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  • Domenica 4 gennaio 2026

Perché l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela è illegale

Dal punto di vista del diritto internazionale, ma anche per la legge americana le giustificazioni del governo di Trump sono deboli

Un murales di Nicolás Maduro per le strade di Caracas (AP Photo/Ariana Cubillos, File)
Un murale di Nicolás Maduro per le strade di Caracas (AP Photo/Ariana Cubillos, File)
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L’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela, con la cattura del presidente del paese Nicolás Maduro, è stato definito illegale da molti esperti e media. L’amministrazione di Donald Trump rigetta questa accusa, rifacendosi a una lunga tradizione di politica estera che in passato ha provato a giustificare attacchi di questo tipo, tradizione però da sempre molto contestata.

Anzitutto, è assodato che l’attacco violi la legge internazionale. Secondo l’articolo 2 dello Statuto delle Nazioni Unite, uno stato può usare la forza militare contro un altro soltanto in tre circostanze: se ha l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; se ha l’autorizzazione dei rappresentanti politici dello stato in cui avviene l’azione militare; se la propria sicurezza è minacciata. L’attacco in Venezuela non rispetta nessuno di questi tre criteri.

In passato gli Stati Uniti avevano avviato attacchi militari senza il consenso del Consiglio di Sicurezza, ma potevano sostenere in maniera più o meno credibile che la loro sicurezza fosse minacciata (come con l’invasione dell’Afghanistan nel 2001, dopo gli attacchi dell’11 settembre) o di avere l’autorizzazione di un governo locale più o meno riconosciuto come legittimo. Anche quelle operazioni del passato erano state molto contestate, spesso con forti argomenti, ma nell’attacco contro il Venezuela è difficile vedere anche soltanto una parvenza di legalità, almeno dal punto di vista del diritto internazionale.

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Gli esperti statunitensi si sono anche chiesti se l’attacco rispetti o meno la legge degli Stati Uniti. Qui la situazione è più complicata.

L’amministrazione Trump definisce l’attacco come un’operazione di polizia. Il segretario di Stato Marco Rubio, parlando domenica, ha detto che quella in Venezuela non è stata un’«invasione» o una «guerra», ma un’azione di «amministrazione della giustizia» (law enforcement). L’argomento è questo: Nicolás Maduro è ricercato dalla giustizia statunitense per “narcoterrorismo” e altri crimini e per questo – è il ragionamento – agire con la forza per portarlo davanti alla giustizia è perfettamente legittimo.

Secondo l’amministrazione Trump, la cattura di Maduro giustifica anche l’esteso attacco militare contro il Venezuela, in cui le forze armate americane hanno bombardato Caracas e altre zone del paese, uccidendo decine di persone secondo fonti venezuelane. Rubio, parlando con alcuni parlamentari, ha detto che i bombardamenti e le altre azioni militari servivano a «proteggere e difendere le persone che mettevano in atto il mandato di arresto» contro Maduro. In pratica, secondo Rubio, l’attacco al Venezuela era una specie di operazione di scorta.

Descrivere l’attacco in questo modo fa comodo all’amministrazione Trump perché le consente di evitare l’approvazione del Congresso, che sarebbe necessaria per tutti gli atti di guerra. Questo si rifà a una teoria legale ottocentesca, quella del “potere protettivo intrinseco”, secondo cui il presidente degli Stati Uniti può usare la forza militare per proteggere il personale federale che sta facendo rispettare le leggi. Gli Stati Uniti applicarono questa teoria legale anche nel 1989, quando intervennero a Panama per deporre il dittatore Manuel Noriega, portarlo negli Stati Uniti e processarlo.

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Questa teoria è però molto contestata e regge poco nel caso dell’attacco al Venezuela. Come hanno notato vari esperti, è difficile qualificare come una semplice azione di amministrazione della giustizia un’operazione enorme nella quale sono stati coinvolti 15 mila militari (quelli stanziati da mesi al largo delle coste del Venezuela) e decine di navi da guerra e di mezzi aerei.

L’idea che l’intento degli Stati Uniti fosse esclusivamente di catturare Maduro in un’operazione di polizia è inoltre in diretto contrasto con tutte le dichiarazioni fatte da Trump e dalla sua amministrazione nelle ore successive: Trump ha detto che gli Stati Uniti d’ora in poi «controlleranno» il Venezuela. Questo mostra che gli obiettivi americani non erano limitati solo a Maduro, e che quindi la giustificazione legale data dal governo non regge.

Nonostante questo, è probabile che i tribunali americani non contesteranno la legalità della cattura di Maduro, e che lo processeranno come qualunque altro imputato, perché tendenzialmente seguono il principio per cui una volta che un imputato è stato portato a processo va processato, indipendentemente da come c’è arrivato.