È saltato l’accordo tra il gruppo Generali e la banca francese BPCE

(Matthias Balk/dpa)
(Matthias Balk/dpa)

È saltato l’accordo tra il gruppo Generali e la grande banca francese BPCE (di cui è più nota la banca che possiede, Natixis), che un anno fa avevano iniziato a trattare per unire le loro divisioni investimenti e creare una grande società di investimento, che sarebbe arrivata a gestire quasi 1.900 miliardi di euro per conto dei clienti. Sarebbe nata la nona società al mondo per dimensione del patrimonio gestito, ma le due società hanno fatto sapere che non ci sono più le condizioni per arrivare a un accordo definitivo, senza entrare nel dettaglio.

Dell’operazione si era discusso molto per diversi motivi: innanzitutto per la sua indubbia portata finanziaria, ma anche per i risvolti politici, societari ed economici su Generali, una delle società assicurative e finanziarie più importanti in Italia. L’operazione era stata molto criticata da una parte dell’opinione pubblica e dai due soci più in vista del gruppo Generali, il gruppo Delfin (della famiglia Del Vecchio, quelli di EssilorLuxottica) e il gruppo Caltagirone (del potente imprenditore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone). Soprattutto Caltagirone si era molto speso – anche tramite i suoi giornali, tra cui Il Messaggero – per ostacolare la creazione della società, che a suo dire avrebbe portato il risparmio italiano in mano straniera.

L’operazione non aveva neanche trovato favori nella politica: sarebbe stata l’ennesima operazione finanziaria con partner francese degli ultimi anni, portata avanti con un governo di impronta nazionalista che avrebbe potuto peraltro decidere di bloccarla. Come del resto ha fatto con il tentativo di UniCredit di comprare BPM, sostenendo pretestuosamente che UniCredit fosse portatrice di interessi stranieri.