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  • Lunedì 19 gennaio 2026

Il Vietnam prova a diventare ricco in fretta

Prima che la sua popolazione invecchi: questa settimana il Congresso del Partito Comunista sceglie o riconferma i leader del paese

Il Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam, To Lam, al Congresso del partito nella capitale Hanoi, il 19 gennaio del 2026 (An Van Dang/VNA via AP)
Il Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam, To Lam, al Congresso del partito nella capitale Hanoi, il 19 gennaio del 2026 (An Van Dang/VNA via AP)
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Lunedì il Partito Comunista del Vietnam comincia il Congresso che dovrà definire la nuova leadership del paese. Dura una settimana e si tiene ogni cinque anni, ma questo è considerato particolarmente importante. Il Vietnam sta attraversando un periodo di grande crescita economica e ha probabilmente una delle ultime possibilità di migliorare la propria situazione prima di dover fare i conti con l’invecchiamento della popolazione: deve insomma «diventare ricco prima di diventare vecchio», ha riassunto il New York Times. Oggi la maggior parte della popolazione vietnamita è in età lavorativa, ma nel prossimo futuro i tassi di natalità in diminuzione porteranno a un generale invecchiamento della società.

Il Vietnam riunificato è un paese comunista da cinquant’anni: tutte le cariche più importanti vengono decise dal Partito Comunista, che redige anche i piani politici ed economici per il futuro. Quelli attuali sono ambiziosi: prevedono una crescita del Prodotto interno lordo pro capite del 70 per cento entro il 2030 e la trasformazione del paese in un’economia ricca e completamente sviluppata entro il 2045.

Quest’anno il Congresso dovrebbe anche aumentare la concentrazione di poteri nell’attuale Segretario generale del Partito Comunista, To Lam, e ridurre l’influenza della componente militare, che è stata potente e centrale sin dalla fine della guerra contro il Vietnam del Sud sostenuto dagli Stati Uniti, nel 1975.

I delegati al Congresso di Hanoi, il 19 gennaio 2026 (Bui Cuong Quyet/VNA via AP)

Il Vietnam ha 102 milioni di abitanti. Tra il 2010 e il 2020 il numero di quelle in stato di povertà si è più che dimezzato, passando da oltre 12 milioni a 5 milioni, grazie a molte riforme basate su un sistema di economia di mercato a orientamento socialista (sul modello cinese). Dagli anni Novanta il PIL del paese cresce stabilmente intorno al 6-7 per cento l’anno, uno tra i tassi più alti al mondo, e dopo la crisi causata dalla pandemia l’economia si è risollevata tornando agli stessi livelli di crescita. Nel 2025 il PIL è cresciuto intorno all’8 per cento (sono ancora stime non definitive), per il 2026 l’obiettivo è il 10 per cento.

Alla base della crescita ci sono industrie manifatturiere favorite dalla disponibilità di manodopera a basso costo e dalla posizione geografica che favorisce l’invio merci all’estero. La stabilità politica costituita dal rigido e autoritario assetto comunista ha favorito gli investimenti stranieri.

L’ingresso del Centro Congressi Nazionale di Hanoi dove si tiene il Congresso, il 19 gennaio 2026 (EPA/LUONG THAI LINH)

Il paese è guidato da quelli che vengono definiti i “quattro pilastri”: il segretario generale del partito, il presidente, il primo ministro e il presidente del parlamento. In questi decenni i ruoli sono stati perlopiù divisi, per evitare leadership troppo personali.

Le nomine sono decise con un lungo processo interno al Partito Comunista. Le elezioni si tengono solo per il parlamento, ma con un unico partito e nessuna rappresentanza delle opposizioni e delle minoranze: non è un processo democratico. Gli oltre 5,5 milioni di iscritti al Partito Comunista nominano 1.586 delegati al Congresso, che a sua volta ne nomina i 200 membri del Comitato Centrale. Questi 200 scelgono tra i 17 e i 19 membri del Politburo, l’organo più potente del paese. Tra i membri del Politburo vengono infine scelti il Segretario generale e gli altri ruoli di vertice.

Le scelte sono il risultato di lunghe trattative interne, che il Congresso di fatto certifica e ufficializza.

Lam, l’attuale Segretario generale, ha 68 anni ed è in carica dall’agosto del 2024, dopo la morte del suo predecessore, Nguyen Phu Trong. In meno di un anno e mezzo ha attuato riforme importanti: ha modificato il sistema governativo delle province, eliminato migliaia di incarichi locali, portato avanti una campagna anticorruzione iniziata quando era a capo del ministero di Pubblica sicurezza e facilitato l’iniziativa privata a livello industriale (sempre controllata centralmente).

Ci si aspetta che Lam venga confermato come Segretario generale del partito. È possibile, seppure più incerto, che assuma anche la carica di presidente del Vietnam al posto del generale Luong Cuong, che dovrebbe andare in pensione: questo aumenterebbe l’accentramento dei poteri.

To Lam a settembre del 2025 (Athit Perawongmetha/Pool Photo via AP)

Anche il primo ministro Pham Minh Chinh, 67 anni, andrà in pensione e dovrebbe essere sostituito dal membro più giovane del Politburo, Le Minh Hung, di 55 anni, che ha una formazione economica ed è stato a capo della banca statale. Il presidente del parlamento Tran Thanh Man dovrebbe essere confermato, mentre saranno promossi in ruoli ministeriali molti politici considerati legati a Lam.

Il programma economico del nuovo governo dovrebbe cercare di superare il modello basato sulle industrie manifatturiere a bassa specializzazione dando maggiore attenzione ai settori tecnologici e scientifici, e in particolare allo sviluppo del settore dei semiconduttori e dei chip.

Di recente la crescita economica è stata favorita anche dal trasferimento in Vietnam di molte industrie cinesi, in risposta ai dazi statunitensi verso la Cina. I dazi sono un problema anche per il Vietnam: attualmente non è stato ancora finalizzato un accordo commerciale con gli Stati Uniti di Donald Trump, che aveva prima minacciato dazi al 46 per cento, per poi fissarli al 20 per cento. Nonostante questo, le esportazioni del Vietnam non sono diminuite sensibilmente: quasi un terzo sono dirette proprio verso gli Stati Uniti, ma le riforme attese del sistema industriale sono viste anche come una misura per ridurre la dipendenza dal mercato statunitense.

La guardia d’onore all’apertura del Congresso, il 19 gennaio 2026 (AP Photo/Hau Dinh)

Il successo delle politiche economiche passerà anche dall’aumento dei salari e delle persone appartenenti alla classe media.

La stabilità dello stato è garantita da un’attiva repressione e da un controllo totale della vita politica da parte del Partito. Ma il miglioramento diffuso delle condizioni economiche è una condizione necessaria per mantenere la pace sociale ed evitare che una parte consistente della popolazione metta in discussione la limitazione delle libertà politiche e personali. Lam ha infatti promosso una retorica che enfatizza il concetto di «un’era di crescita nazionale», sfruttando la fase in cui la forza lavoro è ancora disponibile e numerosa. Sarà riproposta anche nell’attuale Congresso e perseguita soprattutto con maggiore apertura verso l’iniziativa privata: le aziende pubbliche restano poco competitive e produttive.