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  • Mercoledì 14 gennaio 2026

Anche con i dazi, la Cina esporta più che mai

È il risultato di decisioni precise del governo, ma sta creando molte preoccupazioni

Un terminal di container a Nanchino, Cina (Chinatopix Via AP)
Un terminal di container a Nanchino, Cina (Chinatopix Via AP)

Nel 2025 il surplus commerciale della Cina è stato di quasi 1.200 miliardi di dollari: significa che la Cina ha esportato all’estero circa 1.200 miliardi di beni e servizi in più rispetto a quanti ne abbia importati. Questo non soltanto è un record assoluto, che supera i surplus commerciali di qualunque altro paese della storia, è anche un aumento del 20 per cento rispetto al 2024. La Cina quindi continua a esportare tantissimo e le sue industrie continuano a espandersi nel mondo, nonostante i dazi e la guerra commerciale cominciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che avevano tra i propri obiettivi proprio quello di limitare le industrie cinesi.

I dazi statunitensi hanno avuto qualche effetto: le esportazioni della Cina verso gli Stati Uniti sono diminuite di circa il 20 per cento. Contemporaneamente però sono aumentate quelle verso il resto del mondo, compresi l’Europa (dell’8,4 per cento) e il sud-est asiatico (del 13,4 per cento). Le esportazioni verso il sud-est asiatico sono particolarmente importanti perché secondo varie analisi sono sfruttate dalla Cina per aggirare i dazi di Trump: anziché esportare direttamente verso gli Stati Uniti, gli imprenditori cinesi fanno passare le merci per paesi come la Thailandia o il Vietnam, in modo da evitare i dazi.

Mentre le esportazioni aumentavano, nel 2025 le importazioni sono rimaste praticamente invariate rispetto all’anno precedente, anche se c’è stato un lieve aumento negli ultimi mesi dell’anno. Significa che la Cina continua a esportare molto ma a comprare poco dall’estero.

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Tutto questo è il risultato di una politica ben precisa del Partito comunista cinese, che punta ad aumentare l’autosufficienza del paese e a ridurre ogni forma di dipendenza dall’estero: la Cina, nei progetti della sua leadership, dovrebbe diventare capace di produrre tutto internamente, dalla manifattura di basso livello ai microchip, in modo da non dover dipendere da altri paesi in caso di problemi economici o guerre.

Con un insieme di sussidi, incentivi, agevolazioni e politiche, la Cina sta continuando a dare impulso alla propria industria per espandere la produzione e renderla sempre più competitiva a livello globale. I continui stimoli hanno portato però a un problema di sovrapproduzione: le industrie cinesi producono più di quanto il mercato interno sia in grado di assorbire. Il risultato è che le aziende hanno finito per puntare sulle esportazioni, e spostato sul mercato estero quello che non riescono a vendere internamente.

Una chiatta passa per il fiume Huangpu a Shanghai, gennaio 2026

Una chiatta passa per il fiume Huangpu a Shanghai, gennaio 2026 (EPA/ALEX PLAVEVSKI)

Le merci cinesi esportate hanno vari vantaggi competitivi su quelle del resto del mondo. Anzitutto la Cina è in deflazione (significa che i prezzi si abbassano, ed è un segnale economico preoccupante), mentre soprattutto in Occidente negli ultimi anni l’inflazione è stata alta, e i prezzi sono aumentati. Di conseguenza le industrie cinesi possono godere di prezzi bassi, ottenendo un vantaggio su quelle occidentali.

Inoltre la valuta cinese, lo yuan, si è svalutata notevolmente negli ultimi anni. Anche questo è voluto, perché rende i beni cinesi meno costosi sui mercati internazionali e viceversa rende più care le merci importate.

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La forza delle esportazioni cinesi sta creando grosse preoccupazioni all’estero, e da alcuni mesi molti analisti stanno parlando di un secondo China shock. Il primo avvenne attorno agli anni 2000, quando la Cina entrò nell’Organizzazione mondiale del commercio e un’eccezionale influsso di merci cinesi a basso prezzo provocò la crisi di molte industrie negli Stati Uniti, in Europa e in altre parti del mondo. Il rischio è che questo fenomeno si ripeta. Il presidente francese Emmanuel Macron, di recente, ha detto che le esportazioni cinesi stanno diventando «insostenibili».

Il mese scorso, quando per la prima volta il surplus commerciale della Cina superò i mille miliardi di dollari, la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva disse: «Come seconda economia del mondo, la Cina è troppo grande per creare tanta crescita tramite le esportazioni, e continuare a dipendere da una crescita generata dalle esportazioni rischia di aumentare le tensioni commerciali globali».