In Italia non si facevano così poche auto dagli anni Cinquanta

Lo scorso anno Stellantis ne ha assemblate poco più di 200mila, la metà rispetto al 2023

La produzione della 500 ibrida di Stellantis
La produzione della 500 ibrida di Stellantis (Spada/LaPresse)
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Nel 2025 nei cinque stabilimenti italiani di Stellantis sono state assemblate 213.706 auto, un quarto in meno del 2024, meno della metà rispetto al 2023: in Italia non se ne producevano così poche dagli anni Cinquanta. Se si aggiungono i furgoni costruiti nello stabilimento di Atessa, in Abruzzo, si arriva a poco meno di 380mila veicoli prodotti nel 2025, comunque il 20 per cento in meno rispetto all’anno precedente.

Il report annuale realizzato dal sindacato FIM CISL mostra un calo di produzione significativo rispetto allo scorso anno in quasi tutti gli stabilimenti: -47,2% a Melfi, -27,9% a Cassino, -21,9% a Pomigliano, -23,1% alla fabbrica della Maserati a Modena. L’unico dove c’è stata una crescita è quello di Mirafiori, a Torino, che tuttavia partiva da un livello di produzione bassissimo: è passato dalle 25.920 auto assemblate nel 2024 alle 30.202 del 2025 grazie all’avvio della produzione della 500 ibrida. «Abbiamo toccato il fondo, ora bisogna risalire, con nuove produzioni, nuove assegnazioni di modelli, nuovi investimenti», ha detto Ferdinando Uliano, segretario nazionale della FIM CISL.

Questi dati non sono una sorpresa. Le difficoltà di Stellantis sono note da anni e sono dovute in parte a una crisi più generale del mercato automobilistico, che coinvolge tutti i grandi gruppi, ma in parte anche a scelte industriali precise e poco lungimiranti.

Da leader di mercato in Italia e in Europa, infatti, Stellantis non è stata in grado di indirizzare nel modo giusto l’innovazione dei processi e dei prodotti, e ha invece puntato a rinnovare in maniera solo marginale vecchi modelli, perdendo quote di mercato e portando a un lento degrado dei suoi processi e dell’intero indotto. Il risultato è che oggi Stellantis e tutto il settore sono rimasti indietro rispetto agli altri concorrenti in Cina e negli Stati Uniti, dove l’innovazione è davvero avvenuta.

In Italia il declino è stato accompagnato da polemiche dovute alle promesse non mantenute dall’azienda, su tutte la produzione di almeno un milione di veicoli all’anno, e al conseguente ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali. Migliaia di lavoratori di Stellantis sono in cassa integrazione da anni. Ma i mancati investimenti e il calo di produzione ha ripercussioni anche per migliaia di aziende fornitrici, molte delle quali costrette alla chiusura, e sui loro dipendenti che rimangono senza lavoro.

I sindacati guardano a Mirafiori come stabilimento da cui ripartire: non a caso l’unico dove Stellantis abbia portato qualche investimento con la produzione della 500 ibrida. Le 30mila auto fatte lo scorso anno sono un segnale positivo, anche se per raggiungere la sostenibilità economica ne servirebbero almeno 200mila all’anno. Da marzo è previsto un aumento dei ritmi di lavoro con l’introduzione del secondo turno e l’assunzione di 440 operai, la prima da oltre 10 anni.