I Golden Globe continuano a non essere dei premi seri

Dopo il grosso scandalo di alcuni anni fa la società che li organizza adesso è la stessa che controlla gran parte della stampa di cinema, con rinnovate opacità

Gli ospiti alla cerimonia del 2026 dei Golden Globe (Kevork Djansezian/CBS)
Gli ospiti alla cerimonia del 2026 dei Golden Globe (Kevork Djansezian/CBS)
Caricamento player

Alla serata di consegna dei Golden Globe erano presenti tutte le star candidate ma non le persone che le hanno votate. È il secondo anno che capita, ed è strano per un premio che nasce per mettere in contatto gli attori con i votanti, cioè la stampa straniera a Los Angeles. Tuttavia è anche rappresentativo di cosa siano diventati i Golden Globe, impegnati in un’operazione di ripulita e riposizionamento dopo che cinque anni fa uno scandalo di corruzione aveva rischiato di farli chiudere. Secondo la stampa non coinvolta con l’associazione, la situazione ora è quasi peggio di prima.

I Golden Globe nacquero a metà Novecento come premi assegnati a film e programmi televisivi dalla stampa straniera che lavora a Hollywood (cioè a Los Angeles). La premiazione è considerata uno degli eventi che danno inizio alla stagione dei premi, che poi finisce con gli Oscar. Nel 2021 un articolo del Los Angeles Times aveva reso pubblico quello che tutti a Hollywood sapevano già, cioè che l’organizzazione che assegna i premi (la Hollywood Foreign Press Association, HFPA) era corrotta. Non solo non c’era nessun rispetto delle più basilari norme etiche, ma era gestita come un circolo chiuso per aumentare i privilegi dei pochi iscritti, ed era peraltro refrattaria all’ingresso delle minoranze (erano tutti bianchi) e incline a commenti sessisti e razzisti.

A differenza degli Oscar, i Golden Globe sono sempre stati una cerimonia più informale: si svolgono durante una cena di gala con gli ospiti a tavola, ed è tutto più rilassato. Per tantissimi anni a votare è stato un gruppo di meno di cento persone, abituate secondo le documentate accuse a ricevere omaggi e a coltivare rapporti mondani frequenti con gli attori, per ragioni di status e convenienza.

– Leggi anche: Ai Golden Globe è tutto un eat eat

La comunità di Hollywood reagì a queste “rivelazioni” allontanandosi dai Golden Globe. La conseguenza fu che l’anno successivo, il 2022, la cerimonia di premiazione si tenne privatamente, senza star, a porte chiuse e senza essere trasmessa in televisione come al solito. Sembrava il principio della fine, invece l’associazione è stata acquistata da Penske Media, gruppo che nel tempo ha acquistato tutte le testate di cinema statunitensi più importanti (Variety, Hollywood Reporter, Deadline e IndieWire), che l’ha trasformata.

Per ripulire la propria immagine l’HFPA ha prima di tutto iniziato ad accogliere nuovi membri, specialmente non bianchi. Se prima il bacino era solo quello dei giornalisti stranieri residenti a Los Angeles, ora si può fare domanda da qualsiasi paese del mondo. Molti giornalisti di cinema italiani hanno fatto richiesta e sono stati accettati. Alcuni di questi raccontano che non c’è un vero criterio di selezione: chi realmente fa giornalismo di cinema, soprattutto chi lavora molto con le interviste, se fa domanda viene accettato. Ora i membri votanti sono circa 400.

Per Penske l’acquisizione fu utilissima perché le sue testate si mantengono soprattutto vendendo la pubblicità nella stagione dei premi. Si chiamano inserzioni FYC (For Your Consideration, cioè “Alla vostra attenzione”), sono le pubblicità dei film candidati a un premio, rivolte agli addetti ai lavori che votano e sono coinvolti nei vari premi. Sono importanti nelle campagne per gli Oscar e in tutte quelle precedenti che conducono e sostengono quelle all’Oscar. Quindi ora l’azienda che ha tutte le testate principali su cui fare pubblicità possiede anche uno dei premi per i quali le distribuzioni fanno pubblicità. Le testate Penske, che insieme costituiscono quasi un monopolio, coprono con grandissima enfasi l’evento, mentre la stampa americana non affiliata a Penske ha criticato dall’inizio e continua a criticare questa gestione.

– Leggi anche: Le foto e i vincitori dei Golden Globe

Come ha riportato il giornalista di grande esperienza hollywoodiana Richard Rushfield nella sua newsletter The Ankler: «I nuovi membri sono sconosciuti all’industria, e il processo attraverso il quale vengono scelti è opaco. Questo processo di selezione non trasparente fa sì che Penske di fatto controlli le votazioni ai Golden Globe». Sempre Rushfield racconta come Penske solleciti molto l’acquisto di inserzioni FYC sulle proprie testate e cerchi di monetizzare il più possibile il marchio con operazioni a cui però sembra non voler dare particolare visibilità. Ne sono un esempio eventi come “Golden Globes International Icon of The Year” realizzato allo yachting club di Bodrum in Turchia (di cui le testate Penske non hanno parlato) o il “Golden Globes Tribute Event” (ugualmente ignorato) tenuto al Cairo per omaggiare le icone del cinema arabo. Non è chiaro come siano stati scelti i premiati in questi eventi.

Un paio di anni dopo lo scandalo attori e registi hanno progressivamente ricominciato a dare credito ai Golden Globe, e il canale televisivo CBS ha acquistato i diritti di trasmissione. Le cose non sono cambiate molto rispetto a prima, però. Status ha raccontato di come Penske abbia introdotto un nuovo premio, quello per il miglior podcast, e abbia proposto a molti podcast conservatori in cerca di legittimazione pacchetti promozionali sulle sue testate, oltre a imporre a tutti i podcast che vogliano avere la possibilità di essere candidati di farsi monitorare da una società (anch’essa parte del gruppo Penske) che stabilisca la loro audience.

La comunità di chi i film li fa ha accettato questa gestione per lo stesso motivo per cui per decenni ha accettato di essere premiata da un’istituzione che tutti ritenevano corrotta e corruttibile: perché è un premio grande che aiuta la campagna per gli Oscar.

I Golden Globe infatti premiano tantissime persone. Oltre a includere sia i film che le serie, da sempre dividono i film in due categorie, Drammatici e Commedie/Musical (ognuna con i propri miglior attore e miglior attrice), così da raddoppiare i premi più importanti. Questo nonostante la divisione non abbia molto senso e molto spesso vengano inseriti nella categoria Commedie/Musical film che non sono nessuna delle due cose, così da poterli premiare.

Quest’anno per esempio due film drammatici che avevano soltanto qualche elemento più leggero come Marty Supreme e Una battaglia dopo l’altra erano in competizione come Commedia/Musical (il secondo ha anche vinto). L’anno scorso era successo con Challengers e The Substance, il primo un film sportivo senza parti di commedia, il secondo un horror con elementi di satira. «Non sanno cosa sia una commedia» è il commento di un publicist, cioè una delle persone che si occupano delle pubbliche relazioni di film o attori o registi, riportato da Status.

– Leggi anche: Il film preferito dei vostri attori preferiti

Il fatto che gli stessi votanti di Los Angeles e i membri storici dell’HFPA siano stati estromessi dalla serata di premiazione (anche il presidente dell’associazione non fa più il suo rituale discorso) sembra confermare che alla nuova proprietà, cioè a Penske Media, non interessa molto l’idea originale dei Golden Globe, cioè un party di gala con la stampa estera che contenga al suo interno un premio. A detta di chi lavora a Los Angeles, l’obiettivo apparente è più che altro mettere insieme uno spettacolo che l’azienda di Penske possa sfruttare per stimolare le distribuzioni ad acquistare pubblicità sulle sue testate.

La cosa ha ripercussioni anche negli altri paesi, visto che ora i votanti non sono più solo i residenti a Los Angeles. Assecondando l’intento originario, cioè avvicinare le star alla stampa straniera, i Golden Globe hanno sempre organizzano a Los Angeles eventi per interviste o proiezioni speciali a cui accedevano solo i membri dell’HFPA. Si trattava di occasioni di lavoro in più per chi era parte dell’associazione. Ora questo tipo di eventi avviene anche negli altri paesi, con il risultato di allargare la possibilità di un accesso privilegiato alle celebrità per i membri dell’associazione. Anche in questo caso però il risultato sono più opportunità di lavoro per la cerchia di giornalisti dei Golden Globe, decise con modalità opache da un soggetto statunitense con poco interesse per la stampa di altri paesi.