di Coppa del Mondo. Tuttavia, per Pisoni non sarà facile fare le convocazioni perché i posti sono solo quattro, ma gli italiani forti – e in grado di giocarsela per una medaglia olimpica – sono molti di più.

Roland Fischnaller il 10 gennaio a Scuol, Svizzera (Gian Ehrenzeller/Keystone via AP)
Avere solo una possibilità di vincere una medaglia olimpica «dà un po’ fastidio» a tutti gli snowboarder alpini, dice Lucia Dalmasso, sei volte vincitrice in Coppa del Mondo. Fischnaller fa notare che nella sua lunghissima carriera olimpica – iniziata alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 – ha avuto solo sette possibilità di vincere una medaglia (tra chi fa biathlon, sci alpino o sci di fondo c’è invece chi può puntare a diverse medaglie a ogni edizione delle Olimpiadi). Per di più in uno sport pieno di variabili e imprevisti, in cui basta un piccolo errore per essere eliminati.
Peraltro, anche questa singola gara di snowboard alpino è a rischio. Similmente alla combinata nordica, lo snowboard alpino è poco diffuso al di fuori dell’Europa e non molti atleti extraeuropei arrivano con continuità sul podio. Due esempi sono la giapponese Tsubaki Miki e lo statunitense Cody Winters, che è anche uno dei pochissimi snowboarder che gareggia (e va sul podio) sia nello snowboard alpino che nello snowboard cross.
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