È tosta allenare il Real Madrid
Ha sempre altissime aspettative e calciatori molto difficili da gestire: lo dimostrano la stagione e l'esonero di Xabi Alonso

L’allenatore di calcio non ha un lavoro facile. Spesso viene considerato il primo responsabile delle sconfitte, e se la stagione va male è di solito il primo a essere mandato via. L’allenatore del Real Madrid fa un lavoro ancora più difficile. Pure un apprezzato ex calciatore della squadra, tatticamente preparato e dalla grande personalità come Xabi Alonso non ce l’ha fatta. Era arrivato solo la scorsa estate, dopo essersi affermato come uno dei più promettenti e ambiziosi allenatori europei, e aveva iniziato molto bene, ma dopo un paio di mesi sottotono è stato esonerato il 12 gennaio. Al suo posto è arrivato Álvaro Arbeloa, allenatore del Real Madrid B.
Il Real Madrid è la più prestigiosa squadra di calcio al mondo, e una delle più vincenti. Negli ultimi dodici anni ha vinto sei volte la Champions League, e ci hanno giocato molti dei calciatori più forti di sempre. C’entra il fatto che il Real è ricchissimo: è la squadra di calcio con il più alto fatturato del mondo, e solo nella stagione 2023/2024 guadagnò più di un miliardo di euro.
Quando un allenatore arriva al Real Madrid, deve dunque fare i conti con due cose: le aspettative fuori dal comune di tifosi e società, e le pretese dei suoi calciatori più importanti. Dato che questi costituiscono il vero patrimonio del club e bisogna “tenerseli buoni”, l’allenatore del Real spesso deve trovare un equilibrio delicato tra le aspirazioni individuali e la necessità di costruire un sistema di gioco efficace. I due allenatori più vincenti degli ultimi anni – Zinédine Zidane e Carlo Ancelotti – adottarono un approccio simile: pur partendo da una propria idea tattica, hanno sempre garantito ampia libertà di espressione ai giocatori di maggior talento.
Nel calcio di oggi inoltre i calciatori sono circondati da uno staff numeroso e pretenzioso, che cerca di influenzare le scelte dell’allenatore. C’entrano i sempre più ricchi accordi commerciali che i calciatori fanno fuori dal campo, che dipendono anche dalla visibilità e dallo spazio che uno riceve durante le partite e dai quali guadagna anche il suddetto staff.

Gli ex calciatori del Real Madrid Karim Benzema, Cristiano Ronaldo e Gareth Bale – tra i più forti della loro epoca – dopo aver vinto Champions League del 2016, 29 maggio 2016 (Helios de la Rubia/Real Madrid via Getty Images)
Eppure quando Alonso era arrivato al Real questa estate sembrava che la società cercasse un approccio come il suo, un po’ più rigido e tattico. La stagione precedente era andata molto male: per gli standard Real Madrid, s’intende. Aveva vinto “solo” la Supercoppa europea e la Coppa intercontinentale per club, ma era arrivato secondo in campionato dietro i rivali del Barcellona, era uscito ai quarti di finale di Champions League e aveva perso le finali di Coppa e Supercoppa nazionale. E in carica c’era ancora Ancelotti: un allenatore, appunto, che lasciava molte libertà ai suoi giocatori, un (eccezionale) “gestore” di campioni, a detta di chiunque ci abbia lavorato.
Xabi Alonso sembrava la persona giusta al momento giusto. Conosceva bene l’ambiente del Real Madrid, perché ci aveva giocato dal 2009 al 2014 e ne aveva allenato le giovanili tra 2018 e 2019. Ed era anche un allenatore moderno e affermato: dal 2022 al 2025 aveva allenato il Bayer Leverkusen, portandolo a vincere il suo primo campionato tedesco con un modo di giocare molto ordinato, rapido, aggressivo e appagante da vedere.
Al Real Alonso ha trovato giocatori di altissimo livello – come gli attaccanti Vinícius Jr. e Kylian Mbappé o il centrocampista Jude Bellingham, per dirne qualcuno – e la società gli ha anche comprato quasi tutti i calciatori in più che aveva richiesto, spendendo circa 180 milioni di euro. Fin da subito però ha dovuto fare i conti con i grossi limiti che il presidente del Real Madrid, Florentino Pérez, impone ai suoi allenatori. Pur avendo portato con sé il proprio staff (com’è normale che sia), Alonso ha dovuto accettare che la preparazione atletica venisse supervisionata dall’italiano Antonio Pintus, ex membro dello staff di Zidane e Ancelotti e uomo fidato di Pérez. È un episodio abbastanza emblematico del controllo ampio e inusuale che il presidente del Real ha sulla sua squadra.

Florentino Pérez durante l’Assemblea generale dei soci del Real Madrid, 23 novembre 2025 (Dennis Agyeman / AFP7 via Getty Images)
Pérez è anche un tipo notoriamente pretenzioso. Durante i suoi anni da presidente (lo è stato tra il 2000 e il 2006, e poi di nuovo dal 2009) ci sono stati 11 allenatori che sono durati meno di un anno. Alonso, in particolare, è stato esonerato dopo solo 8 mesi per aver perso il primo posto in Liga (il campionato spagnolo), per essere stato battuto alcune volte in malo modo (in particolare 5-2 nel derby contro l’Atlético Madrid) e per aver infine perso la finale di Supercoppa spagnola contro il Barcellona.
Negli scorsi mesi Alonso è stato pure sfortunato, perché dopo un grande inizio il Real ha dovuto fare i conti con parecchi infortuni – soprattutto in difesa, dove è rimasto senza titolari. Ha anche avuto grosse difficoltà a trasmettere le sue idee ai calciatori rimasti, che si sono spesso mostrati restii alle regole troppo rigide che venivano loro imposte durante gli allenamenti e le partite.
Lo si era già notato a ottobre durante una partita contro il Barcellona – che il Real vinse per 2-1, oltretutto – quando Alonso sostituì Vinícius Jr. perché non stava difendendo come voleva lui. Vinícius uscì arrabbiato, urlando e gesticolando. Dopo la partita si scusò con tutti, ma non con Alonso; e non fu nemmeno sanzionato dal club.
In una squadra normale, i giocatori che si lamentano dell’allenatore o che non rispettano le regole che impone in allenamento possono anche essere messi fuori rosa. Quest’anno è successo a Mohammed Salah, giocatore di punta del Liverpool, una squadra anch’essa storica e prestigiosa.
Nel Real Madrid, invece, alcuni calciatori sono di fatto «intoccabili» – come li definisce una fonte anonima di The Athletic – perché il club ci ha investito molti soldi e ne ricava grandi profitti, per esempio dai diritti di immagine. Non può quindi permettersi di perderli. Allo stesso tempo sono aumentate le pressioni dei giocatori e dei loro staff: i padri di Bellingham e di Rodrygo, per esempio, contattano spesso il club per discutere del ruolo dei loro figli in squadra. E lo stesso Vinícius ha almeno 25 persone che lavorano per lui.
Insomma, Alonso si è trovato in mezzo a una situazione molto complicata e non è riuscito a gestirla. Prima è stato fin troppo rigido (almeno per gli standard dei suoi giocatori); e poi, secondo El País, è diventato fin troppo indulgente, perdendo coerenza: «In ogni caso, sarebbe sciocco non attribuirgli una responsabilità per il rendimento della squadra e per le sconfitte. Ha cambiato idea, ha raggiunto un compromesso con giocatori che meritavano una punizione (forse su richiesta del consiglio di amministrazione? Il che sarebbe ancora peggio) e alla fine non sapeva più che tipo di Real Madrid voleva». Ne è derivata una gestione davvero confusa: il Real è stato una delle squadre di Liga (il campionato spagnolo) che ha cambiato più volte i suoi titolari.
Questa presunta indulgenza è servita a poco a rafforzare l’autorità di Alonso. Durante la premiazione della Supercoppa spagnola – la sua ultima partita con il Real Madrid – ha chiesto ai giocatori di disporsi a lato del campo e applaudire i vincitori al loro ingresso. Mbappé (probabilmente il più “intoccabile” della squadra) si è però opposto: ha richiamato i compagni negli spogliatoi, dove lo hanno seguito tutti. Pure lo stesso Alonso.
A questo punto, un allenatore meno intransigente come Arbeloa potrebbe essere una buona soluzione per il Real Madrid. Alla sua prima conferenza stampa ha detto: «Tutti ripartiranno da zero. Vinícius? Lo vogliamo vedere come in Supercoppa [dove ha segnato un gol]: che si diverte, ride e balla. Questo è il Vini che vogliamo vedere». Il Real Madrid può ancora vincere molte cose: in questo momento è secondo in campionato con 4 punti in meno del Barcellona, in piena corsa per qualificarsi direttamente agli ottavi di finale in Champions League, e stasera giocherà gli ottavi di finale di Coppa del Re.



