L’impatto della carta igienica sull’ambiente
Non è indifferente: perché è uno dei prodotti usa e getta che consumiamo di più, e perché la vogliamo bianca e morbida

Tra le cose che ci lasciamo alle spalle ogni volta che andiamo in bagno ci sono alcuni strappi di carta igienica, che quasi sempre hanno richiesto alberi e grandi quantità di energia per essere prodotti e la cui utilità si esaurisce in pochi secondi. Questo si traduce in un forte impatto ambientale, motivo per cui da tempo si discute dell’opportunità di sostituire la carta igienica con un maggior uso dei bidet e delle doccette igieniche.
Le stime variano molto, ma è stato calcolato che ogni giorno nel mondo sono abbattuti circa un milione di alberi per la produzione della carta igienica. I principali produttori utilizzano boschi coltivati appositamente per ottenere legname, ma non sono rari i casi di utilizzo di alberi provenienti da foreste antiche e che hanno un ruolo cruciale per l’equilibrio climatico del pianeta. La loro distruzione non solo favorisce il riscaldamento globale, ma provoca anche una perdita di biodiversità.
La carta igienica percepita come più pregiata, perché soffice e resistente, viene prodotta impiegando soprattutto la cellulosa vergine, la materia prima fibrosa ottenuta dagli alberi appena abbattuti. Il legno viene privato della corteccia, ridotto in piccoli trucioli e mescolato con sostanze che, insieme al calore, sciolgono la lignina e liberano le fibre di cellulosa. La polpa che risulta da questo processo viene poi lavata e sbiancata (con cloro o acqua ossigenata) per ottenere un prodotto finale bianco, morbido e assorbente.
La cellulosa vergine viene preferita dai produttori perché le sue fibre sono più lunghe e integre rispetto a quelle che si possono ottenere riciclando la carta, ma la sua produzione richiede molte risorse. Per produrre un singolo rotolo di carta igienica con cellulosa vergine possono essere necessarie decine di litri d’acqua. Più la carta è bianca, poi, e più significa che sono state usate sostanze che possono inquinare l’ambiente, senza contare il rischio di contaminazioni di composti che permangono a lungo nell’ambiente (come i PFAS) nelle fasi di lavorazione.
Gli Stati Uniti sono tra i più grandi consumatori di carta igienica al mondo, con una forte preferenza per quella bianca e molto soffice, quindi ricavata per lo più da polpa vergine. Il consumo pro capite negli Stati Uniti arriva a essere il doppio rispetto a quello in diversi paesi europei come l’Italia: circa 140 rotoli all’anno, rispetto a meno di 100.
Da tempo i principali produttori di carta igienica statunitensi, come Kimberly-Clark e Procter & Gamble, promuovono la morbidezza come una caratteristica irrinunciabile con massicce campagne di marketing. La carta igienica ottenuta dalla carta riciclata, quindi senza il ricorso alla cellulosa vergine, non è molto diffusa proprio perché per lungo tempo i rotoli non offrivano la stessa morbidezza di quelli ottenuti dall’abbattimento diretto degli alberi.

(George Rose/Getty Images)
La carta igienica ottenuta dal riciclo è in generale un’alternativa più sostenibile rispetto a quella tradizionale. La produzione da fibre riciclate richiede meno energia e acqua e parte da prodotti di scarto come la carta da ufficio, i giornali e gli imballaggi. Le fibre di carta possono essere riciclate solo per un certo numero di volte, prima di diventare troppo corte e deboli, quindi la carta igienica riciclata è vista come una soluzione ideale: è un prodotto monouso e può rappresentare un uso finale per queste fibre, chiudendo efficacemente il loro ciclo di vita.
Da rotoli prodotti con carta igienica riciclata ci si aspetta che la carta non sia bianchissima, come quella tradizionale, e per questo i produttori tendono a usare meno acqua e sostanze per lo sbiancamento, con un minore impatto ambientale.
Anche se ora le vendite sono in aumento, specialmente in Europa, per diverso tempo la carta igienica riciclata ha faticato ad affermarsi perché meno morbida e di resistenza limitata. Negli ultimi anni questi problemi sono stati comunque superati, soprattutto grazie alle innovazioni nelle tecniche di produzione.
La carta igienica ottenuta dal bambù è un’ulteriore alternativa a quella tradizionale e si è ritagliata un proprio spazio nel mercato. Il bambù non è un albero, ma un’erba a crescita estremamente rapida e che si rigenera dopo il taglio, senza necessità di dover essere piantata nuovamente. Richiede inoltre meno terra, meno acqua e spesso nessun pesticida o fertilizzante. Le fibre del bambù sono lunghe a sufficienza per produrre carta igienica che è mediamente più morbida di quella riciclata, e possono essere ottenute attraverso processi produttivi più semplici e con un impiego minore di sostanze rispetto a quello necessari per il legno.

(AP Photo/Robert F. Bukaty)
I produttori di carta igienica da bambù promuovono i loro prodotti come più sostenibili e “naturali” rispetto ai rotoli tradizionali, ma una grande espansione della produzione potrebbe avere conseguenze. La maggior parte del bambù viene coltivata in Asia, soprattutto in Cina, con emissioni derivanti dal trasporto verso i mercati occidentali e nei processi di trasformazione negli impianti cinesi, spesso alimentati a carbone. L’aumento delle piantagioni potrebbe inoltre avere come conseguenza l’abbattimento di foreste primarie per fare spazio alle coltivazioni, con gravi effetti per la biodiversità.
Tra le organizzazioni che si occupano di garantire e certificare l’uso sostenibile delle foreste, il Forest Stewardship Council (FSC) è una delle più note e autorevoli al mondo. Il sistema non è privo di limiti e ha ricevuto critiche relative alle possibilità di controllo delle filiere, ma è ormai diventato quasi uno standard per una parte importante dell’industria cartiera. I più grandi produttori di carta igienica aderiscono all’FSC e spesso scelgono di mostrarne il logo sulle confezioni dei loro prodotti, in modo da comunicarli come prodotti sostenibili. Ma la sostenibilità deriva da un’ampia serie di processi che non riguarda solamente l’impiego delle materie prime, come il trasporto del legname, il trattamento, la sua trasformazione, il trasporto del prodotto finito.
Per questo secondo gli esperti si dovrebbe limitare il più possibile l’uso della carta igienica, privilegiando altri sistemi di pulizia come il bidet e le doccette igieniche.



