In Italia continuano a morire centinaia di persone senzatetto ogni anno
I dati aiutano a capire cosa si potrebbe fare per evitare molte morti, e il freddo c’entra solo in parte

Ogni anno nelle città italiane muoiono centinaia di persone senzatetto: nel 2025 sono state 414, l’anno precedente 434, nel 2023 ne erano morte 415, un andamento che al di là di qualche oscillazione non diminuisce. Anche quest’anno i dati sono stati raccolti e pubblicati da fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora), la federazione di enti e associazioni che in tutta Italia si occupano delle persone senzatetto: sono utili a capire qualcosa di più sulle cause di queste morti e a discutere di cosa si può fare per evitarle.
La premessa è che sono dati delicati, perché dietro a ogni numero e ogni morte c’è la storia di una persona e un contesto molto complesso da interpretare o incasellare in qualche schema. Tra chi vive per strada ci sono persone con dipendenze, ma anche persone in difficoltà per cause molto diverse come malattie, licenziamenti, debiti, liti in famiglia. In queste situazioni così particolari è difficile capire cosa produca cosa – violenza, freddo, paura, esasperazione, razzismo, sgomberi, depressione, dipendenze – ma spesso i problemi tendono a manifestarsi tutti insieme, in alcuni casi fino a causare la morte.
Anche se non spiegano tutto, questi dati sono importanti perché raccontano di persone spesso trascurate dalle istituzioni, e di problemi sottovalutati o peggio ignorati dall’opinione pubblica.
I dati mostrano tra l’altro qualcosa di controintuitivo, e cioè che nei mesi invernali quando fa più freddo non muoiono molte più persone senzatetto rispetto al resto dell’anno. Nel 2025 sono state segnalate 44 morti a gennaio, un valore non troppo distante dai 37 di agosto, dai 35 di giugno o dai 38 di aprile.
Dipende anche dal fatto che l’attenzione delle amministrazioni comunali è più alta in inverno, con l’attivazione di piani emergenziali per il freddo: nelle strutture aumentano i posti letto, gli orari dell’accoglienza vengono prolungati, e aumenta il lavoro delle unità mobili di strada. Negli altri mesi dell’anno c’è meno freddo, ma i problemi che possono causare la morte rimangono.
L’indagine di fio.PSD ricostruisce anche l’età, il sesso e la nazionalità delle persone senzatetto morte nel 2025: sono quasi tutti uomini – il 91,5 per cento – e la maggior parte – il 56,5 per cento – stranieri provenienti da paesi extra europei, in particolare dal Marocco e dalla Tunisia. L’età media delle persone senzatetto morte l’anno scorso è stata 46,3 anni, più alta tra le persone italiane (54,2 anni contro i 42 degli stranieri). In Italia la speranza di vita degli uomini è 81,4 anni.
– Leggi anche: Vivono per strada più donne di quelle che pensiamo
I dati permettono di capire dove sono morte queste persone. Più della metà delle morti sono state registrate nelle regioni del Nord, soprattutto in Lombardia (78), Veneto (46), Piemonte (25). Ovviamente nelle grandi città dove vivono più persone senzatetto ci sono anche più morti: nel 2025 sono state 48 a Roma, 27 a Milano e 18 a Torino. Ma nel report viene segnalato che a fronte del 40,5 per cento di decessi che avviene nelle 14 città metropolitane, la maggioranza delle morti si verifica in provincia, talvolta anche in comuni molto piccoli.
Le condizioni di salute precarie delle persone senzatetto aumentano il rischio di morte: nel 2025 nel 42 per cento dei casi la causa principale di morte è legata a malori improvvisi o malattie aggravate dopo anni di vita in strada, senza un accesso regolare a cure adeguate o a un ambiente che possa favorire il recupero. Un altro 40 per cento è attribuibile a eventi traumatici, accidentali o violenti come aggressioni, incidenti o suicidi.
Secondo fio.PSD, gli interventi di emergenza come i piani per la cosiddetta emergenza freddo continuano a essere indispensabili, ma servirebbe molta più attenzione anche nel resto dell’anno con interventi più strutturali e continuativi, oltre la logica dell’emergenza. Servirebbero soprattutto più esami e visite di prevenzione, più cure e naturalmente più assistenza sociale e più case per accompagnare le persone senzatetto verso un’autonomia abitativa (il cosiddetto housing first). «La strada, luogo di esposizione costante a violenze, incidenti, malattie e solitudine, deve diventare il punto di partenza per un lavoro di prossimità capace di attivare percorsi di tutela e di uscita dalla marginalità, attraverso un’azione coordinata tra servizi sociali, sanitari e comunità locali», si legge nel report.
Per avere più dati utili a studiare quali sono i bisogni delle persone senzatetto e trovare politiche di sostegno il 26, il 28 e il 29 gennaio nelle 14 città metropolitane italiane è in programma una rilevazione promossa dall’ISTAT e condotta da fio.PSD in collaborazione con enti locali, università, servizi sociali e associazioni. È stata chiamata Tutti Contano. È la prima volta che viene organizzata un’iniziativa del genere riguardante un’area così ampia in Italia.
Squadre composte da tre volontari andranno per le strade e nei centri di accoglienza per intervistare le persone senzatetto: a tutte verranno fatte le stesse domande studiate dall’Istat per ricostruire la loro situazione e informazioni sul loro passato. Le schede sono anonime e chiunque può rifiutare di rispondere alle domande. Michele Ferraris, coordinatore nazionale del progetto, dice che i dati raccolti saranno poi studiati da Istat che nei prossimi mesi pubblicherà i risultati dell’indagine: «L’obiettivo è avere informazioni per andare oltre l’approccio più diffuso, ovvero un atteggiamento di condanna o pietistico». Lo sforzo organizzativo è notevole: solo a Roma saranno impegnati circa 3.000 volontari, a Milano 600.



