Negli Stati Uniti la pizza è in crisi
Molte famose catene di pizzerie americane sono in perdita, a causa dell'aumento dei costi, della concorrenza e del cambio delle abitudini

Per molti anni le pizzerie sono state uno dei posti più semplici e affidabili in cui mangiare negli Stati Uniti. Erano diffuse ovunque, avevano prezzi accessibili e offrivano un’esperienza prevedibile, adatta sia a un pasto veloce sia a una cena informale.
Secondo il Wall Street Journal però negli ultimi anni le pizzerie sono state superate per diffusione dai ristoranti messicani e dalle caffetterie. Da un lato l’aumento dei prezzi ha reso la pizza meno competitiva rispetto ad altre opzioni; dall’altro la diffusione delle app di consegna a domicilio come Uber Eats, DoorDash e Deliveroo ha ampliato in modo significativo le alternative a disposizione dei consumatori, a svantaggio della pizza.
Il primo problema riguarda il costo. Oggi una pizza al formaggio negli Stati Uniti costa in media circa 17 dollari, secondo i dati del portale Slice, che analizza gli ordini online negli Stati Uniti. Stiamo comunque parlando spesso di pizze grandi, in stile americano, da dividere tra più persone. Basta aggiungere qualche ingrediente e si superano facilmente i 20 dollari. È molto più del costo di un pasto al fast food o in alcune catene di ristoranti, per esempio messicani, e questo allontana la pizza dall’idea del cibo economico.
Anche per questo molti clienti stanno cambiando abitudini. Sempre più persone ordinano pizze con meno ingredienti, o di dimensioni più contenute, soprattutto per limitare la spesa. A ottobre il direttore generale della catena di pizzerie Papa John’s ha spiegato che i clienti stanno scegliendo pizze più semplici rispetto al passato. Per la catena è un segnale rilevante, perché una parte importante dei ricavi deriva proprio dai ricarichi sugli ingredienti aggiuntivi.
Le grandi catene di pizzerie avevano beneficiato, a partire dagli anni Ottanta, di un mercato in rapida espansione, con molte città ancora da coprire e una concorrenza relativamente ridotta. Oggi il mercato è invece più saturo e la competizione tra gli stessi marchi è diventata più intensa. Pizza Hut, che per anni era stata il punto di riferimento del settore, ha registrato otto trimestri consecutivi di calo delle vendite nei suoi ristoranti. La società che la controlla, Yum! Brands, sta valutando diverse ipotesi per il futuro della catena, compresa la vendita.
Anche Papa John’s ha comunicato che le vendite trimestrali negli stessi locali sono diminuite del tre per cento in Nord America. L’azienda pensa che questo risultato sia dovuto a un calo generalizzato dei consumi della pizza e al fatto che le catene di fast food fanno campagne di sconti molto aggressive, che hanno reso più difficile mantenere buoni livelli di vendita. Per questo ha annunciato un piano di riduzione dei costi di produzione.
Il Wall Street Journal ha scritto che le difficoltà riguardano anche le catene di dimensioni intermedie. Blaze Pizza e Mod Pizza, per esempio, hanno chiuso numerosi locali negli ultimi due anni nel tentativo di riorganizzare le proprie attività e rendere più sostenibile il modello di guadagno. Anche California Pizza Kitchen è stata venduta lo scorso dicembre a un gruppo di investitori per meno di 300 milioni di dollari, una cifra molto inferiore ai 470 milioni di dollari pagati nel 2011.
Per il New York Times, una delle cause principali del rallentamento è legata ai cambiamenti nelle abitudini di consumo dopo la pandemia. Durante il periodo del Covid la pizza aveva beneficiato della facilità di consegna a domicilio, che l’aveva resa una delle scelte più immediate. Con la fine dell’emergenza sanitaria, però, le stesse piattaforme hanno reso più semplice ordinare molti altri tipi di cucina, aumentando la concorrenza per le pizzerie. A questo si aggiunge il fatto che diverse catene di fast food offrono servizi di consegna a costi mediamente più bassi, rendendo la pizza meno competitiva rispetto al passato.
Nonostante questo, il settore resta molto ampio. Secondo Technomic, società di ricerche citata dal Wall Street Journal, nel 2024 le catene di pizzerie hanno generato circa 31 miliardi di dollari di vendite negli Stati Uniti. Il consumo è particolarmente diffuso tra i più giovani, che continuano a mangiare pizza con maggiore frequenza rispetto alle altre fasce d’età.
Un ulteriore elemento che sta incidendo sulle scelte dei consumatori, sempre secondo il New York Times, è l’attenzione crescente verso l’alimentazione. Sempre più persone seguono diete orientate al benessere o assumono farmaci per il controllo del peso che riducono l’appetito. In questo contesto, la pizza — tradizionalmente ricca di formaggio e ingredienti calorici — risulta meno attraente. Per questo molte catene stanno sperimentando impasti alternativi, porzioni più piccole e ricette considerate più leggere.
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