Fastweb+Vodafone e TIM vogliono lavorare insieme sulla rete del 5G

Hanno fatto un accordo per condividere le infrastrutture e rendere le connessioni mobili veloci disponibili a più persone

(Getty Images)
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Fastweb+Vodafone e Tim, due delle più grosse aziende di telecomunicazioni in Italia, hanno fatto un accordo preliminare per sviluppare e condividere le infrastrutture di rete che servono a far funzionare il 5G (la rete più veloce per le telecomunicazioni dei dispositivi mobili). L’accordo prevede che ogni operatore si occupi di sviluppare le infrastrutture nei comuni con meno di 35mila abitanti in dieci regioni entro il 2028, e che queste siano utilizzabili anche dagli altri operatori. L’obiettivo è in sostanza estendere la copertura del 5G in zone dove non c’è, cioè la stragrande maggioranza del paese, e al contempo ridurre sia i costi che l’impatto ambientale evitando di installare più antenne e cavi negli stessi territori.

L’accordo preliminare dovrà essere inserito in un contratto, che le aziende prevedono di firmare entro il secondo trimestre del 2026. Dopodiché il progetto dovrà essere approvato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

Più nel dettaglio, Fastweb+Vodafone e TIM pianificano di utilizzare un modello chiamato Radio Access Network (RAN) sharing, che semplificando consiste nella condivisione delle reti dei vari operatori. Secondo l’accordo le due aziende dovranno realizzare circa 15.500 stazioni radio base entro la fine del 2028, che saranno poi messe a disposizione l’una dell’altra, mantenendo comunque la propria indipendenza commerciale (e quindi in pratica: ognuna continuerà a offrire il suo pacchetto di abbonamenti).

Questo progetto punta a risolvere almeno in parte il fatto che il 5G in Italia funziona ancora molto poco. Il termine 5G indica la quinta generazione dello standard per le telecomunicazioni dei dispositivi mobili, progettato per offrire velocità di download molto alte (fino a 10 gigabit al secondo) rispetto alla generazione precedente, chiamata 4G. Lo standard era stato inizialmente presentato nel 2016, e negli ultimi anni molti operatori telefonici hanno cominciato a proporre piani d’abbonamento e servizi in grado di sfruttarlo.

Attualmente la copertura del vero 5G riguarda però solo una piccola porzione del territorio italiano. Questo non significa necessariamente che le altre connessioni non siano 5G, come spesso appare sullo smartphone, ma che non sfruttano pienamente la capacità delle reti di nuova generazione perché una parte importante del funzionamento, cioè il controllo e la gestione della rete, avviene ancora con tecnologie 4G.

Tra i motivi di questa mancanza di infrastrutture ci sono anche i ritardi accumulati a causa della pandemia da coronavirus, dell’aumento del costo dei microchip e dell’inflazione. In Italia peraltro si stima che ancora un terzo delle stazioni radio base non sia collegato alla rete tramite fibra ottica (“backhaul ottico”), cioè il sistema più rapido per trasmettere i dati. C’è quindi la possibilità che una stazione abbia un’antenna 5G, ma non abbia una connessione via cavo adeguata per farla funzionare al suo massimo.

Di conseguenza in moltissimi casi il 5G Standalone (5G SA), cioè quello vero e proprio, è raramente disponibile in Italia. Per ammodernare la rete servono grossi investimenti: Fastweb+Vodafone e Tim non hanno per ora reso noto quanto costerà il loro progetto.

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