«L’ultimo posto davvero bello sul web»
In 25 anni Wikipedia ha resistito ai cambiamenti peggiori di internet, ed è migliorata dove doveva farlo

Nella terza stagione della sitcom The Office uno dei protagonisti, il capo Michael Scott, parla del suo sito internet preferito. «Wikipedia è la cosa migliore di sempre», dice, «perché chiunque al mondo può scrivere di qualsiasi tema – e quindi sai che stai ottenendo le migliori informazioni possibili». Era il 2006, l’“enciclopedia libera” esisteva da cinque anni e conteneva già oltre 4 milioni di voci in più di 200 lingue, ma aveva comunque la fama di essere una fonte poco affidabile. A far ridere, anzi, era proprio che Michael potesse essere così idiota da fidarsi di Wikipedia.
A distanza di 25 anni dalla fondazione la situazione è nettamente cambiata, e non solo perché nel frattempo il sito è diventato la più grande e aggiornata enciclopedia mai realizzata. Mentre internet peggiora e i siti internet più belli e amati chiudono, Wikipedia è rimasta uno dei pochi grandi esempi di un altro internet: gratuito, indipendente, devoto alla missione di fornire informazioni quanto più accurate possibili al più grande numero di persone, nonostante i crescenti attacchi politici. Per questo, nel 2020 un giornalista ed esperto di Wired l’ha definita – senza ironia – «l’ultimo posto davvero bello del web».
Intanto, nella lista dei dieci siti più visitati al mondo è l’unico a essere gestito da un’organizzazione senza scopo di lucro. Accumula pochissimi dei dati degli utenti e viene gestita da un’organizzazione non profit finanziata in larga parte da piccoli donatori. La Wikimedia Foundation non ha alcun controllo editoriale sui contenuti, ma serve a garantire l’infrastruttura tecnica e amministrativa. Per il resto, il progetto è mantenuto da volontari che seguono una serie di regole molto puntigliose.
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La struttura attuale è il risultato di un processo tutt’altro che programmato. Dopo aver lavorato a una piattaforma “per uomini” che permetteva peraltro di cercare informazioni sulle principali pornostar in circolazione, Jimmy Wales cominciò a pensare che sarebbe stato bello creare un’enciclopedia virtuale gratuita. Il primo tentativo si chiamava Nupedia, e seguiva un modello piuttosto tradizionale: Wales e il cofondatore Larry Sanger invitavano ricercatori e altri esperti a scrivere le voci di temi su cui erano ferrati, e queste venivano pubblicate dopo aver attraversato un lungo e rigoroso processo di editing e approvazione. Dopo un anno, su Nupedia c’erano appena 20 voci.
Per accelerare il processo decisero di sperimentare anche con un progetto parallelo, basato sulla tecnologia delle “wiki”: pagine web collaborative e liberamente modificabili che fino a quel momento venivano usate principalmente per gestire progetti di gruppo a distanza. Il 15 gennaio 2001 aprirono al pubblico la possibilità di creare nuove voci enciclopediche su questo sito, chiamato Wikipedia. Nei primi dodici mesi, ne vennero pubblicate più di 20mila. Sanger avrebbe lasciato il progetto poco dopo, sia per motivi economici sia perché lui e Wales avevano opinioni divergenti su come gestire al meglio un’enciclopedia aperta.

La prima homepage di Wikipedia, nel 2001 (Web Archive)
Alla base della crescita di Wikipedia c’erano alcune regole chiave: i partecipanti non potevano pubblicare informazioni che non potessero essere verificate su fonti primarie, che andavano citate e incluse correttamente in ogni voce. Soprattutto, le voci dovevano essere scritte con “un punto di vista neutro”. Nella pratica, voleva dire che anche sugli argomenti più divisivi – l’aborto, le leggi sulle armi, il cambiamento climatico – le voci non dovevano determinare cosa fosse vero o falso in assoluto, ma documentare tutti i punti di vista rilevanti con fonti verificabili, lasciando al lettore trarre le proprie conclusioni. Nel 2019, uno studio pubblicato su una delle riviste di Nature ha determinato che gli articoli sui temi più controversi sulla piattaforma sono anche quelli di maggiore qualità.
Il risultato, come ha scritto Josh Dzieza su The Verge, è un sito che «sembra ignorare tutto ciò che abbiamo imparato sul comportamento umano online: uno spazio pieno di sconosciuti anonimi che discutono di argomenti controversi e, invece di dividersi in fazioni e litigare, collaborano per costruire qualcosa di valore». È, in altre parole, «una delle poche piattaforme online che non impiega un’enorme potenza di calcolo per dirti esattamente ciò che vuoi sentire».
Ancora oggi quando due o più editor si trovano in disaccordo su un tema non discutono su chi abbia ragione ma su quale posizione si conformi meglio alle regole di Wikipedia. In larga parte chi ha fatto propria la cultura della piattaforma spesso trova spassoso, e non tedioso, partecipare a queste lunghissime discussioni, anche perché nel tempo si è sviluppata anche una serie di battute e memorie condivise che contribuiscono a rafforzare il senso di comunità.
Oggi Wikipedia ha centinaia di migliaia di editor attivi: soltanto quella in inglese è mantenuta da circa 265mila volontari che partecipano regolarmente, a cui si aggiungono migliaia di altre persone che contribuiscono una sola volta, o per un periodo limitato di tempo. Il numero di redattori, però, è in calo da qualche anno, così come quello degli amministratori, fondamentali per la manutenzione del sito e l’applicazione delle politiche.
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C’è poi il tema della composizione della comunità: da anni c’è chi fa notare che la stragrande maggioranza degli editor sono uomini bianchi che vivono in America o in Europa. Dato che gli editor lavorano soprattutto sui temi che li appassionano o che ritengono importanti, l’enciclopedia è piena di voci minuziosissime su battaglie minori della Seconda guerra mondiale, per esempio, mentre ignora figure ed eventi meno conosciuti in Occidente ma comunque importantissimi per milioni di persone. Vale lo stesso per le voci dedicate alle donne, notoriamente sottorappresentate.
Al netto di questa lacuna, che la Wikimedia Foundation sta cercando di colmare da anni con iniziative specifiche, è innegabile che le dinamiche in atto su Wikipedia siano molto distanti da quelle che si trovano oggi su gran parte del web commerciale. Il sito, peraltro, negli ultimi decenni ha sostenuto più volte attivamente battaglie internazionali a favore della libertà di informazione e del web libero. «Wikipedia eccelle anche in termini di trasparenza. Tutti vedono esattamente le stesse informazioni; non ci sono algoritmi che tracciano il tuo comportamento o ti propongono contenuti per generare profitti», si legge in una recente lettera aperta pubblicata dalla fondazione. «È l’unico sito di queste dimensioni con standard di verificabilità, neutralità e trasparenza di questo calibro, ed è una risorsa essenziale per rispondere alle esigenze informative di migliaia di persone».
Anche per questo, da anni Wikipedia è particolarmente invisa a governi autoritari e movimenti politici che vogliono controllare il flusso di informazioni che arriva ai cittadini. Al contrario delle testate giornalistiche tradizionali, Wikipedia è creata da migliaia di volontari per la maggior parte anonimi sparsi in tutto il mondo, e quindi difficili da perseguire. Non è finanziata da governi o pubblicità, e quindi è difficile da boicottare. Ed è così popolare e utile che persino governi più repressivi di solito evitano di bloccarla del tutto.
Da parte propria la Wikimedia Foundation, quasi sempre, resiste a queste pressioni. Nel 2017, per esempio, si è rifiutata di cancellare alcuni articoli che il governo turco voleva fossero rimossi, ed è stata bloccata nel paese per tre anni prima che la Corte costituzionale turca ne ordinasse la riapertura. Al momento è del tutto vietata in Cina, e viene regolarmente oscurata in paesi come Russia, Iran e Myanmar. Dal 2024 è peggiorata anche la pressione da parte del Partito Repubblicano e dei media ultraconservatori statunitensi, che accusano regolarmente l’enciclopedia di essere troppo sbilanciata a favore di posizioni progressiste e liberali.
Un editor di lunga data intervistato di recente da Josh Dzieza, però, sostiene fermamente che l’enciclopedia debba continuare a funzionare come sempre, senza reagire alle provocazioni. «Le persone ci vedono come credibili perché non attacchiamo, perché forniamo semplicemente informazioni a tutti, sempre, in modo noioso», ha detto. «A volte essere noiosi va bene. Essere noiosi vuol dire essere credibili».



