Che si dice di Apple Vision Pro

L'atteso visore per la "realtà mista" è da pochi giorni in vendita negli Stati Uniti e secondo le recensioni fa cose mirabili, fino a un certo punto

(Michael M. Santiago/Getty Images)
(Michael M. Santiago/Getty Images)

Venerdì 2 febbraio Apple ha messo in vendita Vision Pro, il primo visore per la “realtà mista” realizzato dall’azienda e presentato nell’estate dello scorso anno. Tim Cook, il CEO di Apple, ha paragonato l’esordio del nuovo dispositivo a quelli storici del Macintosh 40 anni fa, degli iPod e degli iPhone, ma ci sono forti dubbi tra esperti e analisti sul successo del Vision Pro e sulla via piuttosto radicale immaginata da Apple per cambiare il modo in cui interagiamo con computer e smartphone.

Nei giorni prima della messa in vendita, Vision Pro è stato recensito dai principali giornali e siti di tecnologia statunitensi, che ne hanno lodato le caratteristiche tecnologiche segnalando comunque qualche difetto o funzionamento diverso rispetto alla presentazione dello scorso giugno. Il titolo scelto dal sito di tecnologia The Verge riassume efficacemente le impressioni di buona parte delle recensioni: «Magico, fino a quando smette di esserlo».

Vision Pro ricorda molto i visori per la realtà virtuale già in circolazione da tempo, come quelli di Meta o di Samsung, anche se Apple non vuole che sia associato a questa categoria di dispositivi. È un sistema che mette insieme la realtà virtuale e quella aumentata, cioè la sovrapposizione di elementi digitali agli ambienti reali simulando interazioni tra i due, in modo credibile per chi lo indossa.

La parte frontale di Vision Pro è di vetro, ma non si può vedere direttamente attraverso: un set di una dozzina di fotocamere riprende ciò che si ha intorno e lo proietta su due schermi ad alta risoluzione, collocati molto vicini agli occhi di chi indossa il visore. In questo modo alle riprese in tempo reale possono essere aggiunte le immagini virtuali, come per esempio una serie di icone per avviare le applicazioni compatibili con il dispositivo, oppure uno schermo per vedere un film simulando la sua proiezione su una parete o ancora gli avatar di altre persone, per fare una sorta di videochiamata.

Nilay Patel nel suo articolo su The Verge ha scritto che la sovrimpressione di immagini virtuali a quelle reali riprese da Vision Pro è molto realistica. Il ritardo tra il tempo necessario al visore per riprendere l’ambiente circostante, elaborare l’immagine con gli oggetti virtuali e mostrare il tutto è quasi sempre impercettibile, e fa sembrare che si stia effettivamente osservando qualcosa attraverso una visiera trasparente. Solo in alcuni casi, per esempio nella visione di film in 3D con scene molto movimentate, si può avere qualche imprevisto: Patel ha dovuto smettere dopo pochi minuti per via della nausea, un problema ricorrente con alcuni visori. La nausea era una preoccupazione anche di Joanna Stern del Wall Street Journal, che nella sua recensione ha messo da subito in chiaro le cose più importanti: «Non ho vomitato».

(Apple)

Controllare Vision Pro richiede un po’ di allenamento: il dispositivo non ha sistemi di controllo esterni, come manopole o altri oggetti da impugnare, ma rileva i movimenti degli occhi e delle mani attraverso i quali si possono impartire i comandi. In prossimità dei due schermi all’interno del visore ci sono alcuni sensori che tengono traccia del movimento degli occhi. In questo modo il dispositivo sa dove si sta puntando lo sguardo e di conseguenza può evidenziare alcuni oggetti virtuali rispetto ad altri. Se si osserva un’icona di un’applicazione, per esempio, questa si attiva e l’app può essere avviata con un gesto delle dita.

Marques Brownlee, che ha un seguitissimo canale di recensioni di prodotti tecnologici su YouTube, in un video dedicato a Vision Pro ha detto che non è sempre semplice selezionare gli oggetti con lo sguardo. Il dispositivo lo fa automaticamente, ma se ci si distrae – per esempio per osservare qualcos’altro nella simulazione – si perde la selezione ed è necessario ricominciare da capo. Dopo qualche ora di utilizzo il problema diventa comunque trascurabile, ha spiegato Brownlee: l’importante è mantenere lo sguardo su ciò che si sta facendo, ignorando il contesto.

Patel ha avuto le stesse difficoltà iniziali, ma ha soprattutto notato come il visore obblighi a mantenere una certa postura con le braccia avanti e almeno lievemente piegate verso l’alto. Se le mani finiscono fuori dai sensori posizionati su Vision Pro, infatti, non si riescono più a inviare i comandi e di conseguenza a utilizzare buona parte delle funzionalità del dispositivo. Anche in questo caso, comunque, è questione di abitudine.

La maggior parte delle recensioni finora pubblicate concorda invece sulla scarsa utilità della tastiera virtuale, che viene sempre sovrimposta alle immagini reali riprese dal casco per esempio per digitare testi o navigare online: può essere utilizzata solamente con un dito per mano e spesso non è accurata. C’è un sistema più pratico per dettare i testi o, se si utilizza Vision Pro per riprodurre lo schermo di un Mac, si possono utilizzare tastiera e mouse fisici come con un normale computer.

Kevin Roose nella sua recensione sul New York Times ha scritto di non essere rimasto molto impressionato dalle funzionalità per il lavoro e la produttività: «Il gesto di pizzicare e trascinare nell’aria che fai per scorrere i contenuti su Vision Pro è stato un patimento rispetto all’uso di un normale mouse o di un trackpad. […] Chiunque voglia lavorare sul serio con Vision Pro dovrà molto probabilmente collegarsi con una tastiera bluetooth e un mouse, cosa che in un certo senso vanifica la questione della portabilità» (Apple ha chiarito che in realtà per ora si possono usare trackpad ma non mouse).

(Apple)

Vision Pro ha invece colpito di più sul fronte dell’intrattenimento, con la possibilità di vedere fotografie dall’album del proprio iPhone, film e altri contenuti dalle piattaforme di streaming Apple TV+ e Disney+. La scelta è limitata perché alcune altre grandi società come Netflix hanno per ora deciso di non mettere a disposizione una versione delle loro app per Vision Pro.

La quantità di app disponibili in generale per Vision Pro è relativamente ridotta, come spesso avviene con i dispositivi completamente nuovi. Vision Pro utilizza comunque un sistema operativo simile a iOS e iPadOS, che fanno rispettivamente funzionare gli iPhone e gli iPad, di conseguenza adattare alcune applicazioni per il nuovo dispositivo non dovrebbe essere troppo complicato. Tra quelle predefinite ci sono Safari per navigare online, Note per prendere appunti, Musica per ascoltare canzoni e podcast, Messaggi e Mail per comunicare e Foto per accedere alle proprie fotografie su iCloud (il servizio per salvare online la libreria fotografica del proprio iPhone e non solo).

Quasi tutte le principali recensioni hanno sollevato riserve su “Personas”, il sistema per produrre un proprio avatar virtuale con le stesse fattezze del proprio viso. Vision Pro effettua una scansione della faccia, chiede di riprendersi mentre si fanno alcune espressioni – come sorridere a bocca chiusa e aperta – e infine produce un avatar tridimensionale che può essere utilizzato nelle videochiamate.

L’effetto non è spesso dei migliori, sia per la scarsa qualità della definizione, rispetto a tutti gli altri oggetti virtuali prodotti dal visore, sia per il modo in cui l’avatar si muove imitando i movimenti e le espressioni di chi lo indossa. Il visore non riprende interamente la faccia quando lo si indossa, di conseguenza Apple ha pensato a “Personas” come a una soluzione per superare questo ostacolo. La funzione è comunque in una delle sue prime versioni (è ancora in beta) e ci si aspetta che migliori col tempo.

(The Verge)

“Personas” viene anche utilizzato per mostrare gli occhi di chi indossa Vision Pro tramite uno schermo inserito sotto la visiera di vetro. L’idea è che in questo modo le persone che si hanno intorno possano capire se siano osservate da chi sta usando il visore, o se il suo utilizzatore sia completamente immerso in un’esperienza che non prevede di vedere ciò che ha vicino a sé. Nelle immagini promozionali questo schermo per lo sguardo sembrava essere molto più definito e luminoso, ma nella realtà ha una scarsa definizione e spesso se c’è molta luce nell’ambiente in cui ci si trova è praticamente invisibile.

Vision Pro si indossa utilizzando una fascia elastica e l’impressione condivisa da diverse recensioni è di avere una specie di maschera da sci in testa. Nella confezione c’è anche una seconda fascia che oltre a passare dietro alla nuca avvolge anche l’apice della testa, se si preferisce qualcosa di più stabile. L’involucro del visore è per lo più di vetro e metallo ed è confortevole, ma dopo diverse ore di utilizzo può risultare stancante, sia alla vista sia agli occhi e questo può essere un problema se si vuole vedere un film, spiega Patel: «Dopo un po’, il suo peso ti ricorda che questa TV molto bella è sempre lì sulla tua faccia. (Sono riuscito a fare sessioni di mezz’ora-un’ora prima di sentire la necessità di fare una pausa)».

(Apple)

Ingombro e peso sono segnalati come un possibile problema, considerati i 650 grammi di Vision Pro. Apple ha provato a ridurre il peso il più possibile, per esempio scegliendo di utilizzare una batteria esterna da tenere in tasca, che si collega al visore con un lungo cavo e un attacco brevettato dall’azienda, quindi non compatibile con altri caricatori. La batteria offre fino a tre ore di carica, a seconda dell’utilizzo che si fa del visore, ma è possibile collegare un’ulteriore batteria a quella principale o se si è in casa/ufficio un cavo a una presa della corrente elettrica.

Vision Pro è stato pensato soprattutto per un uso al chiuso, in un ambiente controllato e familiare, anche in modo da ridurre il rischio di qualche incidente. Casey Neistat, un altro youtuber molto seguito e che fa spesso recensioni di prodotti tecnologici, lo ha comunque provato per le strade e sulla metropolitana di New York, traendone una buona impressione. In alcuni contesti il visore smette di mostrare le immagini virtuali, per esempio se ciò che inquadra si muove velocemente come un vagone della metro, oppure se si sta camminando e si perdono quindi i punti di riferimento che il dispositivo utilizza per collocare in modo realistico gli oggetti virtuali.

Neistat ha notato che se nelle prime ore di utilizzo la sensazione era molto strana, le cose sono migliorate e con risultati inattesi: «Dopo un paio d’ore nelle strade di New York […] il mio cervello ha fatto contatto e non ho più fatto caso al fatto che stessi guardando attraverso le immagini prodotte da fotocamere e schermi: il mio cervello prendeva per reale ciò che stavo vedendo». Ha spiegato che mentre era a Times Square seduto su una panchina, consapevole di essere lì e al tempo stesso attorniato da immagini di YouTube da una parte, dalla app per mandare i messaggi da un’altra eccetera, ha avuto una sorta di rivelazione: «Questo è il futuro dell’interazione con i computer che tutti ci hanno promesso da almeno quindici anni. Questo è ciò che mi ha permesso di avere un primo sguardo per capire la direzione che ha preso tutto questo: non è il futuro della realtà virtuale o della realtà aumentata, è il futuro di tutte le prossime interfacce».

Seppure con toni meno entusiastici, maggiori riserve e qualche critica, la riflessione di Neistat emerge in molte delle recensioni finora pubblicate su Vision Pro. Questo nuovo dispositivo deve essere considerato un primissimo passo verso un modo diverso di utilizzare i computer in buona parte delle loro declinazioni a cominciare dagli smartphone che hanno tutti in tasca. Capovolgendo il classico detto di Apple alla presentazione di ogni nuovo iPhone che è sempre «il migliore iPhone che abbiamo mai realizzato», si può immaginare Vision Pro come il peggior Vision Pro che Apple abbia mai realizzato.

Le versioni future saranno via via più piccole, meno pesanti e forse potranno fare a meno delle telecamere per riprendere l’ambiente esterno, utilizzando lenti trasparenti sulle quali saranno proiettate le immagini. Negli anni in cui Apple lavorava al proprio progetto in grande segretezza erano comunque uscite anticipazioni e notizie non confermate sulle difficoltà nel creare un visore più piccolo, simile a un normale paio di occhiali. Apple ha quindi sviluppato Vision Pro come lo vediamo oggi scendendo a qualche compromesso, che l’azienda cercherà di superare in futuro.

Non è quindi un caso che la parola più ricorrente nelle recensioni sia “futuro”, scrive Stern: «Il visore di Apple ha tutte le caratteristiche di un prodotto di prima generazione: è pesante, la durata della batteria fa pena, ci sono poche belle app e non sempre funziona bene. […] Eppure, molto di ciò che può fare Vision Pro sembra uscito dalla fantascienza. […] Per ora, questo computer da faccia è ideale per vedere la visione del futuro di Apple».

È un futuro che al momento è disponibile solo negli Stati Uniti e che costa almeno 3.500 dollari, di conseguenza non è qualcosa che i vari autori delle recensioni sentano di consigliare a tutti. Il prezzo sarà un ostacolo per molti, come lo è stato per vari dispositivi tecnologici in passato nelle loro prime forme. Sul sito di tecnologia Cnet, a proposito dei costi/benefici Scott Stein ha scritto: «A questo prezzo, e con così poche applicazioni, Vision Pro è un dispositivo che non consiglierei a nessuno dei miei amici o familiari. Se lavori nel settore delle esperienze immersive e puoi permettertelo, allora è un’altra storia. Ma per tutti gli altri, consiglierei di provarlo in un Apple Store, meravigliarsi delle sue caratteristiche e aspettare e vedere le prossime evoluzioni».