Il Myanmar ha liberato più di 6mila persone detenute, in occasione del giorno dell’Indipendenza

La giunta militare al governo in Myanmar ha approvato un’amnistia in occasione del giorno dell’Indipendenza, che si celebra ogni anno il 4 gennaio. Sono stati liberati 6.186 prigionieri, tra cui 52 stranieri che saranno espulsi dal paese. Non è chiaro se tra le persone liberate ci siano anche prigionieri politici, ossia incarcerati per via della loro attività di opposizione alla giunta militare, e non si hanno notizie di un rilascio dell’ex leader del paese Aung San Suu Kyi, che con il suo partito Lega Nazionale per la Democrazia vinse le ultime elezioni nel 2020, ma venne poi arrestata quando la giunta militare prese il potere l’anno successivo.
È frequente che la giunta liberi migliaia di persone in occasione di eventi particolarmente significativi: a novembre, in vista delle elezioni, ne aveva graziate poco più di 3mila, e ad aprile quasi 5mila in occasione dell’inizio dell’anno nuovo nel calendario tradizionale birmano. La giunta ha inoltre disposto una riduzione delle pene pari a un sesto su tutto il territorio nazionale, escludendo i condannati per reati gravi come omicidio, stupro, terrorismo, corruzione e traffico di armi o droga.
L’amnistia è avvenuta mentre nel paese si stanno svolgendo le elezioni, le prime dal colpo di stato del 2021, che prevedono tre turni fra il 28 dicembre 2025 e il 25 gennaio 2026: sabato sono stati pubblicati i primi risultati, e come da previsione il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, l’unico sostenuto dalla giunta militare, è molto avanti. Le elezioni non sono realmente democratiche: riguardano meno della metà del paese, quella controllata dai militari (il resto del Myanmar è sotto controllo dei gruppi armati della resistenza) e la giunta ha fortemente limitato la partecipazione delle opposizioni e la possibilità di fare una vera campagna elettorale.
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