In Corea del Sud c’è una nicchia che compra ancora tantissimi CD
Per soddisfare la richiesta dei fan di k-pop se ne producono così tanti da suscitare preoccupazioni ambientali

Tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Duemila, prima che i servizi di streaming diventassero la principale modalità di fruizione della musica, il successo di un musicista o di un gruppo veniva misurato soprattutto in base a un parametro: le vendite dei CD, che in quel periodo surclassarono vinili e musicassette diventando il supporto largamente più diffuso. Oggi la situazione è cambiata: le vendite di CD sono calate drasticamente, alcune etichette discografiche hanno smesso di produrli e la maggior parte delle persone non ha nemmeno più un dispositivo su cui ascoltarli.
C’è però un’eccezione significativa a questo declino globale: la Corea del Sud, dove i CD continuano a essere prodotti in grandi quantità, a vendere decine di milioni di copie e a generare un interesse enorme. Questo successo è legato soprattutto a un fenomeno di collezionismo ormai molto consolidato del k-pop, il genere in cui vengono incasellate diverse band sudcoreane di giovani ragazzi e ragazze.
I fan di questa musica sono noti per la loro tendenza a seguire i loro cantanti preferiti, che in gergo vengono definiti “idols” (idoli), con un certo fanatismo e un approccio quasi “militante” che, nei casi più estremi, può sfociare anche in forme di idealizzazione romantica. E le cosiddette “Big 4”, le quattro più grandi case discografiche del k-pop (HYBE, SM, YG e JYP), hanno trovato un modo piuttosto efficace per capitalizzare l’attaccamento morboso dei fan: mettere in vendita una quantità spropositata di CD, e farcirli di gadget e sorprese di vario tipo per ingolosirli e indurli all’acquisto.
La predilezione per questo formato ha diverse ragioni. In Giappone e in Corea del Sud c’è una solida cultura dell’hi fi: sono molti i negozi specializzati ed è molto comune che nelle case ci siano impianti stereo anche costosi. E gli appassionati di hi fi sono – anche negli altri paesi – il principale bacino di clienti rimasto ai CD, perché la qualità di ascolto che consentono è generalmente considerata la migliore. Come in Giappone, anche in Corea del Sud i negozi che vendono dischi sono ancora diffusi e frequentati, e rispetto ai paesi europei o agli Stati Uniti non si sono dedicati quasi esclusivamente ai dischi in vinile, ma continuano a esporre e vendere moltissimi CD.
Il CD è poi il supporto fisico meno costoso da produrre, più a buon mercato sia del vinile sia delle musicassette, e si presta facilmente a essere declinato in molteplici edizioni pensate per il collezionismo.
Nella maggior parte dei casi, infatti, chi compra questi CD non lo fa tanto per ascoltarli, ma per entrare in possesso dei molti materiali che contengono. Capita spesso che le case discografiche stampino più edizioni dello stesso album, differenziandole in base agli oggetti presenti all’interno della confezione, come booklet, adesivi, quaderni, portachiavi e segnalibri in edizione limitata.
Gli oggetti più ambiti, però, sono le fotografie dei vari idol, che vengono inserite in numero limitato nelle confezioni e che finiscono per diventare veri e propri oggetti di culto tra i collezionisti, che amano incorniciarle, scambiarsele o sfoggiare quelle più rare sui forum dedicati. Questo meccanismo è particolarmente redditizio nel caso dei gruppi, poiché consente alle società discografiche di inserire nelle confezioni fotografie diverse degli stessi membri, moltiplicando così il numero di edizioni disponibili e spingendo i fan ad acquistare più copie per completare la collezione.
Su TikTok non è raro imbattersi in uno dei tanti video di “unboxing” in cui i fan mostrano l’apertura delle confezioni e i materiali trovati al loro interno.
In quasi tutti i casi, poi, i CD prevedono dei premi: viene messa in palio la possibilità di vivere un’esperienza con il gruppo, come una videochiamata, l’accesso a una sessione esclusiva di firma copie o un incontro dal vivo. Secondo Roza De Jong, una fan del k-pop molto attiva nel collezionismo di questi supporti, la logica dietro a questo meccanismo è simile a quella dei biglietti della lotteria: «Più compri, più hai possibilità di vincere».
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Per la stragrande maggioranza dei musicisti la vendita di supporti ha ormai un’importanza estremamente marginale, e le entrate dipendono soprattutto dai concerti. Al contrario, i CD rappresentano una fonte d’entrata fondamentale per l’industria del k-pop, un genere che nel 2025 ha subito una forte contrazione dovuta alla sua progressiva occidentalizzazione e al lungo periodo di inattività dei BTS, la band largamente più famosa e rappresentativa del genere, che pubblicherà un nuovo disco a marzo dopo quattro anni di pausa per il servizio militare.
Kim Jae-heun, giornalista del Korea Herald che si occupa spesso dell’andamento economico delle grandi etichette del K-pop, ha scritto che nel 2025 gli ascolti dei gruppi del genere sulle piattaforme di streaming sono diminuiti in modo significativo e che il settore è stato, di fatto, «mantenuto a galla» proprio dalle vendite dei CD.
Anche se in flessione rispetto al record del 2023, quando le vendite dei CD avevano superato i 115 milioni di copie, nel 2024 in Corea del Sud ne sono stati comunque venduti circa 93 milioni. Nello stesso anno, negli Stati Uniti sette dei dieci CD più venduti erano di artisti K-pop, a conferma della centralità del genere nel mercato globale dei supporti fisici. I dati relativi al 2025 non sono ancora disponibili.
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Negli ultimi anni, la massiccia produzione di CD in Corea del Sud ha suscitato preoccupazioni a causa delle elevate quantità di anidride carbonica prodotte dal settore. Secondo uno studio dell’università britannica di Keele, la produzione di un CD genera circa 500 grammi di emissioni di carbonio.
Nel resto del mondo, le tradizionali confezioni in plastica dei CD sono state progressivamente sostituite da custodie in carta o cartoncino prive di componenti plastici, costituite da una tasca piatta in cui il CD viene inserito lateralmente e fatto scivolare all’interno, senza l’uso di supporti rigidi o meccanismi di fissaggio.
In Corea del Sud, invece, prevalgono ancora le confezioni in plastica, anche perché lasciano molto più spazio per inserire fotografie, booklet e altri gadget. Peraltro, i CD sono realizzati in policarbonato, un materiale plastico trasparente e resistente che può essere riciclato solo tramite uno speciale processo di trattamento, necessario a impedire il rilascio di gas tossici nell’ambiente.
Nel paese sono nati anche collettivi ambientalisti che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni ambientali prodotti dall’industria del k-pop, come Kpop4Planet. La fondatrice del collettivo, Kim Na-Yeon, ha detto all’Agence France-Presse che le vendite settimanali di un singolo gruppo K-pop di successo «potrebbero essere equivalenti alle emissioni generate da 74 voli intorno alla terra».
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