I paesi dell’Unione Europea hanno infine approvato l’accordo con il Mercosur
È stato decisivo il voto favorevole dell'Italia, che finora si era opposta, mentre la Francia ha votato contro

Venerdì il Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che detiene il potere legislativo insieme al Parlamento Europeo, ha approvato l’accordo di libero scambio con il Mercosur, il mercato comune sudamericano di cui sono membri Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Questa approvazione ha ufficializzato un voto informale espresso poche ore prima dagli ambasciatori degli stati membri a Bruxelles: era il più importante e delicato poiché era stato programmato alla fine di complessi negoziati e solo dopo aver avuto la certezza che l’accordo fosse sostenuto da abbastanza stati membri.
Il testo verrà firmato il 12 gennaio da Ursula von der Leyen (notoriamente favorevole) e potrebbe già entrare in vigore in via provvisoria. Per farlo ufficialmente però dovrà essere confermato da un voto finale del Parlamento Europeo, dove esiste una maggioranza che dovrebbe sostenerlo, ma di cui fanno parte diversi europarlamentari che potrebbero anche decidere di votare contro.
Questa approvazione è arrivata dopo più di vent’anni di negoziati e un anno di resistenze da parte di alcuni stati membri, che temono che l’accordo possa danneggiare i propri settori agricoli: questi paesi sono la Francia, la Polonia, l’Austria, l’Irlanda e l’Ungheria, che venerdì hanno votato contro, e il Belgio, che si è invece astenuto. I loro voti non sono però bastati a bloccare l’accordo.
La mozione infatti aveva bisogno di essere approvata da almeno 15 paesi che rappresentassero almeno il 65 per cento della popolazione europea ed è passata anche grazie al voto favorevole dell’Italia, uno dei paesi che finora si erano più opposti. Fino a poco tempo fa il peso politico e demografico della Francia e dell’Italia aveva impedito lo svolgimento del voto, ma l’Italia aveva cambiato idea nelle ultime settimane dopo aver ottenuto concessioni aggiuntive da parte di von der Leyen.
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Queste concessioni sono due: la prima è l’inserimento nell’accordo di una serie di clausole di salvaguardia aggiuntive che dovrebbero tutelare gli imprenditori europei e che sono state negoziate nelle ultime settimane. Gli agricoltori e gli allevatori europei infatti sostengono che soprattutto nel settore della carne i paesi del Mercosur potrebbero fare concorrenza sleale, perché si possono permettere di produrla a prezzi più bassi dato che non sono vincolati ai rigidi standard sanitari e ambientali dell’Unione.
Per evitare questa possibilità, queste clausole (che devono essere ancora approvate dal Parlamento Europeo) prevedono che la Commissione Europea possa aprire delle indagini e nel caso intervenire sul mercato europeo se la rimozione dei dazi sui prodotti importati dai paesi del Mercosur impatterà in modo significativo gli imprenditori europei: nella pratica, la Commissione dovrà intervenire se nell’arco di tre anni le importazioni di alcuni prodotti “sensibili” (come la carne) aumenteranno del 5 per cento e se i loro prezzi sul mercato europeo scenderanno della stessa percentuale. La soglia del 5 per cento è stata richiesta dai paesi contrari all’accordo, fra cui al tempo anche l’Italia, contro il 10 per cento proposto dalla Commissione.
La seconda concessione è meno specifica e sarà oggetto di altri negoziati, ma è stata quella che avrebbe fatto cambiare idea all’Italia negli ultimi giorni, dopo una sua prima apertura a dicembre: von der Leyen ha promesso una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei per l’agricoltura nel settennato 2028-2035, con la possibilità di garantire al settore maggiori risorse a discapito di altri comparti. Nella pratica, si tratterebbe di una modifica del regolamento di erogazione dei fondi della Politica Agricola Comune (PAC), una delle voci tradizionalmente più consistenti del bilancio europeo.
La proposta di von der Leyen stabilisce infatti che tutti i 293,7 miliardi di euro destinati alla PAC possano essere spesi subito, a partire dal primo anno del prossimo ciclo di bilancio settennale (2028-2035), senza attendere le revisioni di metà mandato, al 2032, quando una parte delle risorse accantonate del bilancio viene sbloccata solo a certe condizioni, e redistribuita tra i vari settori. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva rivendicato questo risultato martedì e lo stesso aveva fatto il presidente francese Emmanuel Macron, che però poi a differenza di Meloni aveva mantenuto la sua contrarietà. Giovedì in un comunicato aveva scritto che, nonostante fossero stati fatti degli «indiscutibili progressi», nel paese persisteva un «rifiuto politico unanime dell’accordo», e che per questo la Francia non poteva votare a favore.
L’accordo è stato approvato mentre in diverse città europee negli ultimi giorni si sono svolte delle proteste degli agricoltori. Venerdì una protesta si è svolta anche a Milano, dove i manifestanti hanno versato del latte davanti al Pirellone, uno degli edifici più riconoscibili della città e sede del consiglio regionale della Lombardia.
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