Al Garante della privacy non si dimette nessuno
Lo ha detto il suo presidente Pasquale Stanzione, dopo settimane di critiche sull'autonomia dell'ente innescate dalle inchieste di Report

In un’intervista mandata in onda durante il TG1 di martedì sera il presidente del Garante della privacy Pasquale Stanzione ha detto che il collegio dell’ente «non presenterà le sue dimissioni». Quest’organo è una delle più note “autorità amministrative indipendenti” che ci sono in Italia, e da settimane è al centro di una seria polemica politica innescata dalle inchieste della trasmissione televisiva Report, che ne hanno messo in risalto i potenziali conflitti di interesse e la contiguità con i partiti al governo.
Lunedì il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno chiesto le dimissioni di tutti i membri dell’organo, che per la verità sono stati nominati proprio quando PD e M5S erano al governo. In questi giorni anche alcuni esponenti dei partiti al governo si sono dimostrati favorevoli all’ipotesi: in realtà però né il governo né il parlamento possono licenziarne i membri, e solo loro stessi possono decidere di terminare in anticipo il loro mandato. Stanzione ha definito «totalmente infondate» le accuse di Report, che a suo dire puntano a «delegittimarne l’azione, specie quando le decisioni sono sgradite o scomode. Il Garante assume decisioni talvolta contrarie, talvolta favorevoli al governo, è questa la vicenda dell’autonomia».
I garanti sono enti che devono controllare settori particolarmente delicati, come attività e servizi che si svolgono in regime di sostanziale monopolio, o che sono di particolare interesse per la comunità: nello specifico quello della privacy si occupa di controllare il rispetto delle normative nazionali ed europee sul trattamento dei dati personali. I garanti per il loro ruolo dovrebbero teoricamente essere autonomi rispetto alla politica, ma le cose non stanno proprio così. I loro dirigenti sono spesso esponenti dei partiti che li scelgono: i partiti nominano cioè nelle autorità garanti persone di loro fiducia, talvolta scegliendole tra esperti dei vari settori, talvolta direttamente dai loro organigrammi.
Gli attuali componenti sono stati scelti nel 2020, durante il secondo governo di Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, sostenuto da una maggioranza di cui facevano parte anche Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato proprio questo ai giornalisti che le chiedevano un commento sulla richiesta delle opposizioni di azzerare l’attuale collegio del Garante in seguito alle inchieste di Report, che tra le altre cose contestano il rapporto tra Agostino Ghiglia, uno dei quattro componenti, e Fratelli d’Italia. Meloni ha aggiunto che non è competenza del governo azzerare il collegio. Il coordinatore del suo partito, Giovanni Donzelli, ha comunque detto che Fratelli d’Italia non è contrario a farli dimettere: «Favorevoli, con grande slancio e giubilo, allo scioglimento di qualsiasi ente o autorità nominata dalla sinistra».
La polemica tra Report e il Garante era iniziata con una multa di 150mila euro data alla Rai a fine ottobre a causa di Report, che aveva diffuso una registrazione audio di una conversazione privata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e sua moglie; Report aveva risposto documentando una visita di Agostino Ghiglia alla sede di Fratelli d’Italia a Roma, in via della Scrofa, accusandolo quindi di essersi fatto condizionare dal partito di maggioranza al governo nel decidere la multa.
Nella puntata successiva Report ha pubblicato un’altra conversazione privata, questa volta di Ghiglia stesso, in cui dice ai suoi collaboratori «Vado da Arianna». Il riferimento è alla sorella di Giorgia Meloni e dirigente di Fratelli d’Italia. Prima della diffusione della puntata che conteneva questa conversazione, il Garante aveva inviato una PEC a Report diffidando il programma dal mandarla in onda. Il Garante sostiene, come nel caso dell’audio di Sangiuliano, che la trasmissione abbia ottenuto il contenuto della conversazione attraverso un’acquisizione illecita di dati personali, cosa che Report nega di aver fatto.
Nella puntata del 9 novembre, infine, Report ha analizzato le spese del collegio e sollevato dubbi su conflitti d’interesse del Garante, in particolare per quanto riguarda una sanzione a Meta, l’azienda proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, che secondo Report sarebbe stata ridotta di diversi milioni di euro dopo un incontro tra Ghiglia e il responsabile delle relazioni istituzionali di Meta in Italia Angelo Mazzetti. Il Garante aveva già definito questa ricostruzione «destituita di ogni fondamento».


