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  • Lunedì 12 gennaio 2026

Le minacce di Trump all’Iran

Mentre nel paese sono in corso enormi proteste il presidente statunitense ha parlato più volte di una possibile azione militare contro il regime di Khamenei

Il presidente Donald Trump sulla scaletta dell'aereo presidenziale, l'11 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Il presidente Donald Trump sulla scaletta dell'aereo presidenziale, l'11 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Gli Stati Uniti stanno valutando un possibile intervento a sostegno delle proteste contro il regime iraniano, che vanno avanti da oltre due settimane. Negli ultimi giorni il presidente Donald Trump ha più volte minacciato azioni militari, e martedì dovrebbe svolgersi alla Casa Bianca una riunione per valutare le opzioni. Le proteste in Iran sono cominciate a fine dicembre e nello scorso fine settimana il regime ha aumentato la repressione: centinaia di manifestanti sono stati uccisi, e oltre 10mila arrestati. Le informazioni che arrivano dall’Iran sono molto parziali, perché il paese vieta l’ingresso dei giornalisti stranieri e l’accesso a internet è stato fortemente limitato. Stanno comunque circolando vari video che mostrano uccisioni di massa e spari sui manifestanti.

L’Iran ha a sua volta minacciato attacchi alle basi militari statunitensi in Medio Oriente, a Israele (altro suo nemico) e alle rotte marittime internazionali se l’amministrazione Trump colpirà il paese in sostegno dei manifestanti. Domenica Trump ha detto che sta valutando «opzioni molto dure» e che un’eventuale risposta iraniana causerebbe bombardamenti statunitensi ancora più intensi. Ha anche detto che i leader iraniani avrebbero contattato gli Stati Uniti per negoziare e che sarebbe stato definito un prossimo colloquio telefonico. Sabato sul suo social media Truth aveva scritto: «L’Iran vuole la LIBERTÀ come forse mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare».

Il fatto che siano state aperte delle comunicazioni con il regime di Teheran può indicare che Trump al momento sia aperto a una trattativa e che un intervento immediato sia meno probabile.

Un’immagine delle proteste a Teheran da un video del 9 gennaio (UGC via AP)

Secondo quanto detto in forma anonima da membri dell’amministrazione Trump al Wall Street Journal, nella riunione di martedì verranno considerate varie opzioni: oltre a un attacco militare diretto, possono comprendere il sostegno alle fonti antigovernative online; l’impiego di strumenti della cosiddetta “guerra ibrida”, come attacchi cibernetici contro siti militari e civili iraniani; e l’imposizione di ulteriori sanzioni al regime iraniano.

Il governo statunitense sta anche valutando la possibilità di inviare terminali di Starlink nel paese, per aggirare il blocco di internet. Starlink è il sistema di connessioni satellitari di SpaceX, l’azienda di Elon Musk.

Trump sull’Air Force One, l’aereo presidenziale, l’11 gennaio 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Difficilmente un’eventuale azione militare sarà immediata, dato che l’esercito non ha ancora mosso mezzi e uomini. Sarebbe necessario farlo per condurre eventuali bombardamenti ma anche per difendere le basi statunitensi che potrebbero essere obiettivi di una ritorsione. Da mesi in vista dell’operazione in Venezuela la portaerei USS Gerald Ford è stata spostata dal Mediterraneo al mar dei Caraibi, e non ce ne sono altre nella zona del Medio Oriente o in Europa. Ad agosto, per l’operazione mirata contro alcuni siti nucleari iraniani, i bombardieri B2 partirono dalla Whiteman Air Force Base, nello stato statunitense del Missouri.

L’ayatollah Ali Khamenei, la massima autorità politica e religiosa dell’Iran, ha definito i manifestanti «nemici di Dio». Il regime sta raccontando le proteste come animate da forze straniere che vogliono sovvertirlo, indicando proprio gli Stati Uniti e Israele fra gli agitatori. Iniziate come una protesta dei commercianti per l’aumento dei prezzi e la svalutazione della moneta, in pochi giorni le richieste dei manifestanti sono diventate molto più ampie: chiedono la fine del regime, instaurato dopo la rivoluzione islamica del 1979. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Human Rights Activists News Agency (HRANA), che ha sede all’estero e ha confermato i dati attraverso testimonianze e fonti locali, i morti fra i manifestanti sarebbero già almeno 544.

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