UniCredit ha fatto ricorso contro la sentenza del TAR che le aveva impedito di acquisire Banco BPM

La Torre UniCredit a Milano, sede della banca (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)
La Torre UniCredit a Milano, sede della banca (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

La banca UniCredit ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, il più alto grado della giustizia amministrativa, contro la sentenza del tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio che aveva spinto l’istituto a rinunciare all’acquisto del concorrente Banco BPM. La sentenza del TAR aveva confermato alcuni vincoli posti dal governo rendendo sconveniente per UniCredit proseguire con l’operazione.

La notizia del ricorso è stata data dalle principali agenzie di stampa citando fonti a conoscenza della questione. UniCredit non ha voluto commentare, ma le stesse fonti citate dalle agenzie dicono che il ricorso non vuole essere un «gesto di ostilità» verso il governo, bensì un tentativo di dimostrare che UniCredit non è «un pericolo alla sicurezza nazionale». La sentenza del TAR di luglio, infatti, aveva confermato due degli obblighi imposti dal governo e contenuti in un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM). Il primo obbligo era la cessazione di tutte le attività di UniCredit in Russia entro nove mesi rispetto alla pubblicazione del DPCM (quindi a gennaio 2026), il secondo era il mantenimento degli investimenti italiani nella società finanziaria Anima Holding, una società di gestione del risparmio di cui Banco BPM è uno dei principali azionisti.

Il riferimento alla sicurezza nazionale è appunto alle operazioni di UniCredit in Russia. La scorsa settimana Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, aveva assicurato di volerle cessare entro il 2026, e ha spiegato che finora non ha potuto farlo per via di vincoli legali e normativi imposti dal governo russo.

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