• Sport
  • Venerdì 10 ottobre 2025

L’atletica leggera fuori dagli stadi

Una gara di salto in lungo è più interessante se la fanno a Times Square?

Jazmin Sawyers a Times Square, New York, il 9 ottobre 2025 (Bryan Bedder/Athlos/Getty Images)
Jazmin Sawyers a Times Square, New York, il 9 ottobre 2025 (Bryan Bedder/Athlos/Getty Images)
Caricamento player

La sera del 9 ottobre alcune tra le migliori saltatrici in lungo del mondo si sono confrontate in una serie di salti a Times Square, la celebre e luminosissima piazza nel mezzo di Manhattan, a New York. C’erano una pedana su cui correre, la sabbia su cui saltare e una certa curiosità di passanti e turisti verso quell’evento inconsueto.

I salti in lungo a Times Square, tra i negozi di Disney e di Sephora, erano parte di Athlos, un evento che sta cercando rendere l’atletica leggera più interessante e spettacolare. Sono stati un esempio di atletica leggera che esce dagli stadi. Ce ne sono stati altri in questi anni, seppur mai in un posto come Times Square, e potrebbe succedere sempre più spesso in futuro, forse già dalle prossime Olimpiadi.

L’atletica fuori dagli stadi non è una novità. Anzitutto perché due suoi eventi – la maratona e la marcia – sono da sempre fuori dagli stadi. Ma anche perché è già da qualche anno che talvolta le gare di alcune discipline vengono organizzate per le strade o nelle piazze. In inglese si parla in questo caso di street meet, con riferimento (oltre che alle strade) ai meeting di atletica (i suoi eventi principali).

Per ovvie ragioni legate alle distanze da percorrere correndo o da far percorrere a qualcosa che si lancia, certe discipline si adattano meglio di altre. Il lancio del giavellotto proprio no; le discipline di salto invece sì. Già negli anni Novanta in Germania iniziarono a essere organizzate gare cittadine di salto con l’asta, e più di recente ne sono state organizzate anche nella Diamond League, la più importante competizione annuale di atletica.

Nelle finali di quest’anno di Zurigo, in Svizzera, alcune gare sono state all’aperto, fuori dallo stadio: sul lungolago o nella piazza dell’Opera.

Katie Moon a Zurigo nell’agosto del 2025 (Tim Clayton/Getty Images)

Nella Grand Place, la più grande e nota piazza di Bruxelles, in Belgio, c’è stata una gara di getto del peso (che se colpisce qualcuno in testa è tanto pericoloso quanto un giavellotto: la differenza è che il peso arriva a circa 20 metri, non a quasi 100).

Lijiao Gong nel 2018 a Bruxelles, Belgio (Jorge Luis Alvarez Pupo/Getty Images)

Di solito quando l’atletica va fuori dagli stadi lo fa per una o due discipline, in genere per gare serali che anticipano le gare nello stadio del giorno seguente. Ma qualcosa di simile potrebbe succedere anche alle Olimpiadi del 2028 di Los Angeles. «Ci stiamo pensando» ha detto Sebastian Coe, ex atleta e presidente di World Athletics, la federazione mondiale di atletica leggera, «e so che a Los Angeles ci tengono molto». Non si sa ancora cosa vorrebbero fare e dove vorrebbero farlo, ma Casey Wasserman, presidente del comitato organizzatore delle olimpiadi di Los Angeles, ha confermato che l’opzione è al momento tutt’altro che esclusa.

Oltre che altri eventi di atletica, in questo caso il modello di riferimento sono le Olimpiadi di Parigi, che nel 2024 hanno portato qualche sport in alcuni dei luoghi più noti e fotogenici della città: per esempio il beach volley sotto la Tour Eiffel (o, con meno successo, il nuoto nella Senna).

«L’idea mi piace perché porta il nostro sport dove c’è la gente» ha detto Coe, che prendendo atto della difficoltà dell’atletica di generare interesse – specie fuori dalle Olimpiadi e, in misura minore, dai Mondiali – ha aggiunto: «c’è bisogno di essere coraggiosi».

Tara Davis-Woodhall a Times Square, New York, il 9 ottobre 2025 (Emilee Chinn/Athlos/Getty Images)

I vantaggi di mettere in piazza l’atletica sono evidenti: servono a rendere più unico quell’evento e, in certi casi, a dare maggiore risalto a discipline che altrimenti rischierebbero di essere marginali se svolte in uno stadio.

Ci sono però anche alcuni svantaggi, o perlomeno dei motivi di dubbio, in parte senz’altro legati a un certo tradizionalismo, a un principio del “si è sempre fatto così”. Specie se seguita dal vivo, da uno stadio, l’atletica leggera deve parte del suo fascino all’essere il susseguirsi – talvolta quasi caotico – di batterie e finali, salti e gare, prove di velocità e prove di mezzofondo. Deve parte del suo successo al mettere tutte insieme, a volte letteralmente una accanto all’altra, gare molto diverse, con atleti e atlete impegnati con fisici diversissimi.

Portare l’atletica fuori dagli stadi significa spacchettarla, isolarne certe discipline: se da un lato questo le mette più in mostra, dall’altro le isola dal resto, con il rischio di penalizzare un totale che, in un evento di atletica , non è solo somma tra varie parti (le singole discipline). Un atleta sarebbe felice di vincere una gara olimpica in una piazza fotogenica anziché in uno stadio con decine di migliaia di persone? Uno spettatore sarebbe felice di pagare un biglietto per vedere la finale dei 100 metri in uno stadio, sapendo però che Armand Duplantis potrebbe fare un record del mondo di salto con l’asta in una qualche piazza fuori da quello stadio?

C’è poi anche un argomento più tecnico. Gli stadi hanno superfici, attrezzature e materiali omologati; e contesti in cui è più semplice controllare certe condizioni. Montare pedane in una piazza comporta invece qualche rischio in più, così come potrebbe diventare più influente la presenza del vento.

Sembra comunque che atleti e addetti ai lavori – consapevoli delle difficoltà dell’atletica nel farsi notare – siano in generale favorevoli a sperimentare qualcosa di nuovo, quantomeno in certi eventi.

Nel caso di Athlos, per esempio, la gara di salto in lungo è stata un modo efficace per far parlare (come sta succedendo qui) di un evento che altrimenti si sarebbe fatto meno notare. Era peraltro solo una gara di qualificazione: i salti della finale saranno questa sera, sempre a New York, nell’Icahn Stadium, insieme ad altre gare, tutte di corsa e tutte femminili.

Faith Kipyegon con la corona – di Tiffany – che è il premio di Athlos, nel 2024 a New York (Patrick Smith/Athlos/Getty Images for Athlos)

Athlos deriva dalla parola greca che è radice di “atletica” ed è un evento finanziato da Serena Williams e da suo marito Alexis Kerry Ohanian, co-fondatore di Reddit; la prima edizione fu, nel 2024, una specie di prova generale. Tra gli sponsor ci sono Tiffany e Toyota, che di solito non si vedono a un evento di atletica leggera. Tra le atlete in gara ci sono alcune tra le migliori al mondo, come Faith Kipyegon, Keely Hodgkinson, Sha’Carri Richardson e Tara Davis-Woodhall.

Quest’anno Athlos offrirà un montepremi complessivo di circa 700mila dollari (e 250mila per ogni eventuale record mondiale). Gli organizzatori ci hanno tenuto a far sapere che i premi saranno pagati pochi minuti dopo la fine delle gare. È un riferimento a un altro evento, nato nel 2024, che voleva cambiare l’atletica leggera (Grand Slam Track, organizzato dall’ex velocista Michael Johnson) che è andato malissimo ed ha avuto grandi problemi nel trovare i soldi e nel pagare i premi dei suoi eventi.