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  • Sabato 10 gennaio 2026

Le grandi proteste in Iran continuano

I manifestanti chiedono la fine del regime nonostante le minacce dell'ayatollah Ali Khamenei, che ha promesso nuove repressioni

Un collage di video pubblicati su X e verificati da BBC
Un collage di video pubblicati su X e verificati da BBC
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Tra venerdì e sabato decine di migliaia di persone hanno manifestato contro il regime in Iran, nella seconda notte di proteste a livello nazionale. Come negli scorsi giorni, le proteste sono diffuse in tutto il paese: dalla capitale Teheran a Mashhad, Tabriz, Urmia, Isfahan, Karaj e Yazd. Benché internet sia stato bloccato, online continuano a circolare video di enormi cortei che chiedono la fine del regime.

L’ayatollah Ali Khamenei, la figura politica e religiosa più importante del paese, venerdì ha parlato delle proteste per la prima volta, in modo molto minaccioso: ha definito i manifestanti dei «rivoltosi» e li ha accusati di fare gli interessi del presidente statunitense Donald Trump, dicendo che il regime «non indietreggerà». Poco dopo Ali Salehi, il procuratore generale di Teheran, ha detto che «non ci saranno compromessi con i terroristi armati», riferendosi ai manifestanti.

Giovedì, sulla televisione di stato iraniana, un presentatore ha di fatto minacciato i manifestanti: «Questa è la notte in cui i genitori impediscono ai loro figli di uscire. Se succede qualcosa, se qualcuno si ferisce, se viene sparato un proiettile e qualcosa succede loro, non vi lamentate».

Nonostante questo migliaia di persone sono ugualmente scese in strada. In alcuni video i manifestanti urlano «Morte a Khamenei» e «morte al dittatore»; in altri inneggiano a Reza Pahlavi, il figlio dello shah iraniano esiliato nel 1979 dalla rivoluzione islamica. In alcune zone i manifestanti hanno incendiato cassonetti dell’immondizia e automobili parcheggiate. La polizia ha spesso risposto aprendo il fuoco. Non è chiaro quante persone siano state ferite o uccise. Parlando con BBC, due medici che lavorano in due ospedali di Teheran hanno detto che le loro strutture erano in affanno per il grande afflusso di persone ferite.

Nel video qui sotto, pubblicato da BBC in persiano, si vede un corteo a Teheran.

La repressione del regime ha già ucciso decine di persone, anche se non è chiaro il numero preciso. Ong occidentali come Amnesty International e Human Rights Watch stimano che, da quando la protesta è cominciata il 28 dicembre, siano stati uccisi almeno 28 manifestanti. Varie ong locali fanno però stime molto più alte, e parlano di almeno 50 manifestanti uccisi.

Le proteste erano cominciate dal mercato centrale di Teheran, a causa della disastrosa situazione dell’economia iraniana, ma presto si erano estese a decine di università ed erano diventate proteste contro il regime di Khamenei.

Giovedì, come aveva fatto già nei giorni scorsi, ha parlato delle proteste anche Donald Trump, che è tornato a minacciare le autorità iraniane se attaccheranno i manifestanti: «È meglio che non cominciate a sparare, se no cominceremo a sparare anche noi». Trump ha detto che gli Stati Uniti sarebbero pronti a «colpirli dove fa male», ma che non ha intenzione in nessun caso di inviare truppe nel paese.