È stato un anno di grandi incassi per il cinema italiano

Ha compensato molto più del previsto la scarsità di grandi film americani, e non è tanto merito di Checco Zalone

di Gabriele Niola

La fila fuori dal Cinema Massimo a Torino. (Andrea Alfano / LaPresse)
La fila fuori dal Cinema Massimo a Torino. (Andrea Alfano / LaPresse)
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Il cinema italiano nel 2025 è andato bene oltre le aspettative. Ci sono ben quattro film italiani tra i 10 più visti dell’anno nelle sale: Buen camino con Checco Zalone, Follemente di Paolo Genovese, Io sono la fine del mondo con Angelo Duro e Diamanti di Ferzan Ozpetek (uscito alla fine del 2024). Non capitava da anni e non è l’unico grande risultato: i film italiani in generale sono andati molto meglio di tutti gli altri.

Gli incassi eccezionali del film con Checco Zalone hanno naturalmente contribuito, anche se solo per una settimana, visto che è uscito il 25 dicembre: si tratta comunque di circa 36 milioni di euro, che non è poco, ma non è neanche sufficiente a spiegare i risultati straordinari dei film italiani, come hanno dimostrato i dati presentati da Cinetel, l’agenzia che rileva gli incassi ed elabora i dati. È merito di una flessione dei film americani ma anche di politiche e strategie avviate anni fa che hanno cominciato a pagare.

Nel 2025 gli incassi dei film italiani sono stati i migliori dalla pandemia e, nel confronto con i film degli altri paesi proiettati in Italia, tra i migliori degli ultimi decenni. È un buon risultato nonostante, in termini assoluti, il box office del 2025 sia salito solo del 5% rispetto al 2024, incassando 496,5 milioni di euro, e i biglietti venduti siano invece diminuiti del 2%, per un totale di 68,3 milioni. Il  prezzo medio dei biglietti è infatti aumentato, soprattutto per via della maggior diffusione di sale cosiddette “premium”, quelle che hanno aperto e quelle che sono state recentemente rinnovate. E anche questa è una buona notizia per il settore.

Il fatto che poi, a fronte di grandi incassi dei film italiani, il box office del 2025 non sia altissimo si deve alla scarsità di grandi film americani. È colpa del sempre minore successo dei film di supereroi, e soprattutto delle attese e annunciate conseguenze degli scioperi di attori e sceneggiatori di due anni fa. In quell’occasione la produzione si fermò per alcuni mesi e quando riprese ci vollero altri mesi perché riuscisse a tornare ai livelli abituali. Il minor numero di lavorazioni partite due anni fa ha causato un minor numero di film in uscita dall’anno successivo. Per ridurre i danni l’uscita dei film pronti o in via di completamento fu scaglionata nel 2024 e 2025.

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Secondo gli studios dal 2026 i ritmi di distribuzione dovrebbero tornare più o meno ai livelli abituali. È un problema che si è sentito anche negli altri paesi ma i film italiani hanno compensato molto più di quanto non sia capitato altrove con i film locali.

(Cinetel)

Di questa flessione americana è riuscito ad approfittare il cinema italiano, come si auspicava e anche più di quanto si credeva. La sua quota di mercato infatti non è salita solo come reazione al calo di quella americana. Se infatti si guarda agli altri paesi europei, che hanno sofferto della stessa mancanza, la compensazione non è stata come quella italiana. In Francia di solito i film francesi contano per circa il 40% del box office annuale, quest’anno invece hanno pesato per il 37% del totale e i biglietti venduti in generale sono calati del 13% rispetto al 2024. In Spagna (il mercato europeo più simile al nostro) gli incassi sono stati del 5% inferiori all’anno precedente e i film spagnoli hanno inciso per il 17%. In Germania, dove è stato un ottimo anno, gli incassi sono saliti del 7% e i film nazionali hanno inciso per un ragguardevole 25%.

I film italiani in Italia hanno pesato per il 29% senza Checco Zalone e per il 33% includendo il suo film: un dato altissimo. La quota del cinema italiano negli ultimi anni era stata circa del 20%, con picchi del 25% nelle annate migliori.

(Cinetel)

I dati Cinetel hanno rilevato inoltre che nel 2025 il numero di cinema in Italia, tra quelli che chiudono e quelli che aprono o riaprono, è aumentato di 59 unità, ma gli schermi solo di 44. Significa che hanno chiuso diversi multisala e molte aperture o riaperture sono state di monosala. I monosala inoltre sono il tipo di cinema che tende a programmare più film italiani. Nel 2025 l’incasso dei cinema monosala è quello che è cresciuto di più, del 5,6%, contribuendo al successo degli italiani (e sono cresciuti anche gli spazi di cinema all’aperto, per quanto incidano poco).

(Cinetel)

Alcune di queste sale sono nuove strutture nate e pensate in maniera moderna, altre invece erano vecchi cinema che hanno riaperto perché sono stati rinnovati. Sono quindi cinema più belli, accoglienti e confortevoli, con sedute più comode e ampie (quindi meno poltrone per sala), tecnologie di proiezione e audio migliori, bistrot interni, attività tutta la settimana e via dicendo. È il tipo di cinema che funziona di più e che di anno in anno vende più biglietti.

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Sia aperture che riaperture sono state possibili anche grazie al fatto che il governo (che ha molto rivendicato questo risultato) ha messo a disposizione agevolazioni e fondi per la ristrutturazione. Secondo i dati Cinetel, a parità di film programmati gli spettatori nel 2025 hanno preferito frequentare le sale “premium”, i cui biglietti costano di più, contribuendo in questo modo ai maggiori incassi

Un’altra ragione è che sta pagando lo sforzo congiunto di distributori, esercenti e, di nuovo, fondi governativi, partito nel 2019 per sostenere il cinema nel periodo estivo. Per decenni è stato un momento dell’anno in cui i cinema non erano frequentati e quasi tutti quelli cittadini chiudevano. Di conseguenza nessuna distribuzione faceva uscire i propri film d’estate. Dopo anni di trattative e grazie alla decisione delle società di distribuzione di far uscire i loro grandi film nello stesso giorno in tutto il mondo (altrove, come negli Stati Uniti, l’estate è il periodo migliore per il cinema), negli ultimi sei anni si è lavorato molto per creare un’offerta estiva che stimolasse i cinema a rimanere aperti. Il ministero della Cultura ha creato anche un’iniziativa, Cinema Revolution, che da giugno a settembre abbassa a 3,50 euro il costo dei biglietti per film italiani ed europei accollandosi il resto della cifra.

Tutto questo ha fatto sì che già nel 2023 l’estate abbia cominciato a portare più incassi. Nonostante l’andamento dei singoli mesi dipenda molto da quali film capitano, e quest’anno ci siano stati meno americani, si può dire che nel 2025, a giugno e luglio, si è incassato rispettivamente il 21% e il 60% più di quanto si incassasse negli stessi mesi prima della pandemia (cioè nel triennio dal 2017 al 2019). Dell’incasso estivo beneficiano soprattutto i film americani, perché gli italiani ancora sono riluttanti a uscire d’estate, ma uno degli effetti è anche una minor congestione di film in uscita negli altri mesi, di cui beneficiano tutti.

(Cinetel)

CinExpert (la parte di Cinetel che sonda chi frequenta i cinema e quanto) ha confermato anche che il pubblico giovane, quello tra i 18 e i 34 anni, continua a essere il più importante. Addirittura quello tra i 15 e i 24 anni è aumentato del 9% rispetto al 2024, quando già era molto cresciuto. Il dato è particolarmente significativo se si considera che questo è un tipo di pubblico attirato più che altro da grandi film americani, che quest’anno sono stati di meno.

Inoltre per la prima volta dalla pandemia è aumentato quanto il pubblico frequenta i cinema. La categoria di spettatori che vede tra i 5 e i 10 film l’anno è aumentata del 17% e quelli che vedono più di 10 film l’anno sono aumentati del 3%, a discapito delle altre categorie che il cinema lo frequentano meno (chi vede 1 o 2 film all’anno è calato del 40%).

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Tutto questo arriva in un momento in cui il cinema italiano e il ministero della Cultura continuano a non avere buoni rapporti. Nonostante siano finiti la battaglia sui giornali e gli attacchi reciproci, le produzioni continuano a lamentare scarsità di fondi e soprattutto problemi con le tempistiche di assegnazione almeno dal 2024, cosa che blocca molti set, specialmente i medio piccoli. Il presidente dell’associazione distributori e produttori Alessandro Usai, presentando gli ottimi risultati per il cinema italiano, ha sostenuto che anche se ancora non si è sentito l’effetto negativo lo si percepirà nel 2026, nel 2027 e anche oltre se non cambia qualcosa.