Cosa c’è nell’inchiesta sui presunti abusi sessuali di Julio Iglesias
Due sue dipendenti lo hanno accusato di molestie e violenze e altre hanno raccontato di essere state obbligate a fare esami ginecologici

Martedì l’autorevole quotidiano spagnolo El Diario ha pubblicato un’inchiesta in cui raccoglie le testimonianze di due ex dipendenti del cantante spagnolo Julio Iglesias che lo accusano di molestie e violenza sessuale. Una delle due lo ha accusato di averla costretta per mesi ad avere rapporti sessuali non consensuali. I fatti risalirebbero al 2021 e al 2022 e sarebbero avvenuti nelle sue ville di Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, e di Lyford Cay, alle Bahamas.
Le due ex dipendenti del cantante hanno fatto denuncia alla procura spagnola che ha avviato un’indagine. Gli avvocati delle donne sostengono che gli abusi di cui sono state vittime rientrino in un sistema più ampio, e che Iglesias sia colpevole di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù.
El Diario, che ha lavorato per tre anni a questa inchiesta, dice che le testimonianze delle due donne coincidono con altri racconti e testimonianze raccolti. I testimoni sentiti da El Diario descrivono la villa di Iglesias come un ambiente fortemente gerarchico. Il personale era diviso tra addetti al servizio domestico e lavoratrici con incarichi specifici, come fisioterapiste o accompagnatrici, e che le domestiche dovevano chiamarle “signorine”. A coordinare tutto c’erano dei dipendenti “responsabili”, che facevano da capi agli altri.
Sempre secondo El Diario le donne scelte come domestiche erano molto giovani e provenienti da quartieri poveri. Erano tutte stagiste e venivano selezionate per il loro aspetto fisico, tanto che la prima cosa che veniva loro chiesta quando rispondevano agli annunci di lavoro erano delle fotografie. Inoltre mentre lavoravano per Iglesias non potevano avere un fidanzato e spesso non potevano nemmeno uscire dalla casa.
Nella denuncia, gli avvocati delle due donne sostengono che le molestie sarebbero cominciate all’inizio del rapporto di lavoro e sarebbero state continuative. Le donne sarebbero state oggetto di proposte sessuali, commenti a sfondo sessuale e atteggiamenti umilianti. Per una delle due donne, che lavorava come domestica, vengono menzionati anche episodi di violenza fisica. La donna ha raccontato di essere stata afferrata per i capelli e scossa davanti ad altre lavoratrici e di aver subito abusi sessuali che le avrebbero provocato segni visibili sul corpo, come lividi e morsi.
L’altra donna, che lavorava come fisioterapista, ha raccontato che Iglesias l’avrebbe baciata e toccata sul seno senza il suo consenso e che le avrebbe rivolto spesso domande inopportune sul suo corpo e sulla sua vita privata. Ha aggiunto di avere una posizione lavorativa migliore rispetto alle domestiche, con più diritti e benefit, tra cui una stanza personale, e di essere riuscita in parte a opporsi a quei comportamenti, cosa che secondo lei per altre donne non era stata possibile.
Oltre alle presunte violenze e molestie, nella denuncia vengono anche segnalate possibili violazioni della normativa sul lavoro: mancanza di contratto, condizioni irregolari, assenza di pause e comportamenti ritenuti lesivi della privacy e della dignità personale. In uno dei casi viene citato anche il reclutamento senza un permesso di lavoro adeguato.
Gli avvocati delle due donne hanno detto che all’interno delle case di Iglesias il clima era di pressione costante, con urla, umiliazioni e atteggiamenti intimidatori, spesso davanti ad altri dipendenti. All’interno della denuncia viene inoltre dato molto peso allo squilibrio economico e di potere tra datore di lavoro e dipendenti.
La donna che ha accusato Iglesias di violenza sessuale e un’altra assunta come domestica dicono anche che le avrebbe costrette a sottoporsi a test per le malattie sessualmente trasmissibili e a controlli ginecologici mentre lavoravano per lui. Una di loro ha raccontato che Iglesias aveva fatto accompagnare una decina di dipendenti da un ginecologo, tutte insieme, per sottoporle a test e controlli. ElDiario ha avuto accesso alla documentazione clinica di alcune delle ragazze e, sulla base dei documenti esaminati, ha potuto verificare che almeno cinque di loro si erano effettivamente sottoposte a questi esami nello stesso periodo.
Nonostante il personale delle ville fosse numeroso, solo le stagiste che lavoravano come domestiche venivano inviate dal ginecologo. I risultati dei test, secondo le testimonianze, venivano poi esaminati dai responsabili. A gestire l’organizzazione era la governante che, secondo una delle testimoni, era complice di Iglesias: aveva creato un gruppo WhatsApp con le dipendenti in cui chiedeva loro di effettuare i test e di inviarle i risultati. El Diario ha potuto vedere alcuni di questi messaggi, nei quali la governante sollecitava l’invio dei referti medici. Richiedere esami ginecologici alle dipendenti è contrario al codice del lavoro dominicano ed è illegale.



