I finali più memorabili delle serie tv, nel bene e nel male

Un articolo incredibilmente senza spoiler

Una scena in cui Walter White accarezza una delle cisterne dell'impianto utilizzato per “cucinare”
Una scena dell’ultimo episodio della serie Breaking Bad (Ursula Coyote/AMC/Courtesy Everett Collection/contrasto)
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Giovedì si è conclusa Stranger Things, una delle serie tv più seguite e apprezzate di sempre, e uno dei maggiori successi commerciali della storia di Netflix. Come avviene spesso con serie così seguite e così lunghe (la prima stagione era uscita dieci anni fa) c’era grande attesa per l’episodio finale, alimentata anche dalla eccezionale durata (più di due ore) e dalla decisione di Netflix di farlo uscire alcuni giorni dopo gli altri episodi, a Capodanno.

I finali di stagione ricevono da sempre maggiori attenzioni e giudizi più severi per la facilità con cui deludono le aspettative del pubblico affezionato. Nel caso di Stranger Things le reazioni del pubblico sono state miste: in generale però la serie era molto piaciuta fino a quel punto e questo ne ha probabilmente migliorato la predisposizione e aumentato l’indulgenza di fronte a eventuali punti deboli e domande rimaste senza risposta. Poteva andare molto peggio, o molto meglio, come dimostrano altri episodi finali di serie lunghe e apprezzate, che vengono ricordati e citati ancora dopo molti anni, nel bene o nel male.

– Leggi anche: È finita Stranger Things

Lost (2004-2010)
È uno dei finali che fu più commentato e che viene ancora oggi citato come deludente. Il problema era che secondo molti lasciò senza risposta – molto più di Stranger Things – molte delle domande che si erano accumulate in sei stagioni (e 120 episodi) e che erano man mano diventate un punto centrale delle aspettative del pubblico. Il finale sembrò anzi a molti fan persino una presa in giro delle varie teorie di cui si discuteva sui forum (i social dovevano ancora arrivare).

Come per altre serie di molti anni fa, nel caso di Lost c’è anche da tenere in considerazione che gli episodi non erano disponibili tutti in una volta, ma trasmessi settimanalmente – una modalità ripresa di recente da diverse piattaforme di streaming – e questo accresceva ulteriormente le aspettative del pubblico. Alcuni critici, per esempio, dicono di Lost che a rivederla tutta d’un fiato – in binge watching – il finale ci guadagna, e sembra meno peggio di come lo ricordavano.

L’attore Daniel Dae Kim e l’attrice Yunjin Kim in una scena dell’ultimo episodio di Lost

L’attore Daniel Dae Kim e l’attrice Yunjin Kim in una scena dell’ultimo episodio di Lost (Mario Perez/ABC/courtesy Everett Collection)

Game of Thrones (2011-2019)
Nell’affollato campionato dei finali di stagioni peggiori di sempre Il Trono di Spade (Game of Thrones) è probabilmente quello che mette d’accordo più persone. Il gradimento della serie era già calato moltissimo nell’ottava e ultima stagione, passando da una media di consensi del 93 per cento a una del 55 per cento sull’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes (e dall’81 al 30 per cento secondo le recensioni del pubblico).

Gran parte della critica e del pubblico trovò non soltanto il finale ma tutta l’ottava stagione sciatta, frettolosa e raffazzonata. Contestò la caratterizzazione molto superficiale dei personaggi e la mancanza di coerenza logica nelle ragioni per cui facevano la fine che fanno. Molti se la presero anche con aspetti tecnici meno legati alla trama, tra cui «un’illuminazione così scarsa da farti sentire il bisogno di guardarla con una torcia», scrisse sul Guardian il critico Scott Bryan.

How I Met Your Mother (2005-2014)
How I Met Your Mother, una delle più longeve sitcom di sempre, compare in diverse classifiche dei finali memorabili per i motivi sbagliati. Le prime stagioni erano state molto apprezzate, per la caratterizzazione dei personaggi e per la capacità della serie di alternare umorismo e parti drammatiche. In più tutta la struttura della serie si basava sul fatto che alla fine si sarebbe scoperto quello viene promesso dalla prima scena, ovvero come il protagonista incontra la madre dei suoi figli e soprattutto chi è, caricando questo personaggio di aspettative difficili da soddisfare.

Anche per questo, con il passare delle stagioni, il giudizio generale cambiò. Tutta la nona e ultima stagione ricevette critiche negative per come la narrazione sembrasse palesemente trascinata. Attraverso una serie di flashforward, il finale era diventato chiaro abbastanza presto, ed era del tipo che per funzionare avrebbe invece dovuto non esserlo. Nella versione in DVD della nona stagione fu persino incluso un finale alternativo, molto meno deprimente.

Dexter (2006-2013)
All’epoca in cui fu trasmesso, il finale dell’ottava e ultima stagione di Dexter fu accolto malissimo. Nell’ultima scena l’immagine stessa del protagonista, fino a quel momento un serial killer, risultò talmente poco credibile e impopolare da diventare poi una specie di meme per descrivere flop clamorosi di finali di stagione.

L’attore protagonista di Dexter, Michael C. Hall, in una scena dell’ultimo episodio della serie

L’attore protagonista di Dexter, Michael C. Hall, in una scena dell’ultimo episodio della serie (Randy Tepper/Showtime/courtesy Everett Collection)

Come in tante altre serie finite male, molti conti in sospeso restano in sospeso, e alcuni personaggi che nelle stagioni precedenti sembravano destinati ad avere un ruolo centrale fanno invece una fine crudele e inspiegabile, senza tante cerimonie. Una miniserie successiva del 2021, Dexter: New Blood, provò a riprendere quei conti in sospeso per dare alla serie originale il finale che molti si sarebbero aspettati nel 2013.

I Soprano (1999-2007)
Come scrisse Variety nel 2022, ideare un finale di serie appagante e stimolante, che completi le storie dei personaggi senza ricorrere a cliché e stereotipi, e soddisfi eserciti di fan di quella serie, è un’impresa titanica. Ma se dopo oltre 15 anni si discute ancora del finale dei Soprano, se sia brutto oppure no, significa che il suo creatore David Chase qualcosa di giusto deve comunque averlo fatto.

Un dettaglio contestuale importante è che nel caso dei Soprano la prima metà della sesta e ultima stagione uscì due anni dopo la quinta, e la seconda metà un anno dopo la prima metà. Questo aveva creato un certo smarrimento tra i fan, anche perché non era così facile per gli spettatori televisivi delle serie trovare il modo di rivedere gli episodi precedenti per rinfrescarsi la memoria. La serie finiva con una scena che a molte persone sembra una trovata originale e appropriata, a rivederla oggi, ma all’epoca avrebbe anche potuto far pensare che si fosse interrotto bruscamente il segnale della tv.

L’attore James Gandolfini e l’attrice Aida Turturro in una scena della serie, seduti sotto una veranda

L’attore James Gandolfini e l’attrice Aida Turturro in un episodio della serie I Soprano (HBO/courtesy Everett Collection)

Breaking Bad (2008-2013)
Ancora oggi, oltre dieci anni dopo l’ultimo episodio, Breaking Bad è considerata un esempio di successo di critica e di pubblico difficilmente ripetibile per qualsiasi nuova serie. È proprio la ragione del grande interesse attuale per Pluribus, la serie più recente del creatore di Breaking Bad Vince Gilligan, che però è tutta un’altra cosa.

Breaking Bad si era fatta apprezzare molto per i finali di stagione imprevedibili e avvincenti, e anche la quinta e ultima stagione non deluse le aspettative. Il finale non lasciò praticamente niente in sospeso, e riprese il filo delle storie di diversi personaggi che a un certo punto sembravano destinati a non incrociarsi più. Fu una conclusione talmente chiara e appassionante, scrisse il New Yorker, che aspettarsi che i finali di ogni stagione siano così sarebbe come «pretendere che ogni opera teatrale sia Shakespeare o che ogni romanzo sia Tolstoj».

– Leggi anche: La nuova serie del creatore di “Breaking Bad” è tutta un’altra cosa

Succession (2018-2023)
Tra le serie più recenti, Succession è una delle poche ad avere ottenuto un successo quasi unanime di critica e di pubblico, non solo per il finale. La sorte di uno dei protagonisti – Logan Roy, l’anziano capo della grande società dei media Waystar Royco – è nota già da molto prima della conclusione della serie. Ed è proprio la sua sorte a generare la curiosità sulla successiva evoluzione delle complicate relazioni all’interno della sua famiglia.

L’opinione generale riguardo al finale di Succession fu positiva anche per via delle ottime interpretazioni dei personaggi principali: Jeremy Strong (Kendall), Kieran Culkin (Roman), Sarah Snook (Shiv) e Matthew Macfadyen (Tom). Una gran parte del pubblico trovò credibili e in linea con tutto il tono della serie i sentimenti di cinismo, ambizione e delusione mostrati nell’ultimo episodio. E anche il fatto che la serie duri “soltanto” quattro stagioni fa sì che quel finale arrivi senza l’impressione che gli autori la stiano tirando per le lunghe.

Sullo sfondo Justine Lupe e Alan Ruck, e in primo piano Sarah Snook, Jeremy Strong e Kieran Culkin, in una scena dell’ultimo episodio della serie Succession

Sullo sfondo Justine Lupe e Alan Ruck, e in primo piano Sarah Snook, Jeremy Strong e Kieran Culkin, in una scena dell’ultimo episodio della serie Succession (Macall Polay/HBO/Courtesy Everett Collection)

Mad Men (2007-2015)
Il finale della settima e ultima stagione di Mad Men, il cui protagonista (Don Draper) è il direttore creativo di un’agenzia pubblicitaria newyorkese negli anni Sessanta, fu un caso piuttosto divisivo. Una parte del pubblico trovò la fine coerente rispetto all’evoluzione che il personaggio aveva avuto lungo la serie. E apprezzò l’assenza di svolte clamorose nella trama o di trovate troppo originali, a parte l’allusione finale a una famosa pubblicità.

Altre persone criticarono però l’eccessiva ambiguità e freddezza di quel finale, che lascia comunque diverse domande senza risposta. Ma anche le persone non del tutto soddisfatte del finale di Mad Men, di solito, non arrivano a definirlo frustrante: la fine che fanno diversi personaggi centrali (Peggy, Roger e Joan) viene spiegata e contestualizzata. E in ogni caso, per quanto intelligente fosse il finale, «non c’era modo di concludere sette stagioni di brillantezza in un modo che accontentasse tutti», scrisse Variety.