Il femminicidio di Giulia Cecchettin
Le nuove puntate di “Indagini” raccontano un caso che negli ultimi due anni ha cambiato la percezione comune della violenza sulle donne

Giulia Cecchettin, 22 anni, fu assassinata da Filippo Turetta l’11 novembre 2023. Avevano avuto una relazione che la ragazza, alcuni mesi prima dell’omicidio, aveva deciso di chiudere. Da allora Turetta aveva esasperato comportamenti, già evidenziati prima, di controllo ossessivo, possessività e dipendenza, con costanti ricatti psicologici, minacce di suicidio, violenze verbali e in almeno un caso anche fisiche. L’omicidio, così ha stabilito la Corte d’assise di Venezia, fu premeditato e pianificato.
Le due nuove puntate di Indagini, disponibili sul Post, sulle piattaforme di podcast e in video sul canale Youtube, raccontano la storia del femminicidio di Giulia Cecchettin, simile ad altri casi che l’hanno preceduto e altri che sono avvenuti in seguito, con comportamenti e segnali simili tra loro.
Filippo Turetta, che ha confessato, è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, mentre sono stati esclusi l’aggravante della crudeltà e il reato di atti persecutori. È stato condannato anche per sequestro di persona, porto d’armi e occultamento di cadavere.
Ci sono state polemiche, dopo la sentenza, soprattutto per l’esclusione dell’aggravante della crudeltà. Ripercorrere le tappe del processo aiuta a capire perché i giudici sono arrivati a quella decisione, così come analizzare i comportamenti di Filippo Turetta prima dell’11 novembre 2023 identifica, se ancora ce ne fosse bisogno, lo schema di un fenomeno.
Filippo Turetta ha rinunciato al processo d’appello e quindi alla richiesta di eliminazione dell’aggravante della premeditazione, mentre il pubblico ministero ha chiesto che venga riconosciuta l’aggravante della crudeltà.



