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  • Giovedì 15 gennaio 2026

L’enorme multa che l’Italia paga per i rifiuti in Campania non è più così enorme

In dieci anni la sanzione imposta dalla Commissione europea è passata da 120mila a 20mila euro al giorno

Rifiuti per le strade di Napoli il 10 novembre 2010 (ANSA/Ciro Fusco)
Rifiuti per le strade di Napoli il 10 novembre 2010 (ANSA/Ciro Fusco)
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La Commissione Europea ha ridotto l’ingente multa che l’Italia paga da dieci anni per ogni giorno di cattiva gestione dei rifiuti in Campania. Con una sentenza del luglio del 2015, la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva condannato lo stato italiano e attivato una procedura di infrazione, perché in Campania non era stata creata una rete sufficiente di impianti per smaltire i rifiuti in modo sicuro per la salute e per l’ambiente, in violazione di una direttiva europea del 2006. La sanzione era di 20 milioni di euro, a cui si aggiungevano 120mila euro per ogni giorno di violazione.

Dopo diversi miglioramenti nelle infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti la multa è stata più volte ridotta, l’ultima volta qualche giorno fa: ora la sanzione è diventata di 20mila euro al giorno. Per azzerarla del tutto però serviranno ulteriori interventi.

La gestione dei rifiuti in Campania è un problema che va avanti da decenni, tanto che già nel 1994 il governo aveva nominato un commissario straordinario per occuparsene. Ha a che fare con ritardi nella costruzione degli impianti, con una scarsa attenzione per la raccolta differenziata, con smaltimenti illeciti di rifiuti e in generale con una pianificazione sbagliata dello smaltimento, che in alcuni casi ha lasciato spazio a infiltrazioni della criminalità organizzata. La Corte di giustizia europea si occupa di questo problema dal 2007, e già nel 2010 aveva emesso una sentenza nella quale aveva evidenziato le carenze nella gestione dei rifiuti nella regione.

Cinque anni dopo la Commissione aveva chiesto che l’Italia, non avendo fatto nulla per rimediare, fosse multata. Le carenze segnalate riguardavano in particolare tre tipologie di impianti: quelli di incenerimento e termovalorizzazione (il processo con cui si produce energia bruciando i rifiuti), quelli per lo smaltimento dei rifiuti organici e le discariche. La Corte stabilì il pagamento di una multa di 40mila euro al giorno per ogni categoria, per un totale, appunto, di 120mila euro. Dalla sua introduzione fino a gennaio del 2023 (ultimo dato ufficiale disponibile) la sanzione sui rifiuti campani è costata allo stato più di 325 milioni di euro, secondo la Corte dei Conti.

Dopo la procedura di infrazione, la giunta regionale del presidente Vincenzo De Luca approvò nel 2016 un piano di gestione dei rifiuti, nel quale era previsto l’avvio di 11 impianti di smaltimento dei rifiuti organici, con un investimento di oltre 200 milioni di euro. Il progetto prevedeva anche la raccolta differenziata di almeno il 65 per cento dei rifiuti entro il 2020. Il piano però ha subito alcuni rallentamenti, secondo la regione dovuti alla pandemia, a difficoltà per individuare i luoghi dove costruire i nuovi impianti e alla discontinuità politica nei diversi mandati delle amministrazioni locali.

Nel 2022 la Commissione ridusse la multa giornaliera all’Italia da 120mila a 80mila euro, dopo che era stato collaudato e messo in funzione un impianto di smaltimento di rifiuti a Caivano, in provincia di Napoli, per il trattamento delle ecoballe (cioè grossi blocchi di rifiuti indifferenziati compattati). La Commissione aveva valutato che l’attivazione dell’impianto fosse sufficiente a garantire l’impegno, preso dalla regione, a smaltire i cosiddetti rifiuti “storici”, cioè quelli stoccati da molto tempo sotto forma di ecoballe e diffusi in tutta la regione. I 40mila euro tolti, in pratica, corrispondevano alla parte di multa per gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione.

Nel 2024 il piano di gestione dei rifiuti è stato aggiornato e le scadenze sono state spostate più in là: l’obiettivo del 65 per cento della differenziata è stato fissato, nello scenario meno ottimistico, per il 2030. Nel 2024, anno degli ultimi dati disponibili, la Campania era ferma a poco più del 55 per cento. Intanto a novembre del 2024 è stato avviato il primo impianto per lo smaltimento dei rifiuti organici, tra quelli previsti dal piano: si trova a Tufino, vicino a Napoli. A ottobre del 2025 ne è stato inaugurato un altro poco distante, a Pomigliano d’Arco. Gli altri dovrebbero entrare in funzione entro il 2029.

Dopo la costruzione di questi primi impianti per i rifiuti organici, la Commissione Europea ha ridotto la multa giornaliera di altri 40mila euro (corrispondenti alla parte per lo smaltimento dei rifiuti organici), portandola a 40mila. Con l’attivazione di un’altra struttura per il trattamento delle ecoballe a Giugliano l’ha ulteriormente dimezzata. Per azzerarla, la regione dovrà dimostrare alla Commissione di aver predisposto discariche con una capienza sufficiente a contenere i rifiuti che ora vengono mandati fuori regione per essere smaltiti.