Apple Vision Pro non ha funzionato

Il costoso visore per la realtà aumentata vende poco e la tecnologia che si porta dietro non interessa a molti

Alcuni clienti provano l'Apple Vision Pro nell'Apple Store di Londra. (Joe Maher/Getty Images for Apple)
Alcuni clienti provano l'Apple Vision Pro nell'Apple Store di Londra. (Joe Maher/Getty Images for Apple)
Caricamento player

A quasi due anni dalla sua messa in vendita, Apple Vision Pro, il visore per la realtà mista di Apple, può essere considerato un fallimento per l’azienda. Secondo dati citati dal Financial Times, la sua produzione è stata ridotta drasticamente già all’inizio dell’anno scorso, e il budget per la sua promozione negli Stati Uniti e nel Regno Unito è stato tagliato del 95 per cento, a conferma dello scarso interesse per il dispositivo.

Nonostante tutto, comunque, Apple non sembra disposta ad abbandonare il prodotto: lo scorso ottobre ha presentato una versione di Vision Pro con un chip più potente e una batteria di maggiore durata, mentre un visore più leggero ed economico è previsto per la fine di quest’anno.

Ancora prima che venisse presentato, nel giugno del 2023, in molti all’interno di Apple avevano espresso dubbi e critiche riguardo al prodotto, cosa irrituale per gli standard di segretezza dell’azienda. Il Vision Pro era considerato troppo pesante e tecnicamente limitato per imporsi nel mercato, specie a quel prezzo (3.499 dollari). Tuttavia, il CEO di Apple, Tim Cook, decise di proseguire con lo sviluppo del dispositivo, che fu messo in vendita nel febbraio del 2024.

Dopo l’attenzione mediatica iniziale, però, del Vision Pro si parlò sempre meno, tanto che è ancora oggi raro vederne uno dal vivo, anche nei pochi paesi in cui è in vendita (l’Italia non è tra questi). Secondo alcune società che si occupano di ricerche di mercato, nel 2024 ne sono stati venduti circa 390 mila, e le previsioni di vendita per l’ultimo trimestre del 2025 si fermano a 45 mila unità, nonostante il periodo natalizio.

Sono numeri bassissimi per Apple, abituata a vendere ogni trimestre milioni di iPhone, Mac e iPad, ma che riflettono l’andamento del mercato dei visori per la realtà virtuale, in calo del 14 per cento rispetto al 2024. A peggiorare il quadro per l’azienda è il fatto che tutto questo era stato previsto da molti: fin da subito, infatti, il Vision Pro sembrò un prodotto «poco da Apple», come disse l’analista Carolina Milanesi al New York Times.

Apple, infatti, è solita entrare in un nuovo mercato quando questo è già abbastanza maturo: dopo aver analizzato la concorrenza, l’azienda presenta la sua proposta, che di solito si impone sul settore, come successe con l’iPod per i lettori mp3 o l’iPhone per gli smartphone. Con il Vision Pro, invece, Apple decise di entrare in un settore che aveva mostrato un picco di interesse tra il 2021 e il 2022, grazie agli investimenti di Meta nel metaverso, ma che nel 2023 era già in fase di declino.

– Leggi anche: E il metaverso?

Anche per questo, Apple cercò di vendere il Vision Pro evitando termini come «realtà virtuale» e «metaverso», e preferendo l’espressione «spatial computing», che suggeriva il fatto che il visore servisse soprattutto per il lavoro o l’intrattenimento. Ciò nonostante, al momento del suo lancio, mancavano molte app per visionOS, il sistema operativo del dispositivo (l’equivalente di iOS per iPhone), tra cui quelle di YouTube, Netflix e Spotify.

Ancora oggi, secondo Apple, ci sono circa tremila applicazioni per Vision Pro, contro le decine di migliaia che furono sviluppate per iPhone in appena un anno, quando fu lanciato l’App Store, nel 2008. Tra queste, secondo la società Appfigures, ci sono anche app specialistiche per l’addestramento dei piloti e dei chirurghi, settori in cui l’uso del visore si è diffuso particolarmente.

Il Vision Pro era un banco di prova importante per Apple, che voleva dimostrare di sapere ancora innovare e creare prodotti nuovi da affiancare a iPhone, che da solo rappresenta circa la metà delle entrate dell’azienda. Apple, infatti, investe da anni nel settore della realtà virtuale e aumentata, che viene considerato da alcuni l’evoluzione più probabile dei dispositivi mobili, e quindi di iPhone. In particolare, Cook è da tempo un aperto sostenitore della realtà aumentata, che prevede l’aggiunta di elementi virtuali nel mondo circostante, che continua a essere mostrato attraverso il dispositivo in questione.

– Leggi anche: Degli NFT non è rimasto quasi niente

Apple non è stata l’unica a puntare su questa tecnologia, ovviamente. Google ci provò con i Google Glass, nel 2012, scontrandosi contro un eccesso di hype e i limiti tecnologici dell’epoca. Da allora altre aziende hanno provato a fare lo stesso, inseguendo un obiettivo comune: creare un paio di occhiali indistinguibili da quelli tradizionali, in grado di mostrare elementi digitali all’utente sovrapponendoli alla realtà visibile.

Ma lo sviluppo del Vision Pro fu anche una reazione alle mosse di Meta, la cui presenza nel settore della realtà virtuale risale al 2014, quando Facebook comprò la startup Oculus, e continuò nel decennio successivo, passando per il travagliato esperimento del metaverso. Per imporsi in questo settore, Meta scelse il percorso opposto a quello di Apple, partendo da dispositivi più leggeri e meno costosi: il visore per la realtà virtuale Meta Quest 3, per esempio, costa 549 euro, circa un settimo del Vision Pro.

La strategia di Meta è ancora più evidente negli smart glasses, gli occhiali da sole o da vista dotati di sensori, microfoni e schermi, realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, la società italo-francese di occhiali e lenti che controlla marchi come Ray-Ban e Oakley. Il risultato di questa collaborazione sono prodotti di successo come Ray-Ban Meta AI Glasses e Meta Ray-Ban Display, che costano tra i 400 e gli 800 dollari e permettono di registrare video e interagire con l’intelligenza artificiale, senza isolare del tutto l’utente.

– Leggi anche: C’è un fuggi fuggi di dirigenti da Apple

Apple, invece, scelse di partire da un dispositivo costoso e altamente tecnologico, nella speranza di poterlo alleggerire nel corso delle versioni successive, arrivando a un prodotto di maggiore successo. Il risultato è stato però paradossale: un visore che, oltre a essere troppo costoso, ha enormi difetti, nonostante venga considerato avanzatissimo e sorprendente dal punto di vista tecnologico. Il peso eccessivo del Vision Pro, per esempio, ne rende l’uso continuativo sgradevole per molti utenti, al punto da annullare i progressi fatti da Apple. Come scrisse il sito The Verge nella sua recensione del prodotto: «è magico, finché non lo è più».

Il sorprendente successo degli smart glasses di Meta ha reso il fallimento di Apple Vision Pro ancora più notevole, specie se lo si aggiunge al quadro degli ultimi anni, nel corso dei quali Apple non è riuscita a dotarsi di una strategia chiara per l’intelligenza artificiale e sta perdendo personale d’alto livello, a favore di aziende come Meta e OpenAI.