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  • Sabato 3 gennaio 2026

Trump ha detto molto e molto poco sul futuro del Venezuela

Per esempio che gli Stati Uniti controlleranno il paese e gestiranno il suo petrolio, ma senza chiarire come avverrà

(AP Photo/Alex Brandon)
(AP Photo/Alex Brandon)
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Nella conferenza stampa in cui ha parlato dell’attacco al Venezuela e della cattura di Nicolás Maduro, il presidente statunitense Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti controlleranno il paese in modo da poter «effettuare una transizione sicura, adeguata e oculata» del potere. Ma non è chiaro cosa avverrà nel concreto: è rimasto volutamente vago su chi assumerà ora il comando, insistendo più sulle intenzioni di «ricostruire» e controllare l’industria petrolifera locale che sulla successione politica di Maduro.

Ha detto che il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con la vicepresidente Delcy Rodríguez, una dei più stretti collaboratori di Maduro: ha sostenuto che lei si sarebbe insediata come nuova presidente del paese, e che sarebbe «sostanzialmente» disposta a collaborare con gli Stati Uniti. Nel suo discorso alla nazione però, tenuto qualche ora dopo le dichiarazioni di Rubio, Rodríguez ha fermamente condannato l’aggressione statunitense, rivendicando la sua fedeltà al regime venezuelano e definendo Maduro «l’unico presidente» del paese. Trump ha citato lo strumento più concreto per fare pressione sul regime: la minaccia di nuovi attacchi, più estesi e potenti, se non accoglierà le sue richieste di cedere il potere.

I giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno provato a chiedere a Trump maggiori dettagli sulle modalità del coinvolgimento statunitense, ma lui ha evaso le domande e ripetuto genericamente che il paese «sarà gestito come si deve», e che agli Stati Uniti questo frutterà molti soldi. Ha però smentito di voler mettere al potere la capa dell’opposizione María Corina Machado, vincitrice del Nobel per la pace nel 2025, dicendo che non è rispettata e sostenuta nel paese e che sarebbe molto difficile per lei governarlo.

Non ha dato alcuna informazione su quanto durerà il periodo di transizione, né come avverrà in pratica: ha detto in modo vago che «un team» statunitense lavorerà «con il popolo del Venezuela», dicendo che sarà veloce. Parlando delle intenzioni degli Stati Uniti ha detto: «we’re going to run the country», che può voler dire sia “governare” sia più genericamente “gestire” o “controllare” il paese. A una domanda specifica, Trump ha negato che gli Stati Uniti abbiano rovesciato un governo straniero senza avere un piano per la successione, come accaduto diverse altre volte in passato.

Trump non ha escluso una possibile occupazione militare in caso di necessità. «Non abbiamo paura di parlare di boots on the ground», ha detto usando l’espressione con cui si intenderebbe in questo caso un’invasione via terra, specificando in un’altra risposta che l’eventuale presenza militare riguarderà l’estrazione del petrolio. Trump ha anche detto: «rimarremo qui», anche per diversi anni, ha ipotizzato. Al momento però il governo statunitense non ha neanche una delegazione ufficiale in Venezuela, dato che ha chiuso l’ambasciata statunitense a Caracas nel 2019, e non ci sono segnali di una presenza militare.

Trump ha detto che questo controllo provvisorio sarà necessario per evitare che «qualcun altro» che «non ha a cuore il bene del popolo venezuelano» prenda il controllo del paese (negli ultimi anni il regime di Maduro si era avvicinato alla Cina, alla Russia e all’Iran, paesi che gli Stati Uniti ritengono avversari). Nel suo discorso ha detto che gli Stati Uniti vogliono «pace, libertà e giustizia per il grande popolo del Venezuela».

Ha parlato anche estesamente delle riserve petrolifere venezuelane, che sono le più grandi al mondo e sono fondamentali per l’economia venezuelana, completamente dipendente dal settore.

Ha detto che le infrastrutture e l’industria del petrolio locali saranno ricostruite a spese delle compagnie petrolifere statunitensi, coinvolte direttamente: «faremo entrare le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, che investiranno miliardi di dollari nelle infrastrutture danneggiate e inizieranno a generare profitti per il paese». Ha detto che il petrolio venezuelano sarà venduto ad altri paesi.

Il petrolio venezuelano era da tempo un obiettivo dell’amministrazione statunitense, sia per la sua centralità nel tenere in piedi il governo di Maduro sia per la possibilità di sviluppi commerciali vantaggiosi per gli Stati Uniti nel settore. A causa della grave crisi economica nel paese e delle sanzioni statunitensi sulla sua industria petrolifera, il Venezuela guadagnava circa 20 miliardi di dollari all’anno dall’estrazione e dall’esportazione del petrolio: sono pochi in rapporto alle enormi riserve disponibili (solo nel 2012 le entrate valevano 120 miliardi, sei volte tanto).

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In Venezuela si estrae il petrolio sin dagli anni Venti del Novecento, quando cominciarono a farlo grandi aziende statunitensi, prima che 25 anni fa l’ex presidente Hugo Chávez interrompesse i rapporti commerciali negli Stati Uniti e utilizzasse i profitti del petrolio per finanziare i programmi di spesa pubblica del suo governo. Di tutte le aziende statunitensi che operavano nel paese rimase solo Chevron, una delle più importanti e tuttora esentata dalle sanzioni statunitensi sul Venezuela.

Trump ha sempre sostenuto che Chávez e poi Maduro avessero privato gli Stati Uniti del loro diritto di sfruttare le riserve di petrolio a cui il Venezuela aveva avuto accesso grazie agli investimenti statunitensi.

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