Stavolta Jerome Powell non è stato a guardare
Dopo l’apertura di un’indagine su di lui il capo della Federal Reserve ha risposto a Trump, innescando uno scontro inaspettato

Finora il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, si era limitato a incassare i numerosi attacchi dell’amministrazione Trump contro di lui e l’istituzione che guida. Le cose sono cambiate negli ultimi giorni: il dipartimento di Giustizia ha aperto una nuova indagine su di lui per questioni legate alla ristrutturazione della sede della Federal Reserve, e Powell ha risposto esplicitamente usando toni duri e inediti, aprendo di fatto uno scontro con l’amministrazione.
La Federal Reserve è la banca centrale degli Stati Uniti, comunemente detta FED, ed è storicamente un organo autonomo e indipendente dal governo. Da mesi però il presidente Donald Trump sta cercando di influenzarne le decisioni, soprattutto quelle sui tassi di interesse, chiedendo di abbassarli.
Per la prima volta Powell ha accusato apertamente Donald Trump di stare accentrando i poteri e di usare la nuova indagine contro di lui come strumento di «pressione politica e intimidazione». Powell ha detto che l’indagine è un ulteriore tentativo di limitare l’indipendenza della FED e di punirla perché «stabilisce i tassi in base alla nostra migliore valutazione di ciò che è utile alle persone, invece di seguire le preferenze di un presidente».
Oltre ai toni, la replica è notevole per varie ragioni. Anzitutto, è stato Powell a controllare la narrazione del caso, dando lui stesso la notizia dell’apertura dell’indagine contro di lui. L’ordinanza è di venerdì ma Powell, che è un avvocato di formazione, ha passato il fine settimana a preparare un video di risposta che è stato diffuso domenica sera sui profili social della FED: un’altra cosa eccezionale, vista la storica neutralità della banca.
Il video è circolato moltissimo e Powell ha ricevuto un sostegno politico trasversale, anche al di fuori degli Stati Uniti.
I precedenti presidenti della FED hanno scritto una lettera molto critica verso l’amministrazione Trump, firmata anche da alcuni dei più importanti economisti statunitensi. Hanno scritto un’altra lettera in sostegno di Powell i presidenti di undici altre banche centrali, tra cui quella di Francia, d’Inghilterra, di Brasile, Corea del Sud e Canada, oltre alla BCE europea. Nella lettera dicono che l’indipendenza delle banche centrali è «un pilastro» della stabilità economico-finanziaria.
Negli Stati Uniti l’indagine è stata criticata anche da alcuni politici Repubblicani, tra cui il segretario al Tesoro, Scott Bessent, e il senatore Thom Tillis, che fa parte della commissione Banche del Senato.

I lavori nella sede centrale della FED, a Washington DC, in una foto di luglio (Pablo Martinez Monsivais)
In questo contesto si inserisce anche il problema della successione di Powell: il capo della FED viene nominato direttamente dal presidente e resta in carica quattro anni (la nomina deve essere ratificata dal Senato). Powell fu nominato proprio da Trump nel 2017, e poi confermato da Joe Biden nel 2021. Il suo mandato scade il prossimo maggio, ma poi resterà membro del Consiglio dei governatori della FED fino al 2028: da lì potrà continuare a fare opposizione.
I media statunitensi hanno riferito che il governo è stato sorpreso dalla combattività di Powell. Lunedì Trump ha sostenuto di non essere a conoscenza dell’indagine e che non c’entri con i suoi disaccordi con la FED: è un segnale che la cosa è diventata un problema.
L’ex vicepresidente della FED, Donald Kohn, ha detto a Bloomberg che «Pensavano di costringerlo ad andarsene. Credo che il messaggio del video fosse: “Non vado da nessuna parte, combatterò. Non vi lascerò sfasciare questa istituzione”». Già prima dell’indagine, Powell si era rivolto a uno dei principali studi legali di Washington, Williams & Connolly.

Powell dopo la conferenza stampa del 10 dicembre (EPA/WILL OLIVER)
Trump e Powell si scontrano, più o meno direttamente, dalla scorsa estate. Trump ha minacciato più volte di licenziare Powell, cosa che non può fare, per sostituirlo con una persona a lui più vicina e influenzare così le decisioni sui tassi. Dopo tre tagli consecutivi dei tassi, portati a dicembre tra il 3,5 e il 3,75 per cento, la FED aveva fatto capire che si sarebbe fermata. Trump si era indispettito, dando dell’«idiota» e dello «zuccone» a Powell.
Inoltre in agosto Trump aveva ordinato il licenziamento immediato di Lisa Cook, una dei membri del Consiglio dei governatori della FED, che poi era stato sospeso dalla Corte Suprema.
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