Per cambiare le cose nel cinema americano ci vuole Ben Affleck

La società di produzione che ha aperto insieme a Matt Damon ha un modello unico nel settore, che ora ha convinto anche Netflix

Ben Affleck e Matt Damon alla prima di The Rip (Arturo Holmes/WireImage)
Ben Affleck e Matt Damon alla prima di The Rip (Arturo Holmes/WireImage)
Caricamento player

Dal 16 gennaio è su Netflix The Rip, un film con Matt Damon e Ben Affleck per cui Netflix ha accettato un accordo come non ne aveva mai accettati. The Rip è infatti prodotto da Artists Equity, società di produzione fondata proprio da Damon e Affleck tre anni fa, con un modello economico unico, basato sulla divisione dei profitti tra tutte le persone che fanno il film, incluse le maestranze.

In tre anni questo modello ha portato Artists Equity a produrre film per adulti, fuori dai franchise e con budget sostanziosi, come poche altre società sono in grado di fare. I successi sono stati alterni, ma il fatto che ora Netflix abbia accettato una forma di compensazione che non aveva mai concesso prima è il segnale più grande che forse l’approccio di Artists Equity può cambiare qualcosa.

L’idea di Artists Equity di compensare tutta la troupe con i profitti del film le permette di produrre film che costerebbero molto senza però spendere granché fino a che non arrivano i guadagni. Secondo questo modello tutti vengono pagati all’inizio meno di quello che riceverebbero per un film prodotto normalmente, ma comunque una cifra dignitosa. Il resto viene corrisposto in percentuale sui profitti. Se ci sono. È un modello rischioso, il cui successo si basa sulla capacità di Damon e Affleck di usare i loro nomi, la loro presenza e la loro influenza per ottenere contratti di distribuzione che garantiscano quei profitti.

È anche un modo più equo di compensare, che in caso di successo consente a tutti di guadagnare di più, ma che non è per forza amato dalle maestranze, che tendono a preferire soldi garantiti subito. La strategia di Affleck e Damon però, al momento, sembra vincente.

The Rip – Soldi sporchi è uno dei film più importanti della società, perché ci recitano sia Affleck che Damon. È un poliziesco di maggior qualità rispetto a quelli che si vedono sulle piattaforme o al cinema, non è fatto al risparmio ma spendendo come si faceva venti anni fa. All’interno dell’accordo Netflix ha comprato il film, che quindi non uscirà al cinema ma solo sulla piattaforma, pagando una cifra iniziale minore rispetto al solito e poi anche un bonus in base alla performance dei primi 90 giorni. Si tratta di una cifra che cambia all’aumentare delle ore di visione, con un tetto massimo se dovesse diventare il film più visto di sempre su Netflix.

Le piattaforme pagano solitamente tanto per i film ma non prevedono nessuna forma di compensazione in caso di successo, cosa che ha condizionato molto il modo in cui si fanno i film. Questo modello è infatti vantaggioso per i film con poche speranze, ma dannoso per il tipo di film che Affleck e Damon hanno fatto di più: quelli con ambizioni di qualità. Anche per questo le società di produzione sono finite a investire soprattutto su film sicuri, come i grandi franchise dal pubblico ampio, e meno su quelli originali, per un pubblico adulto e con un budget sostanzioso.

I film medi per un pubblico adulto erano stati per molto tempo quelli più redditizi, anche se già negli anni ’90 incassavano poco rispetto al loro costo. Come ha spiegato bene Matt Damon a Hot Ones, quando il mercato home video era florido costituiva per quei film un incasso paragonabile a quello al cinema. Con queste due fonti di reddito era difficile che non andassero almeno in pari e quindi se ne facevano molti. Il sesto senso, I soliti sospetti, Codice d’onore, Pretty Woman, Erin Brockovich, Shakespeare in Love, Il silenzio degli innocenti e Le ali della libertà sono tutti film che rientrano in questa definizione. La pirateria prima e il sistema di retribuzione delle piattaforme poi hanno reso quei film imprese molto rischiose.

Netflix ha chiarito che questo accordo non implica un cambio di modello, e che si tratta di un caso unico. Per Artists Equity però è una grande vittoria, che viene dopo tre anni di film che non hanno avuto sempre un alto gradimento ma hanno quasi sempre portato profitto.

Il primo film di Artists Equity era stato Air – La storia del grande salto, del 2023, la storia di alcuni dipendenti della Nike che decisero di creare una scarpa per un giocatore di pallacanestro promettente ma sconosciuto: Michael Jordan. È un film di recitazione e scrittura di qualità, è stato diretto da Ben Affleck, che recita anche in un ruolo minore, e Matt Damon ne è protagonista. Air è costato 90 milioni di dollari (non poco) e nonostante nei cinema abbia incassato più dei film di questo tipo è arrivato solo a pareggiare il budget (per fare profitto bisogna incassare almeno il doppio perché dei soldi di ogni biglietto metà va al cinema e l’altra al film). Tuttavia già prima di essere distribuito aveva chiuso un accordo per andare in esclusiva su Prime Video, con buoni profitti.

Dopo Air hanno fatto qualche documentario, genere a basso costo e alta resa. I film maggiori sono stati poi Instigators (con Matt Damon), comprato da Apple TV in esclusiva e quindi di buon profitto, anche se in generale piaciuto poco; Inarrestabile, un film sportivo con Jennifer Lopez (all’epoca compagna di Affleck) che a sua volta è andato bene solo economicamente, grazie ad Amazon che l’ha distribuito al cinema e preso in esclusiva per Prime Video; e The Accountant 2, secondo film di una serie con Affleck, ugualmente distribuito in sala e poi su piattaforma da Amazon.

Un sonoro insuccesso invece è stato Kiss of the Spider Woman, sempre con Jennifer Lopez e uscito in diversi paesi ma non in Italia.

Affleck e Damon sono amici da quando erano ragazzi, e nonostante siano diventati noti come attori sono anche sceneggiatori. Affleck poi è anche un apprezzato regista. Il film che cambiò le loro carriere fu Will Hunting – Genio ribelle di Gus Van Sant, che era basato su una loro sceneggiatura per la quale vinsero l’Oscar. Era proprio il tipo di film medio per un pubblico adulto che poi hanno continuato a fare con Artists Equity, Affleck soprattutto come regista e Damon invece come attore.

Come per qualsiasi carriera importante poi i due hanno anche partecipato a molti blockbuster, a saghe cinematografiche o a film per ragazzi. Tuttavia, a differenza di altri attori più o meno paragonabili, come Brad Pitt, George Clooney o Leonardo DiCaprio, sono entrambi rimasti molto legati a quel tipo di storie, piccole nella portata rispetto ai blockbuster o molto di genere (quelle che una volta si chiamavano di serie B).

Frustrati dal non riuscire più a trovarne, hanno fondato Artists Equity. Affleck è CEO dell’azienda, Matt Damon invece è CCO (Chief Creative Officer) e hanno trovato un investimento iniziale importante da un finanziatore. Alcuni testimoni raccontano che in realtà sia Affleck quello davvero dedito alla società. È in esclusiva con Artists Equity, e quindi se qualcuno vuole fare un film con lui deve per forza passare dalla società, e in generale si dice che tenda a prendere molte decisioni.

Artists Equity ha ora dimostrato di poter funzionare anche quando i film non riescono bene. Quello che non ha ancora dimostrato è di riuscire a funzionare anche con film che non prevedono nel cast nessuno dei due fondatori.